I “sola”

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di Vincenzo Vinciguerra

L’articolo 640 del codice penale stabilisce le sanzioni per i colpevoli di truffa.
ln carcere sono, appunto, sbrigativamente definiti i «640» e, alla romana, i «sola» o gli «scarpari».
I propagandisti dell’estrema destra italiana, al riparo dalle sanzioni penali previste dall’articolo 640 c.p. perché la truffa politica, ideologica e storica non è prevista come reato, invece che «scarpari» si definiscono storici aggiungendo a quello di truffa anche il reato di millantato credito.
Considerazioni, queste, doverose da parte di chi è, purtroppo, obbligato a leggersi anche i loro libri perché le truffe vanno scoperte e denunciate.
Nel libro di uno dei più accreditati «sola» dell’estrema destra romana, difatti, mi sono imbattuto nella reiterazione di una delle menzogne più diffuse dalla propaganda missina, quella relativa al simbolo del partito, la fiamma tricolore.

Lo «scarparo» in questione scrive che fu un mutilato di guerra a suggerire all’allora segretario del Movimento sociale italiano, Giorgio Almirante, di scegliere la «fiamma dei combattenti» come simbolo del partito.
Almirante, che in vita sua non aveva mai combattuto, tornato in ufficio, disegna una fiamma e la impone come simbolo del partito: una fiamma tricolore con i colori della bandiera italiana issata su un trapezio nel quale sono incise le iniziali del Msi.
Non pago, il «sola» in questione s’inventa che, il 5 ottobre 1972, quando a Parigi Jean Marie Le Pen fondò il «Front national» chiese al Movimento sociale italiano il permesso di utilizzare come simbolo per il suo nuovo gruppo politico la fiamma tricolore recante, beninteso, i colori della bandiera francese.
Una truffa!
In realtà, Jean Marie Le Pen non chiede nulla a Giorgio Almirante perché per il suo «Front national» riprende il simbolo del Movimento sociale francese, la fiamma tricolore con i colori della bandiera francese issata su un trapezio nel quale sono iscritte le iniziali M.S.F.
Il Movimento sociale francese era stato fondato nel 1944, dopo la ritirata tedesca, con l’obiettivo di riunire tutti gli ex combattenti per contribuire a risanare la ferita aperta nelle Forze armate dalla divisione fra coloro che avevano seguito Charles De Gaulle e la sua «France libre» e quanti avevano aderito alla Repubblica di Vichy di Philippe Petain.
Il Movimento sociale francese, inoltre, si ricollegava al movimento delle «Croci di fuoco» che, negli anni Trenta, raggruppava ex combattenti e giovani nazionalisti.
Il Movimento sociale francese nella sua struttura organizzativa aveva un Raggruppamento giovanile e i «Volontari nazionali».
È il Movimento sociale italiano, costituito a Roma nel dicembre del 1946, che riprende, su suggerimento o imposizione di qualcuno dei suoi burattinai dell’epoca (Confindustria, Vaticano, Democrazia cristiana, servizi segreti americani) il nome, il simbolo e le finalità del Movimento Sociale francese, da cui mutua anche parzialmente la struttura organizzativa (Raggruppamento giovanile e Volontari nazionali).
Quello della nascita del Movimento sociale italiano è l’inizio di una torbida storia che nessuno fino a oggi ha avuto il coraggio di scrivere scegliendo di lasciare libertà a propagandisti di poco conto che ignorano cosa sia l’onestà intellettuale che impone di scrivere la storia per quella che si ricava dai fatti non dalle menzogne che, viceversa, hanno lo scopo di mistificarla.
Lo «scarparo» in questione e i suoi colleghi ritengono che una menzogna reiterata all’infinito si trasformi in verità nei secoli a venire, ma così non è.
Anche se il governo italiano, se ben ricordo quello guidato dall’ex comunista debitamente rinnegato Massimo D’Alema, ha chiesto a quello americano di non rivelare i documenti desecretati dalla Cia sui fatti italiani del 1948, gli elementi per scrivere la vera storia del verminaio umano e politico dell’estrema destra italiana ci sono: basta avere il coraggio e l’onestà di rivelarli.
Il momento non è dei più favorevoli visto che l’estrema destra conta oggi sul nuovo «ducio», l’ex anti-italiano Matteo Salvini, spalleggiato dalla «ducia» di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, e ritiene, pertanto, di poter bloccare ogni tentativo di revisione della propria storia e di perpetuare menzogne e truffe.
Ma, a ben vedere, non c’è mai stato, nel corso di oltre 70 anni, un momento propizio per raccontare la storia di un’infamia, quella di un gruppo nutrito di sciacalli che ha fatto fortuna sfruttando la memoria dei morti fascisti salvo ritrovarsi sulle barricate dell’antifascismo quando gli è stato offerto il classico piatto di lenticchie.
Le lenticchie possono sempre andargli di traverso se confiniamo i «640», i «sola» e gli «scarpari» in servizio permanente effettivo o di complemento nel luogo in cui devono stare.
E chiudiamo il tombino.

Opera, 9 aprile 2019

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