I fascisti della domenica

Come fa da 74 anni l’antifascismo finge di avere un nemico che non ha: il neofascismo.

Caduto il fascismo, eliminati fisicamente i suoi esponenti di primo piano, nel 1946 hanno creato – gli antifascisti democristiani – un partito che, fra l’altro, aveva il compito di bloccare lo spostamento a sinistra di migliaia di ex aderenti alla Repubblica di Salò, al quale hanno dato un nome e un simbolo francesi: il Movimento sociale italiano e la fiamma tricolore, mutuati dal Movimento sociale francese e dal suo simbolo.

Cosa abbia avuto di fascista il Movimento sociale italiano nessuno è mai riuscito a comprenderlo.

Al di là delle manifestazioni esteriori e dei pellegrinaggi a Predappio a partire dal 1957, quando il democristiano Adone Zoli restituì la salma di Benito Mussolini alla famiglia, i missini hanno fatto i confidenti, gli spioni, i bombaroli, i lustrascarpe del Vaticano, dell’ambasciata americana, della stessa Democrazia cristiana cioè hanno fatto gli antifascisti di fatto.

Nel 1994, chiamati al governo dal pregiudicato e finanziatore della mafia Silvio Berlusconi, hanno rinnegato tutto il possibile e, da allora, si sono palesati come convinti antifascisti lasciando ai gruppuscoli dell’estrema destra il compito di rappresentare il residuo del neo-fascismo di regime.

Difatti, i pulciosi botoli dell’estrema destra si sono specializzati in commemorazioni nel corso delle quali fanno il saluto romano per poi porsi a disposizione della Lega nord, il partito che dell’anti-italianità ha fatto la sua bandiera e la sua ragion d’essere per oltre 20 anni.

Da quanto Matteo Salvini è stato convertito al nazionalismo da Marine Le Pen, gli estremisti di destra hanno individuato in questo seminatore di odio fra gli italiani l’uomo forte al quale rivolgersi, il nuovo «ducio» dal quale dipendere.

Ora che Matteo Salvini ricopre l’inedita carica di ministro dell’Esterno (all’Interno non c’è mai), è normale che abbiano moltiplicato le manifestazioni esteriori di presunto fascismo.

Hanno costoro per ideali la Lazio, la Roma, l’Inter, il Napoli, il Milan e così via, vantandosi di essere i «camerati da stadio» che però esibiscono uno striscione per rendere onore (loro, che l’onore non sanno cosa sia) a Benito Mussolini che da loro non può difendersi.

Hanno nelle loro fila ladroni, spacciatori di droga, truffatori, rapinatori che potrebbero rendere omaggio a Massimo Carminati il quale, non a caso, si è dichiarato un «vecchio fascista» degli anni Settanta senza che dai gruppuscoli dell’estrema destra si sia levato un solo belato di protesta.

Ora ai «camerati da stadio» e a quelli a delinquere si sono aggiunti quelli «da porcile» con i due militanti di Casa Pound di Viterbo che, in ogni caso, vanno annoverati fra i maiali per quello che hanno fatto a una donna riprendendo il tutto con i telefonini e mettendo i filmati su Internet.

È vero che l’estrema destra ha fra i suoi esponenti più rappresentativi del passato Angelo Izzo, esaltato dai Concutelli, dai Tuti, dai Murelli, dal «pantagana» Zani come uno «spirito libero» mentre «Mago Zurlì» Freda si compiaceva di far sapere che era ancora indeciso se considerarlo un «camerata», perché sul «Mostro del Circeo» era necessaria una riflessione approfondita per comprendere se violentare e ammazzare ragazze fosse conforme all’etica evoliana.

Questo ambiente umano e pseudo-politico che Umberto Bossi definiva la «porcilaia fascista» con la quale non si sarebbe mai alleato, oggi è a disposizione di Matteo Salvini che ha individuato come nuovo capo, come nuovo «ducio» e che, tanto per cambiare, è a disposizione dell’americano Steve Bannon.

Come sempre, dal 1946 in avanti il loro motto è «prima gli americani», e, difatti, detratti i saluti romani, gli slogan, i «presente!», i vestiti da becchini, nulla in questo mondo dell’estrema destra indica che ci sia qualcosa che riporti al fascismo come politica, ideologia ed etica.

Il ministro dell’Esterno ha come punti di riferimento all’estero Trump, Netanyahu, Bolsonaro, Guaido, Orban, il peggio che esista in campo internazionale, mosso dall’ambizione personale e uso a utilizzare come unico strumento l’odio, prima fra gli italiani e ora contro gli stranieri.

L’antifascismo è rimasto vittima dei propri luoghi comuni, quelli che individuano il fascismo in tutto ciò che ritiene negativo ma, in questo modo, la sua propaganda perde efficacia e scade nel ridicolo.

A chi possono fare paura i cittadini che si recano a Predappio in pellegrinaggio? Sono i «fascisti della domenica», quelli che dal racconto dei loro genitori e dei loro nonni hanno di Benito Mussolini un’immagine certamente più aderente al vero di quella spacciata dagli antifascisti.

Se ormai la figura del Duce appartiene alla storia, fingere di credere che abbia ancora oggi degli eredi è grossolano.

Oggi, come dal 1946 in avanti, non esiste un «neofascismo» ma solo una estrema destra reazionaria, conservatrice, ladrona, filo-americana, filo-israeliana, filo-bancaria capace di ogni ignominia e di tutti i tradimenti, nemica dell’Italia.

Una estrema destra che per me, rimasto convinto di dover proseguire la «guerra del sangue contro l’oro», la definizione bossiana di «porcilaia», senza aggettivi, è totalmente condivisibile.

Opera, 5 maggio 2019

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