Il mistero dei misteri

image

di Vincenzo Vinciguerra

La figura di Giovanni Senzani era rimasta sempre nell’ombra almeno fino a oggi, quando il giornalista e storico Marcello Altamura ha pubblicato il suo ultimo libro intitolato Il professore dei misteri, edito da Ponte alle Grazie, Milano.
Marcello Altamura ha compiuto una ricostruzione storica – non giornalistica – dalla quale emerge con chiarezza la responsabilità dello Stato nell’operato del cosiddetto «terrorismo rosso», in particolare quello brigatista.
Chi sia Giovanni Senzani, Marcello Altamura ce lo racconta in maniera dettagliata, con una impressionante quantità di dati e di notizie analizzate con intelligenza raffinata per dare al lettore la possibilità di comprendere quello che in apparenza appare ancora oggi incomprensibile.

Per chi scrive è provato sul piano storico che l’estrema destra italiana e il «terrorismo nero» siano stati la forza d’urto nelle piazze e il braccio armato dello Stato democratico e antifascista nella sua guerra al comunismo, mentre invece ancora in tanti credono che la sinistra armata sia stata pressoché esente da infiltrazioni e strumentalizzazioni da parte dei servizi di sicurezza italiani e stranieri, che sia stata cioè una opposizione spontanea allo Stato borghese, il che è vero per la base, per la massa dei militanti, non però per i dirigenti su buona parte dei quali si addensano le ombre del doppio gioco.
Nel suo libro, Marcello Altamura ci dice – e lo prova – che le forze di polizia e i servizi di sicurezza italiani conoscevano l’impegno di Giovanni Senzani all’interno della sinistra armata almeno dalla metà degli anni Settanta, certamente a partire dal 1977, ma che nulla hanno fatto per neutralizzarlo, peggio ancora che tutto hanno fatto per proteggerlo.
Perché?
I servizi di controspionaggio italiani, civile e militare, avevano le informazioni e gli strumenti per fermarlo, viceversa Giovanni Senzani aveva libero accesso al ministero di Grazia e giustizia tanto da essere sospettato, a giusto titolo, di essere la «talpa» che ha fornito le informazioni sul conto di magistrati uccisi, feriti e sequestrati; che poteva viaggiare all’estero, intrattenere rapporti internazionali e divenire, infine, il capo del «partito guerriglia» delle Brigate rosse, protagonista del sequestro di Ciro Cirillo e dell’omicidio di Roberto Peci, fra gli altri.
Omettere significa permettere, metodo che i servizi segreti italiani hanno sempre adottato per la destabilizzazione dell’ordine pubblico al fine di favorire la stabilizzazione dell’ordine politico.
Nel caso di Giovanni Senzani, però, dalle pagine del libro di Marcello Altamura traspare che non c’è stata, nei suoi confronti, solo omissione, bensì la protezione che viene garantita agli «infiltrati», a persone che «lavorano» nel campo avversario non solo per raccogliere informazioni ma per progettare ed eseguire operazioni che lo Stato potrà sfruttare nel suo interesse.
È un fatto certo che la magistratura non abbia cercato la verità sul sequestro e l’omicidio di Aldo Moro, che i «corazzieri» togati di Roma abbiano agito per «provare» che dietro quei fatti c’erano solo le Brigate rosse, in particolare che il capo era uno solo: Mario Moretti.
«Dietro le Br c’erano solo le Br», è la verità di Mario Moretti che coincide perfettamente con quella giudiziaria, ma l’impegno di Paolo Cucchiarelli, Stefania Limiti, Simona Zecchi e Marcello Altamura dimostra il contrario.
Dietro le Br c’erano altre forze e il «capo» non era Mario Moretti ma qualche altro che per spessore culturale e preparazione politica poteva ben misurarsi con Aldo Moro.
Se mai c’è stato un capo, che di sicuro non era Mario Moretti, ci sono stati più «cervelli» capaci di elaborare strategie e coordinare le attività delle varie «colonne» brigatiste e, fra questi ultimi, Marcello Altamura colloca Giovanni Senzani.
È stato Giovanni Senzani uno dei carcerieri di Aldo Moro? È stato lui a elaborare le domande per il presidente della Democrazia cristiana? Lui magari a porle personalmente al prigioniero? Lui, infine, a dirigere da Firenze l’intera operazione?
Tutte domande alle quali quanto ha posto in rilievo con analitico rigore Marcello Altamura esigono ora delle risposte perché il «caso Moro» è il segreto dei segreti di questa Repubblica.
Marcello Altamura, fine, rileva che Giovanni Senzani è tornato libero «senza pentimento», come tutti coloro che hanno preso parte al sequestro e all’omicidio di Aldo Moro.
La prova del patto fra Stato e Br coinvolti nel «caso Moro» è data dal trattamento ottimo, se non quando privilegiato, all’interno degli istituti di pena e dalla concessione di tutti i benefici di legge nei tempi minimi previsti per i condannati all’ergastolo fino alla rimessione in libertà con la condizionale.
Bisogna conoscere cosa sono l’amministrazione penitenziaria e i Tribunali di sorveglianza per come costoro siano stati trattati come detenuti di serie «A», quelli per i quali i criteri applicati a tutti gli altri non contano.
Mario Moretti ha ottenuto il permesso premio dopo solo dodici anni di carcere, mentre un cittadino comune con la sua stessa condanna ma per un solo omicidio, tranne casi eccezionali riservati a delatori, deve attendere oltre venti anni per averne uno.
Mario Moretti ha ottenuto la semi-libertà dopo sedici anni di reclusione, mentre gli altri attendono almeno 25-26 anni per averla e, come il presunto capo delle Br, anche Giovanni Senzani ha avuto l’identico trattamento privilegiato.
La libertà condizionale un cittadino comune la ottiene solo dopo aver superato i trenta anni di carcere effettivo, aver dimostrati il «sicuro ravvedimento», aver chiesto perdono ai familiari delle vittime, aver adempiuto a tutti gli obblighi di legge (risarcimento, spese processuali, ecc.).
Giovanni Senzani e tutti i brigatisti coinvolti nel sequestro e nell’omicidio di Aldo Moro avevano le carte in regola per ottenere la scarcerazione condizionale? Ne dubitiamo.
Una certezza c’è: non potevano tornare in libertà nei tempi minimi previsti dalla legge vigente, se non ci fossero stati ordini dall’alto impartiti a carcerieri e giudici di sorveglianza sempre pronti a obbedire senza discutere.
La «libertà» che i brigatisti rossi pretendevano subito in cambio del loro silenzio nel 1987 non potevano averla per ovvie ragioni, l’hanno ottenuta comunque nel modo più rapido consentito dalle leggi alla faccia dei cittadini comuni condannati alla stessa pena per fatti meno gravi ed eclatanti di quelli di cui sono stati protagonisti loro, dei familiari delle vittime, dei loro compagni e delle loro compagne che ancora stanno in carcere e sui quali si esercita tutta la forza dei carcerieri e dei Tribunali di sorveglianza debolissimi, come sempre, con i forti e fortissimi con i deboli.
Un libro come quello scritto dallo storico Marcello Altamura colloca un tassello fondamentale nella ricostruzione della verità sulla storia della guerra civile italiana e va letto e fatto leggere ai tanti che non sanno o che ancora s’illudono di vivere in uno Stato che ha sconfitto i «terroristi», dimenticandosi di dire che il terrorismo l’avevano creato i suoi apparati segreti e clandestini.
Le colpe dello Stato e del regime non vengono ancora accettate dalla maggioranza degli italiani e costituiscono il mistero dei «misteri» quello che, però, l’impegno di storici come Marcello Altamura contribuiscono a sgretolare.

Opera, 11 maggio 2019

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...