La vittoria della mafia

image

di Vincenzo Vinciguerra

Il regime democratico italiano ha una caratteristica che lo distingue da ogni altro esistente al mondo: riesce a volgere ogni sconfitta in una vittoria.
Così è stato per la sconfitta militare subita nella guerra del 10 giugno 1940 – 02 maggio 1945, divenuta una vittoria e l’occupazione militare anglo-americana trasformata in «liberazione» da chi e da cosa non riescono ancora a spiegarlo in modo razionale preferendo affidarsi agli slogan.
Così è stato per il «terrorismo» creato dallo Stato e dai suoi alleati-padroni sul quale si vanta una vittoria che, in realtà, non c’è stata che sul piano propagandistico. Prova ne sia che ancora non vogliono dire la verità su quella guerra civile.
Così è per le mafie.

È falso affermare che la morte di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e Paolo Borsellino ha segnato la riscossa dello Stato contro le mafie, perché la loro eliminazione fisica ha permesso invece, insieme alle stragi del 1993, l’avvento di un potere mafioso che ha avuto nei suoi esponenti di punta Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri che hanno governato l’Italia con la complicità dell’estrema destra e del movimento antinazionale denominato Lega nord.
Nel 2019, come ministro dell’Esterno (all’Interno non lo vedono mai) c’è un alleato di Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri e il suo partito per disgrazia degli italiani rischia di diventare maggioritario.
Il concetto di legalità che ispira Matteo Salvini e i suoi sodali è ben evidenziato dal fatto che hanno portato al governo, come sottosegretario (ma pretendevano che fosse nominato ministro) un condannato per bancarotta fraudolenta e frode fiscale che, inquisito in una inchiesta per corruzione, volevano che restasse al suo posto in nome di un garantismo a oltranza che scaturisce dal «sentire mafioso» di quanti pretendono che si attenda una sentenza definitiva che se sarà, fra dieci o quindici anni, di condanna sarà immediatamente contestata e invalidata sul piano politico e mediatico.
Mafia, politica e massoneria contro le quali si lotta a livello di «picciotti» solo contro la prima mentre le altre due – e la terza in particolare – rimangono sullo sfondo pressoché intoccabili.
Come trasformare le vittorie delle mafie negli anni 1992-1994 in una sconfitta, vera e definitiva?
Con l’arma della verità, la sola che i mafiosi in servizio permanente effettivo o di complemento temono, iniziando a verificare le voci sulla volontà di certi leghisti in quegli anni di iniziare una insurrezione armata in Valtellina e zone limitrofe.
Voci, certo, ma sarebbe bene fare degli accertamenti in merito se non altro per escludere a carico dei Bossi e compari il sospetto che l’operazione politica che portò alle stragi del 1992-1993, non si configurasse come una manovra a tenaglia con una branca a sud e l’altra a nord.
Voci, certo, che è difficile però credere che scaturiscano dal nulla.
Inoltre, sarebbe giunto il momento, almeno sul piano storico e giudiziario, di accettare la verità dell’estrema destra italiana non forza di opposizione al sistema ma di supporto del sistema.
Prendere atto di questa realtà avrebbe come logica conseguenza una corretta lettura dei fatti e una interpretazione aderente alla verità di comportamenti che, allo stato, non trovano una esauriente spiegazione.
Prendiamo, per esempio, il caso della persona che fornì il telecomando ai mafiosi della strage di Capaci. Continuare a considerarlo un elemento che faceva parte – o vi aveva fatto – di un «movimento eversivo» di destra, come afferma il giudice Nino Di Matteo, è fuorviante perché il gruppo in questione è quello di Ordine nuovo.
Non credo che, alla luce di quanto si è scoperto nel corso degli anni sul conto di Pino Rauti e dei suoi colleghi, si possa ancora considerare Ordine nuovo, specie per quanto riguarda la sua struttura occulta, un movimento eversivo.
Ordine nuovo è stato una delle componenti di una struttura clandestina dello Stato che ha operato sul piano informativo e su quello «terroristico» in totale accordo con gli apparati segreti e i corpi separati dello Stato.
Ci sono indizi pesanti che, in maniera univoca e concordante, fanno ritenere che Ordine nuovo sia stato inserito, a partire dal 1956, nella struttura denominata «Gladio».
E se così fosse – e ad avviso di chi scrive così è – la figura dell’artificiere di Capaci apparirebbe conforme a quel mondo oscuro che tanti lutti ha provocato in questo Paese, sempre per ragioni politiche, sempre funzionali al suo asservimento agli Stati uniti d’America.
Vedere nell’artificiere un «eversore» altera la percezione dei fatti, mentre considerarlo, proprio perché di Ordine nuovo, un uomo dello Stato non ufficiale ma occulto consentirebbe di iniziare a delineare i contorni di quelle «entità esterna» che ha agito a Capaci e nelle stragi successive.
Ci auguriamo che il giudice Di Matteo e i suoi colleghi vorranno iniziare a imboccare la strada giusta, quella che, evitando le trappole della disinformazione, porta alla verità.

Opera, 24 maggio 2019

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...