Un grigio avvenire

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di Vincenzo Vinciguerra

Nel corso dei decenni la classe politica italiana ha militarizzato il Paese cancellando i prefetti di carriera per sostituirli con generali dei Carabinieri e questori, aumentando i reparti anti-sommossa di cui ora fanno parte anche quelli della Guardia di Finanza, concedendo alla magistratura poteri sempre più ampi se non assoluti, utilizzando le Forze armate per il contrasto della malavita e del terrorismo, cioè con il pretesto del mantenimento dell’ordine pubblico, ampliando i campi d’intervento dei servizi segreti che oggi si occupano anche del contrasto alla criminalità organizzata, trasformando l’Arma dei Carabinieri nella quarta Arma dell’Esercito di cui ora fanno parte le Guardie forestali, in modo che il suo controllo del territorio nazionale sia ormai totale.
Cosa manca per sancire la fine della democrazia parlamentare e proclamare l’inizio di una democrazia autoritaria?
Poco, se è vero che tra qualche anno lo Stato potrà controllare tutto e tutti tramite i sistemi informatici che priveranno i cittadini di ogni autonomia e di tutte le libertà.

Siamo arrivati a questo punto perché la classe politica è riuscita a creare e, poi, a perpetuare un perenne clima di emergenza: anticomunista la prima, poi quella mafiosa, quindi quella terrorista islamica con annessa quella migratoria.
Hanno fatto dell’Italia il Paese dell’eterna emergenza, quella che pretende di garantire la sicurezza dei cittadini privandoli, un poco alla volta, della libertà e dei loro diritti, sollecitando il loro plauso e il loro consenso.
Ma una classe politica criminale non poteva, per mantenersi al potere, trascurare il compito di far smarrire agli italiani il senso morale e di alterare il loro senso di giustizia in modo che si è progressivamente esteso a tutti i livelli e in ogni ambito sociale quel «sentire malavitoso», se non proprio mafioso, che ha sostituito i concetti di onestà e di probità.
Mentre il contrasto della corruzione materiale è praticamente nullo, quello al dilagare della corruzione morale è inesistente quando, viceversa, la prima si combatte efficacemente solo ponendo un argine alla seconda.
Non è un discorso moralistico, è una esigenza realistica perché quando 500 mila italiani votano per mandare un pregiudicato per corruzione, frode fiscale e altro ancora come Silvio Berlusconi al Parlamento europeo, il problema morale esiste, eccome!
Quando nessuno fa caso al fatto che il partito dell’attuale ministro dell’Esterno (all’Interno non lo vedono mai), Matteo Salvini, ha rubato agli italiani 49 milioni di euro e che una compiacente magistratura gli ha imposto di restituirli nell’arco di 79 anni, vuol dire che gli italiani non sono più un popolo di furbi ma di fessi che ogni scalzacane dalla voce sonora può prendere in giro a suo piacimento.
Se manca, ormai, il senso morale scarseggia anche l’intelligenza come dimostra il fatto che si ha come difensore della legalità un personaggio che impone come sottosegretario un condannato per bancarotta fraudolenta e frode fiscale, e come viceministro un imputati per peculato poi regolarmente condannato, per non parlare della contiguità con un imprenditore socio in affari con un finanziatore della latitanza del mafioso Matteo Messina Denaro.
C’è una linea di continuità nella classe politica dove il ricambio generazionale, dei simboli e delle sigle nulla muta così che Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri sono subentrati a Giulio Andreotti e Salvo Lima e, oggi, Matteo Salvini, complici i Cinquestelle, prosegue l’opera di disgregazione morale dei suoi predecessori.
Perché, quindi, aumentano i consensi?
Perché riescono a presentarsi come gli alfieri del «blocco d’ordine» che è stato da sempre lo slogan preferito della destra in tutte le sue sfumature.
Parola magica, questa del «blocco d’ordine», che evoca strade sicure, treni in orario, vita tranquilla così mentre i reati calano dal 2014 in avanti la propaganda accresce il senso di insicurezza degli italiani che vedono i Matteo Salvini l’«uomo della provvidenza», quello che imporrà l’ordine e li proteggerà dagli stranieri.
Ci credono perché un altro slogan, quello di «prima gli italiani», li trae in inganno non sapendo che l’ha inventato l’americano Steve Bannon che detta la strategia della Lega (nord) avendo, ovviamente, a cuore gli interessi dell’America e degli americani.
È una costante la presenza degli americani dietro i fautori del «blocco d’ordine», difatti se a dettare la strategia dell’estrema destra italiana dal 1945 fu James Jesus Angleton, funzionario della Cia, oggi è Steve Bannon.
In quegli anni il «blocco d’ordine» destabilizzava l’ordine pubblico con attentati, massacri, omicidi e così via, oggi, per fortuna e per adesso, non arriva a tanto limitandosi a inventare i problemi che spaventano gli italiani assicurando che ci penseranno loro a risolverli.
Come li potranno risolvere è dato dalla soluzione che hanno trovato per porre fine alle violenze della maestrine degli asili nido, troppo spesso segnalate per le botte che danno a bambini da zero a tre anni, e a quelle degli infermieri, maschi e femmine, su vecchi e disabili negli ospizi.
Una selezione più accurata per l’assunzione all’impiego di maestrine d’asilo e infermieri? Licenziamenti immediati e, in casi estremi, condanne esemplari?
Figurarsi!
Matteo Salvini e i suoi sodali non sono giustizialisti, basta chiederlo a Paolo Arata.
La soluzione è installare telecamere di videosorveglianza negli asili nido e negli ospizi, così chi si affaccia alla vita e chi sta per lasciarla si dovrà rassegnare a farlo sotto l’occhio del «grande fratello» che ci seguirà dall’inizio alla fine, dalla nascita alla morte.
Questo è il grigio avvenire che l’aggiornata edizione del «blocco d’ordine» ci vuole assicurare.
Un futuro senza libertà è l’obiettivo di un potere sovranazionale che vuole controllare e guidare masse sempre più confuse e disorientate, greggi umani nei quali per imporre disciplina non servono i cani, bastano le telecamere.
Non ci si può rassegnare o arrendersi.

Opera, 18 giugno 2019

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