Un tripudio di menzogne

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di Vincenzo Vinciguerra

L’Italia è, notoriamente, un Paese di pizzaioli, cuochi, mafiosi, truffatori e bugiardi.
Un giudizio ingiurioso e ingiusto nei confronti del Bel Paese? No, perché rispecchia quello che è oggi, dopo oltre settant’anni di democrazia.
Oggi parliamo di bugiardi e di bugie.
Abbiamo come ministro della Pubblica amministrazione la leghista Giulia Bongiorno, che ha fatto una brillante carriera professionale e politica iniziata il giorno in cui la Corte di Cassazione passò in giudicato la sentenza della Corte di appello di Palermo a carico di Giulio Andreotti.
La Bongiorno, uno degli avvocati dell’esponente democristiano, uscì dal palazzo della Corte di Cassazione gridando: «Abbiamo vinto, abbiamo vinto, è stato assolto».
Non era vero.

La spregiudicata Giulia Bongiorno e i suoi colleghi il processo l’avevano perso perché la Corte di Cassazione aveva confermato la sentenza della Corte di appello che riconosceva Giulio Andreotti colpevole dei reati a lui ascritti di collusione con la mafia fino al 1980, dichiarati prescritti, e lo assolveva per insufficienza di prove per gli anni successivi.
La menzogna paga e, oggi, Giulia Bongiorno è ministro della Pubblica amministrazione.
Ogni Paese ha i ministri che merita.
Vittorio Sgarbi è, per fortuna, solo deputato ed è onnipresente nei dibattiti televisivi.
Condannato per truffa nei confronti del Ministero dei Beni culturali da cui percepiva un lauto stipendio senza mai lavorare, Sgarbi venne nominato da Silvio Berlusconi sottosegretario al medesimo ministero.
Ma la sua carriera non dipende dalla truffa quanto da un coacervo di insulti, volgarità, diffamazioni e calunnie di cui si è reso protagonista per conto dello stesso Silvio Berlusconi.
Sgarbi ha costruito la sua carriera politica e televisiva sulla menzogna e la volgarità offrendo un esempio di quello che si deve essere per diventare «qualcuno» in Italia.
Un uomo per bene preferisce restare «nessuno».
In tempi più vicini, leggiamo che tra i temi della maturità ne hanno inserito uno su Gino Bartali, il campione ciclista che avrebbe salvato nel corso della Seconda guerra mondiale centinaia di ebrei dalla deportazione in Germania.
Una menzogna plateale, questa, perché Bartali ha certamente aiutato qualcuno (ma lo hanno fatto anche tanti altri italiani) ma mai centinaia di ebrei.
La bugia è stata costruita a tavolino per giustificare la partenza del Giro ciclistico d’Italia dallo Stato d’Israele ed è stata smentita da autorevoli ambienti ebraici. 
Oggi viene riproposta ingannando migliaia di ragazzi italiani obbligati, con il pretesto di Bartali, a fare un tema sulla persecuzione degli ebrei da parte dei nazisti.
Il governo attuale è comico e fatto da comici ma questa trovata non fa ridere.
Sempre per restare nel campo della falsificazione della storia, un tema è stato dedicato anche a Jesse Owens, l’atleta afroamericano che nella Olimpiadi del 1936 a Berlino vinse quattro medaglie d’oro, incrinando il mito della superiorità della razza ariana.
Ai ragazzi italiani, però, non viene detto che Adolf Hitler strinse la mano all’atleta, mentre il presidente americano Franklin Delano Roosevelt rifiutò di riceverlo alla Casa Bianca per paura di perdere i voti degli Stati del Sud. 
Magari fare un tema sul razzismo di Roosevelt sarebbe stato più aderente alla verità storica.
Da qualche tempo i politici italiani hanno lanciato la campagna contro la diffusione sui social di false notizie che, però, dovrebbero indignare solo quando li riguardano perché per il resto – e gli esempi che portiamo lo provano – queste possono circolare liberamente, anzi vengono, addirittura, imposte dall’alto, dal ministero dell’Istruzione che non si fa scrupolo alcuno a ingannare i giovanissimi studenti italiani vendendo loro autentiche patacche per fini palesi e disonorevoli.
La menzogna come arma, l’inganno come regola sono le armi della democrazia contro le quali pare non esserci difesa alcuna.
Pare… perché per combatterle è sufficiente non arrendersi e non rassegnarsi.
Non è difficile: basta avere coraggio.

Opera, 25 giugno 2019

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