Polizia ausiliaria

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di Vincenzo Vinciguerra

Si continua, ancora oggi, con monotona insistenza ad affermare l’esistenza in Italia a partire, addirittura, dall’immediato dopoguerra di forze fasciste organizzate e armate, predisposte per prendersi la rivincita sul regime antifascista imposto dagli Alleati.
Per anni e anni, gli storici o presunti tali hanno elencato una miriade di organizzazioni costituite dal 1945 in avanti per ridare forza al fascismo.
Fra quelle maggiormente citate ci sono i Fasci di Azione Rivoluzionaria diretti da Pino Romualdi e l’Armata italiana della libertà guidata, in un primo tempo, dal colonnello Ugo Corrado Musco, fratello del colonnello Ettore Musco ai vertici, all’epoca, dell’Ufficio informazioni dell’Esercito, e poi dal maresciallo d’Italia Giovanni Messe.
Hanno descritto un’Italia fascista, armata e combattiva, pronta ad assumere il potere con il pretesto di opporsi al socialcomunismo, ma nessuno ha mai spiegato perché tutto questo apparato armato, tutto questo fervore fascista di siano liquefatti come neve al sole nell’estate del 1947.

La ragione va ricercata in un evento che segna la fine di ogni velleità fascista – se mai c’è stata – di rivincita e l’inizio ufficiale del regime democristiano.
Nel mese di maggio 1947 Alcide De Gasperi estromette definitivamente i partiti comunisti e socialisti dal governo e li relega all’opposizione, esaudendo le richieste degli Stati Uniti.
A quel punto, tutte le organizzazioni, clandestine solo per l’opinione pubblica perché, in realtà, erano tutte collegate agli apparati segreti italiani e americani, alle Forze armate e ai corpi di polizia, che già erano confluite nel Fronte anticomunista diretto da Giovanni Messe, perdono la loro ragion d’essere.
A fronteggiare una eventuale insurrezione socialcomunista ora non saranno chiamate loro ma le Forze armate e di polizia dello Stato ormai nelle mani di una Democrazia cristiana fermamente decisa a consolidare il proprio potere instaurando un regime di democrazia autoritaria.
L’alibi propagandistico della rivincita fascista per gruppi guidati da traditori del fascismo, doppiogiochisti e badogliani viene a mancare, ma non per questa ragione cessa l’impegno di tanti che non smobilitano scegliendo di servire lo Stato democratico e antifascista con il pretesto di non dover abbassare la guardia dinanzi alla minaccia socialcomunista.
Lo racconta una nota informativa del 1° luglio 1947.
La segnalazione riguarda una riunione svoltasi a casa del generale Emilio Canevari, presenti i vertici del Fronte anticomunista, che approvano all’unanimità una deliberazione:

«In conseguenza dell’estromissione dei socialcomunisti dal Governo dopo le inequivoche dichiarazioni fatte da De Gasperi all’Assemblea della sezione di Roma della Dc, il Fronte anticomunista non ha più pregiudiziali contro il governo presieduto dallo stesso De Gasperi. E poiché dà notizie assolutamente certe il colpo di Stato [comunista, NdR] è ritenuto imminente… il Fronte anticomunista pone da questo momento le proprie forze attive, decise, operanti, a completa disposizione del Governo De Gasperi in funzione di massa ausiliaria anticomunista di polizia».

Ed è stato così che, in assenza di un colpo di Stato comunista che non ci poteva essere e mai ci sarebbe stato, un esercito di delatori, informatori e confidenti si è posto a disposizione degli apparati di sicurezza e delle forze di polizia del regime.
Dal mestiere di spia a quello di attentatore il passo è stato breve perché quando, dalla metà degli anni Sessanta, si è presentata la necessità di destabilizzare l’ordine pubblico per stabilizzare l’ordine politico la polizia ausiliaria anticomunista non ha avuto esitazioni.
In tanti, fra i cosiddetti neofascisti, si sono arruolati nell’organizzazione segreta del ministero degli Interni creata da Paolo Emilio Taviani. Il numero non lo sappiamo, i nomi nemmeno perché la magistratura italiana ha scelto di non indagare, così ci dobbiamo accontentare di quello di Mario Tuti, fatto dallo stesso Taviani che lo ha definito una «cellula impazzita» dell’organizzazione.
Le adesioni non sono state individuali perché organizzazioni come Ordine nuovo e Avanguardia nazionale non sono state altro che strutture occulte dello Stato in perfetta sintonia con i vertici del Msi così che la distinzione fra di esse non deve essere quella di «destra parlamentare» e di «destra eversiva» ma deve discendere dall’obbedienza ai vari corpi di polizia dello Stato, ovvero la destra del ministero degli Interni, quella del Sid, quella dell’Arma dei carabinieri e così via.
Non hanno potuto concedergli la pensione per il servizio prestato allo Stato democratico e antifascista, ma va riconosciuto che i padroni non hanno mai smesso di proteggerli su ogni piano e di assicurargli buona stampa.
Così che, oggi, ormai vecchi e arteriosclerotici, i Delle Chiaie, i Freda («mago Zurlì») e altri ancora continuano a blaterare della loro fede fascista e antidemocratica senza che nessuno gli rida almeno in faccia.
Insomma, servono ancora perché la verità è temuta e osteggiata, così che i vecchi rottami della destra estrema sono ancora utili finché campano.
Poi su di loro, come su tanti altri che li hanno preceduti nel passaggio all’altro mondo, calerà l’oblio.
La verità però continuerà a vivere nella memoria e nella storia di questa Italia che da essa potrà trarre la forza del riscatto.

Opera, 30 giugno 2019

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