Allucinazioni

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di Vincenzo Vinciguerra

Leggo un articolo di Francesca Musacchio pubblicato su Ofas.report l’08.06.2019.
La giornalista riporta, senza commentarle, le dichiarazioni di Adriano Monti sulla strage di Bologna del 02 agosto 1980, che rilanciano la cosiddetta «pista palestinese».
Monti racconta che una sua fonte, tale Abu Omar, fortunatamente morto, gli raccontò che

«loro (chi?) sapevano che a bordo di un treno c’erano questi due palestinesi, appartenenti ad uno dei gruppi (quale?) più facinorosi, con esplosivo che avevano fornito i cecoslovacchi. Esplosivo speciale che doveva essere attivato elettronicamente a distanza e per il quale, probabilmente, mi disse, questi non avevano una sufficiente esperienza. Che cosa sia successo nessuno di loro se l’è mai saputo spiegare. Il fatto è che questi sono stati disintegrati con l’esplosione perché stavano su un treno e dovevano trasportare l’esplosivo a Trieste e consegnarlo a un loro corrispondente il quale doveva fare un attentato alla base di Aviano. Era l’epoca in cui si sospettava e si attendeva nell’Italia del nord un’invasione da parte degli jugoslavi e quindi, secondo lui, doveva essere la fase iniziale, perché poi le Brigate rosse e altri gruppi ex partigiani, che erano pronti a questa insurrezione avrebbero dato man forte agli slavi. Sappiamo che questa notizia dei due palestinesi sul treno è arrivata a Cossiga. Poi che fine abbia fatto non lo sappiamo. Naturalmente io trasmisi questa notizia così importante al mio referente che in quel periodo per quello che riguarda il Medio Oriente, era Otto Skorzeny».

Ho riletto l’articolo più volte sperando che fosse un articolo satirico, uno scherzo di Carnevale in ritardo, ma ho constatato che tutto era riportato con serietà come si usa con le notizie credibili e attendibili.

Eppure, basta leggere queste dichiaraziorni per considerarle per quelle sono: le farneticazioni di un vecchio mitomane in cerca di pubblicità.
Il povero Monti cita solo morti: Abu Omar, Francesco Cossiga, Otto Skorzeny, un generale dei servizi segreti italiani di cui non fa il nome.
Rappresenta uno scenario fantapolitico con gli jugoslavi che, nell’estate del 1980, volevano invadere l’Italia del nord appoggiati dalle Brigate rosse e da gruppi di ex partigiani, indica Otto Skorzeny come il proprio referente al quale avrebbe trasmesso la notizia dimenticando che il colonnello tedesco era morto nel luglio del 1975, cinque anni prima della strage di Bologna.
Un caso penoso, un povero vecchio che necessiterebbe di cure psichiatriche e che, invece, viene elevato al rango di testimone prezioso perché rilancia la tesi della «pista palestinese» che scagionerebbe i componenti della «famiglia Addams», «Jerry» Fioravanti e «Morticia» Mambro.
Prova ne sia che, il giorno successivo, 09 luglio 2019, l’Agenzia Stampa Italia riporta le dichiarazioni di tale Federico Mollicone, deputato dei Fratelli d’Italia, che si meraviglia perché la procura della Repubblica di Bologna non ha ancora ascoltato come persona informata sui fatti Adriano Monti.
È lo stesso Federico Mollicone che si è fatto promotore della proposta di istituire una commissione parlamentare di inchiesta sulla strage di Bologna per accertare la verità che, secondo lui e i suoi colleghi di partito, ancora non c’è.
Fratelli d’Italia ha ancora nel suo simbolo la fiamma tricolore che fu del Movimento sociale italiano, il partito dei servizi segreti e dei favoreggiatori degli stragisti di Stato.
Non c’è imputato o condannato per strage che non abbia avuto il sostegno legale, politico e mediatico del Movimento sociale italiano e dei suoi esponenti.
La verità non è mai emersa su quanto è accaduto in Italia perché la magistratura, con la complicità di tutte le forze politiche, nessuna esclusa, e della stampa non ha mai indagato sugli esponenti del Msi e, quando è stata costretta a farlo, li ha puntualmente prosciolti o assolti.
Nell’immaginario collettivo, il Msi rappresentava la destra parlamentare, quella «buona», quella che chiedeva la «doppia pena di morte» per i «terroristi neri», quella che non aveva niente a fare con i «nazisti» di Ordine nuovo e di Avanguardia nazionale.
Leggende, mendaci e fasulle, perché non è mai esistita una distinzione effettiva fra la destra parlamentare e quella extraparlamentare: hanno marciato divisi per colpire uniti.
E il Msi ha rappresentato l’«ombrello» parlamentare per quanti, ufficialmente dissidenti ed estranei, ne hanno avuta poi la necessità.
C’è una linea di continuità fra l’attività del Msi a favore dei propri stragisti, Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, e quella di Alleanza nazionale e, oggi, di Fratelli d’Italia.
Loro, come tutti gli altri che li hanno preceduti.
Il Mollicone e i suoi colleghi, fra i quali spicca Ignazio La Russa, non sono i portatori di istanze di verità e di giustizia, sono i difensori di una storia che temono possa un giorno emergere o, meglio, che possa essere inserita in maniera coerente in un mosaico in cui ci sono già tanti tasselli ai quali basterebbe aggiungerne altri per provare l’attività antinazionale di una forza politica che, pur passata dalla presunta eredità del fascismo all’antifascismo, teme che il passato possa emergere e spazzarla via.
È quanto ci auguriamo che avvenga.

Opera, 02 agosto 2019

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