Omicidio di Stato

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di Vincenzo Vinciguerra

Fra le democrazie che ammazzano, quella italiana è certamente al primo posto, e lunga sarebbe la lista degli uccisi ma, oggi, ci occupiamo dell’omicidio di Alois Amplatz e del tentato omicidio di George Klotz avvenuti nella notte fra il 6 e il 7 settembre 1964 a Novale di S. Martino, in Val Passiria (Bolzano).
Sia chiaro, è legittimo che uno Stato attaccato si difenda con tutti i mezzi a propria disposizione e, nel caso in questione, Amplatz e Klotz erano due irredentisti alto-atesini che la guerra all’Italia la facevano sul serio.
Era del 4 settembre 1964 l’uccisione del carabiniere Vittorio Tiralongo a Selva dei Mulini (Bolzano) da parte degli irredentisti alto-atesini, ed era quindi comprensibile la ricerca della vendetta da parte degli italiani.
Lasciamo ai propagandisti di regime la favola dello Stato di diritto che combatte con le armi della legalità mentre, invece, ha fatto ricorso spesso e volentieri all’omicidio di oppositori o testimoni scomodi, e anche nella vicenda di Amplatz e Klotz , forse più che in altre, si ha la certezza che i due sono rimasti vittime di un omicidio premeditato e ordinato dall’alto, cioè dai vertici del ministero dell’Interno.

Non è, difatti, credibile che la decisione di ucciderli sia stata presa nella riunione fatta a Bolzano il 5 settembre 1964, presenti il questore Ferruccio Allitto Bonanno comandante del Gruppo carabinieri Ferrari con altri subalterni e il maresciallo del Sifar Cosimo Provenzano. Perché ucciderli?
Potevano essere arrestati, interrogati con i sistemi ben noti, giudicati e condannati, i due avrebbero potuto parlare, riferire delle protezioni godute in Austria, mettere in difficoltà il governo austriaco, dare forza alle richieste italiane nel vertice fra i ministri degli Esteri, svoltosi poi fra il 7 e l’8 settembre 1964, italiano, Giuseppe Saragat e quello austriaco, Bruno Kreisky.
Alois Amplatz e George Klotz erano tenuti costantemente sotto controllo dai servizi segreti italiani tramite Christian Kerbler che stava al loro fianco, era la loro ombra, giorno e notte in Austria e al loro rientro in Italia.
Il loro arresto, le loro confessioni, avrebbero potuto assestare un duro colpo all’irredentismo alto-atesino di cui erano fra i capi riconosciuti.
Il loro omicidio a sangue freddo avrebbe, viceversa, fomentato l’odio e il desiderio di vendetta degli alto-atesini come, difatti, è avvenuto.
Si dice, a ragione, che proprio in Alto Adige si sono sperimentate le tecniche che poi saranno adottate nel corso della «strategia della tensione», che sono stati usati metodi e uomini che ritroveremo nella storia dalla guerra civile italiana degli anni Settanta.
Ed è proprio in Alto Adige che entra in azione, a fianco dei servizi segreti italiani, l’estrema destra complice e subalterna nelle operazioni inconfessabili, quelle che vengono genericamente definite «sporche».
L’estrema destra, sul problema alto-atesino, è ufficialmente divisa: da un lato, c’è il Msi che si batte per l’italianità della regione, dall’altro, c’è Ordine nuovo che si allinea alle decisioni assunte a Losanna che condannano le lotte fra «camerati» su questioni locali come l’Alto Adige bollandole come «tradimento dei nostri fini superiori».
Non è una coincidenza che sarà proprio un nome del Msi, Tazio Poltronieri, a compiere attentati in Austria per rappresaglia su incarico – racconterà Delle Chiaie – di Arturo Michelini che, poi, non vorrà intervenire per fornirgli un alibi quando sarà incriminato dalla magistratura, così che saranno Almirante e Cremisini a farlo.
E Ordine nuovo?
Per comprendere cosa sia stato Ordine nuovo e da quando è diventato un’appendice dei servizi segreti italiani sarebbe sufficiente individuare la data in cui il «nazista» Pino Rauti è stato assunto del giornale democristiano Il Tempo di Roma da sempre al servizio dei servizi.
Se il Movimento sociale italiano è stato il partito dei servizi segreti, Ordine nuovo è stato una struttura degli stessi apparati, così che le sue metodologie sono state necessariamente difformi da quelle del partito ma il fine è stato sempre lo stesso.
Abbiamo visto che Ordine nuovo si schiera, ufficialmente, a fianco dei «camerati» austriaci e tedeschi dichiarando la propria neutralità sul problema alto-atesino, posizione che gli consente di mantenere inalterati i rapporti con i «camerati» medesimi.
Un’attività proficua sul piano informativo e operativo perché – racconta con orgoglio Delle Chiaie – sono stati «camerati» italiani a indurre Alois Amplatz e George Klotz a rientrare in Italia.
Una millanteria del «caccola»?
Sembra di no, perché Delle Chiaie in Alto Adige c’era ed era in contatto con i «camerati» austriaci, quindi le sue affermazioni hanno il sapore della credibilità.
La magistratura italiana è riuscita a condannare il solo Christian Kerbler a 22 anni di reclusione, il 21 giugno 1971, circoscrivendo il caso alla sua esclusiva responsabilità personale in modo da coprire anche questo omicidio di Stato.
Mai, peraltro, è emersa la partecipazione di Ordine nuovo alle operazioni «sporche» in Alto Adige perché, ancora oggi, si stenta ad accettare che questa non è mai stata un’organizzazione «eversiva» ma una struttura dello Stato.
Sciatteria, pigrizia mentale, superficialità, scetticismo d’accatto, ignoranza storica, dichiarata complicità, difesa di interessi sporchi, sono queste le armi che lo Stato utilizza per uccidere la verità.
Ma è un tentativo destinato a naufragare, perché questo è un omicidio che lo Stato non potrà portare a termine.
La verità è ferita, negletta ma viva.
Sarà bene che lo Stato e i suoi servi si rassegnino.

Opera, 02 agosto 2010

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