Un Muro Incompleto

Leggo su “La Repubblica”, un articolo di Benedetta Tobagi, intitolato “Dalla parte della memoria”, nel quale ricorda che sulla Rete esiste un muro della memoria che ricorda le oltre 400 vittime del terrorismo e delle stragi.
Non condivido, almeno per la gran parte, quanto scrive Benedetta Tobagi che, pure, ritengo essere intellettualmente onesta, seria, pulita, ma che non riesce a prendere atto della realtà che pure, dolorosamente, la riguarda.
Benedetta Tobagi è una vittima, prima ancora che di Marco Barbone e dei suoi compagni, dello Stato, che aveva gli elementi informativi per sventare l’omicidio di suo padre, che non ha condotto fino in fondo le indagini per individuare i mandanti, che ha permesso a Barbone di uscire definitivamente dal carcere, dopo soli 2 anni e mezzo, per intrupparsi in Comunione e Liberazione dove, pare, che abbia perfino fatto carriera.
Si dirà che lo Stato non c’entra, che le responsabilita sono individuali, che il padre è morto per un insieme di omissioni colpose e di fatalità, ma così non è, se si considera che le responsabilita dello Stato nella guerra politica italiana si collocano ai suoi vertici.
Questa verità Benedetta Tobagi – e non solo lei – la conosce tanto da scrivere che «dietro lo stragismo di destra vi era il disegno politico di «destabilizzare per stabilizzare» la società in senso conservatore».
Il “terrorismo nero non si è mai posto, di conseguenza, l’obiettivo di distruggere la democrazia, di modificare radicalmente il sistema politico italiano, ma solo di renderlo più forte, più autoritario, capace di mettere fuori legge il Pci, all’epoca ancora considerato la “quinta colonna” sovietica in Italia.
E di questo «disegno conservatore» gli ideatori italiani e stranieri erano tutti democratici e antifascisti, erano loro i burattinai del “terrorismo nero”.
Sarebbero stati loro a guidare la democrazia autoritaria che sarebbe sorta grazie alle stragi, plauditi dal popolo italiano, ben disposto a barattare un minimo di libertà con una totale sicurezza.
I dirigenti politici hanno imposto il 9 maggio di ogni anno come “Giornata della memoria” per ricordare uno dei loro, Aldo Moro, ucciso solo ufficialmente dai “terroristi” rossi il 9 maggio 1978.
Ma nessuno crede più oggi alla esclusiva responsabilità di Mario Moretti e compagni, peraltro, tutti gratificati da benefici dí legge, e da anni in libertà, benefici che sono stati il modo migliore, per lo Stato, per farli tacere.
Nelle biografie di Aldo Moro mancano molti fatti, ad esempio che era l’estimatore e il protettore del generale Vito Miceli, direttore del Sid dal 1970 al 1974, uno dei responsabili sul piano esecutivo della strategia della tensione.
Ed è sempre Aldo Moro l’inventore del “pericolo fascista” in Italia, a partire del 1972, che gli serviva cinicamente per invitare il Pci a ricostituire l’unita del Comitato di liberazione nazionale.
Solo che a creare il “pericolo fascista” in Italia, facendolo balenare sul piano mediatico, c’era fra gli altri proprio il generale Vito Miceli non solo i D’Amato e i Maletti.
Certo, non potevano fare del 12 dicembre la “Giornata della memoria”, perché la strage di piazza Fontana del 12 dicembre 1969 è stata strage di Stato, ma, negli anni a venire si scoprirà che anche quello di Aldo Moro fu un omicidio di Stato.
Sbagliata, quindi, la data delle “Giornata della memoria”, così come incompleto quel muro nel quale si preferisce, per calcolo politico, inserire solo i nomi e i volti degli uccisi dal “terrorismo”, sia rosso che di Stato, negli anni Settanta.
Non è così che si costruisce un muro della memoria nel quale possano riconoscersi tutti gli italiani.
Vuole Benedetta Tobagi convenire che un “muro della memoria” deve ricordare tutti gli italiani caduti in una guerra politica e sociale, che non inizia il 12 dicembre 1969 ma assai prima, il 25 aprile 1945, quando cioè i vincitori e i loro sudditi italiani convennero che bisogna fermare l’avanzata del comunismo ateo in Italia e in Francia.
Iniziamo, quindi, ad inserire i nomi di quanti sono stati uccisi a partire da quella data, nelle “radiose giornate” della primavera del 1945, così care ai “liberatori”. Fra migliaia di cittadini inermi ed innocenti, Benedetta Tobagi potrà, scorgervi anche il bellissimo volto di Luisa Ferida, fucilata per ordine personale di Alessandro Pertini il 1° maggio 1945.
Poi, si dovranno inserire i nomi di quanti sono stati uccisi dalle forze di polizia nel corso di manifestazioni sindacali e per mano di quei mafiosi la cui collaborazione venne ritenuta da Alcide De Gasperi preziosa per fermare l’avanzata del Pci.
Credo che, in questo Paese, sia necessario, a 75 anni dalla sconfitta militare, costruire un muro che non divida ma che unisca, un muro che sia a ricordo di tutti gli Italiani, senza distinzioni di parte, caduti nel corso di una lunga, lunghissima guerra alla quale non si ha il coraggio di porre la parola fine.
In caso contrario, temo che bisognerà in futuro aggiungere altri mattoni a quel muro della memoria opportunisticamente costruito per occultare la verità sulla responsabilità e i crimini di questo regime.
Se la morte di tanti Italiani, senza distinzione di parte, deve servire a consolidare questo regime, lasciateli riposare in pace: ve ne saranno grati.

Opera, 10 maggio 2020

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