I Benemeriti: Mario Tedeschi ed i suoi “fratelli”

Non per le persone per bene, oneste ed intelligenti, non per quelle serie e dignitose, ma per la moltitudine di schiamazzanti cretini e disonesti che parla, scrive e prospera in questo Paese, Mario Tedeschi, Giulio Andreotti, Giuseppe Santovito e Licio Gelli dovrebbero essere considerati benemeriti dall’Italia democratica ed antifascista, intemerati eroi che un giorno hanno deciso di far riaprire le indagini sull’attentato di Peteano di Sagrado del 31 maggio 1972, che costò la vita a tre carabinieri.

Un merito che certo non può cancellare i loro demeriti ma che gli andrebbe finalmente, dopo tanti anni, riconosciuto, dalla moltitudine di cui sopra, beninteso.

Giulio Andreotti, riconosciuto con sentenza passata in giudicato “amico degli amici”, capo della loggia P2, secondo Clara Calvi, moglie del presidente del Banco Ambrosiano, Roberto Calvi; Licio Gelli, Maestro Venerabile della loggia P2, regiudicato; Giuseppe Santovito, direttore del Sismi, affiliato alla loggia P2, Mario Tedeschi, affiliato alla loggia P2, senatore del Msi-Dn e, poi, leader di Democrazia Nazionale, nel 1978 hanno un problema politico.

I quattro hanno l’imperiosa necessità di garantire un successo elettorale a Democrazia Nazionale, partito politico nato da una scissione all’interno del Msi-Dn un anno prima, per iniziativa di Mario Tedeschi.

Per quella che possiamo configurare come “banda dei quattro”, l’obiettivo è quello di sottrarre voti al Msi-Dn guidato da Giorgio Almirante, non avendo altro bacino elettorale dal quale attingere.

Non hanno idee né programmi, non hanno altro intendimento che affiancare in Parlamento la Democrazia cristiana ma per togliere consensi elettorali a Giorgio Almirante e, di conseguenza, al suo partito, ritengono di avere un segreto che quando rivelato, a loro avviso, provocherà un crollo elettorale del Msi-Dn.

Il segreto, in realtà, lo conoscono tutti coloro che nel 1972 rivestivano le più alte cariche dello Stato: Giulio Andreotti, Mariano Rumor, Angelo Vicari, Enrico Mino, Arnaldo Ferrara, Vito Miceli, Umberto Federico D’Amato.

All’interno del Msi-Dn lo conoscevano Giorgio Almirante, informato da Pino Rauti il 7 ottobre 1972, Mario Tedeschi e tanti altri, ma tutti hanno scelto di tacere per ragioni di opportunità politica.

Giorgio Almirante, da parte sua, era consapevole del pericolo rappresentato dalla possibile identificazione di Carlo Cicuttini come uno dei responsabili dell’attentato per un partito sul quale confluivano la quasi totalità, dei voti degli appartenenti ai Corpi di polizia.

Il timore di perdere centinaia di migliaia di voti, induce Almirante a far pervenire a Carlo Cicuttini la cifre di 35 mila dollari perché possa operarsi alle corde vocali.

Il denaro a Cicuttini non giungerà mai, perché finirà nelle tasche del suo avvocato difensore, esponente missino goriziano, ma la decisione del segretario nazionale del Msi-Dn è conosciuta e condivisa da molti dirigenti nazionali del partito, alcuni dei quali, alcuni dopo, la utilizzeranno come arma di ricatto nei confronti di Giorgio Almirante, primo fra tutti Mario Tedeschi.

Consumata la scissione all’interno del Msi-Dn, l’occasione di usare la verità che conoscono sulla responsabilità di Carlo Cicuttini nell’attentato di Peteano si presenta a metà del 1978, quando si profila la possibilità che in Italia debbano svolgersi elezioni politiche anticipate.

Saranno queste le prime competizioni elettorali alle quali parteciperà Democrazia Nazionale, che dovrà, necessariamente, ottenere un successo elettorale che le consenta di restare in Parlamento, risultato che potrà raggiungere solo togliendo voti al Msi-Dn di Giorgio Almirante.

Giulio Andreotti e la loggia P2 sono gli sponsor occulti della scissione di Democrazia nazionale ed hanno il potere di organizzare e portare a termine l’operazione che, nei loro intendimenti, dovra screditare il Msi-Dn, con conseguente crollo elettorale.

Giulio Andreotti che ha sempre negato – è giusto dirlo – di essere stato il padrino di Democrazia nazionale, diviene presidente del Consiglio il 16 marzo 1978.

Nel mese di giugno dello stesso anno, qualche settimana dopo il mio arrivo a Buenos Aires, vengo posto sotto controllo da una squadra speciale dei servizi segreti della Marina militare, che agiva esclusivamente agli ordini personali dell’ammiraglio Emilio Massera, componente della Giunta militare e affiliato alla loggia P2.

Rilevato che da quelle parti, un’operazione segretissima, affidata ad una squadra altrettanto segretissima, non è mai finalizzata all’arresto ma solo all’omicidio, rimane il fatto che a ordinarla è un affiliato alla loggia P2 che, solo dall’interno e dal vertice della loggia, può aver ricevuto la richiesta di agire.

La loggia P2 non agisce, ovviamente, solo in Argentina ma anche, ed essenzialmente, in Italia, cosicché il 15 novembre 1978, il direttore del Sismi, generale Giuseppe Santovito, invia al Tribunale di Venezia una nota nella quale segnala che Carlo Cicuttini è uno dei responsabili dell’attentato di Peteano del 31 maggio 1972.

Dall’ottobre del 1977, i servizi segreti sono per legge agli ordini della presidenza del Consiglio che, in quel momento, è presieduta da Giulio Andreotti. È vero che Giusppe Santovito è affiliato alla loggia P2, ma è da escludere che il direttore del servizio segreto militare, generale di Corpo d’armata, possa aver iniziato un’operazione delicatissima e gravida di conseguenze politiche su richiesta di Licio Gelli.

Santovito agisce perché è coperto dai vertici politici, i soli in grado di imporre la loro volontà al Comando generale dell’Arma dei Carabinieri, che, per avere i propri ufficiali sotto processo a Venezia, con l’accusa di aver depistato le indagini, ha tutto l’interesse di evitare, che si riapra l’inchiesta che finirà fatalmente per confermare la responsabilita penale degli imputati.

E che così sia, lo prova il modus operandi adottato dal generale Giuseppe Santovito.

Il servizio segreto militare non è un organo di polizia giudiziaria, cosicché, quando ritiene di dover trasmettere alla magistratura informazioni suscettibili di provocare un’inchiesta penale, le passa ai Carabinieri che, a loro volta, procedono a fare i rapporti alle autorità giudiziarie competenti.

In questo caso, viceversa, con una procedura mai seguita prima né dopo, il servizio segreto militare trasmette in prima persona le informazioni alla magistratura veneziana e, caso eccezionale, anche i nomi dei confidenti che saranno, quindi, chiamati a deporre come testimoni, tutti aderenti a Democrazia Nazionale.

L’obiettivo dell’operazione condotta da Giulio Andreotti, Licio Gelli, Mario Tedeschi e da Giuseppe Santovito si palesa quando, il 3 gennaio 1979, quest’ultimo invia ai magistrati veneziani una nota con la quale accusa Giorgio Almirante di aver finanziato Carlo Cicuttini.

La “bomba” politico-giudiziaria è innescata, ma non esplode perché la magistratura, come sempre quando si tratta di uomini politici di rilievo, in questo caso del segretario nazionale del Msi-Dn, si muove con estrema cautela, per cui la notizia di un avviso di garanzia a Giorgio Almirante viene resa pubblica solo nel mese di giugno del 1979, ad elezioni politiche anticipate concluse, che vedono la disastrosa sconfitta del partito guidato da Mario Tedeschi e la sua cancellazione dallo scenario politico italiano.

Ma non è finita, perché ora si tratta di controllare e condizionare l’inchiesta e , Giulio Andreotti e Licio Gelli hanno l’uomo giusto per farlo: Giuseppe Impallomeni, vicequestore, affiliato alla loggia P2. Allontanato da Firenze per sospetto di tangenti, elevato al 12° posto dall’oltre trecentesimo nel quale era piazzato nella graduatoria dei vicequestori, Impallomeni è mandato a Palermo per dirigere la Squadra mobile al posto di Boris Giuliano, ucciso dalla mafia.

Impallomeni farà, quindi, le indagini sull’omicidio di Piersanti Mattarella, che si concludono con un nulla di fatto.

Forte di cotanto insuccesso, Impallomeni viene prosciolto dalla Commissione disciplinare del ministro degli Interni per la sua provata affiliazione alla loggia P2, ed inviato a dirigere la Digos di Venezia.

In questa veste, dirige di fatto le indagini sull’attentato di Peteano, affiancando Felice Casson che non ha alcuna esperienza in campo investigativo e che nel piduista ripone la più totale e completa fiducia.

Il 12 aprile 1991, nel corso delle millesima intervista concessa, a La Repubblica, il Felice Casson dichiara di aver scoperto la verità sull’attentato di Peteano «con parecchi anni di lavoro, l’aiuto di pochi ma preziosi ed intelligenti collaboratori della polizia di Stato…». Un bel successo per un poliziotto amico di Licio Gelli, al quale dava del “tu” e chiamava “caro Licio”.

In realtà, come gli atti processuali provano, Casson e Impallomeni non hanno scoperto niente, così com’era previsto da una loggia P2 che era stata disciolta solo in teoria, visto che la grande maggioranza dei suoi affiliati è rimasta sconosciuta ed operante.

Le leggende, specie se laide, non scompaiono facilmente, ragion per cui, mesi fa, un ex-magistrato ancora in cerca della notorietà che gli è mancata nel corso della sua grigia carriera, ha scritto che sarei stato condannato «in base alle prove acquisite».

A questo ennesimo bugiardo e diffamatore rispondiamo citando le parole del sostituto procuratore generale di Venezia, Remo Smitti, che, proprio in risposta alle volgari millanterie di Felice Casson, nell’aula della Corte di Assise di Appello, il 23 aprile 1991, dichiarava:

«Il merito di aver scoperto la strage di Peteano… non va agli organi di polizia né alla magistratura, che hanno compiuto entrambi grandi errori, bensì ad un fatto imprevedibile come la confessione di Vincenzo Vinciguerra».

Insomma, sull’esito del processo di Peteano, la loggia P2, con Giuseppe Impallomeni, e Felice Casson non hanno alcun merito.

L’operazione che abbiamo descritta in queste poche pagine è taciuta da oltre quarant’anni per l’evidente imbarazzo di quanti si affannano ancora oggi a presentare la loggia P2 come una forza eversiva, caratteristica attribuitale, magari su consiglio del piduista Giuseppe Impallomeni, proprio da Felice Casson, che, nell’ordinanza del 4 agosto 1986, senza portare un solo indizio a favore della sua strampalata tesi, accusava la P2 di aver ispirato l’attentato e di aver organizzato i depistaggi. Viceversa, era stata la P2 a far riaprire l’inchiesta e ad indirizzare l’indagine sui fascisti, non per ansia di giustizia e di verità, ma per squallidi motivi di potere.

Ed è degno di nota, in risposta a tante infamie, che mentre ancora oggi i servizi segreti continuano a depistare le indagini su fascisti quanto mai presunti, l’unico intervento avverso ad un fascista, questa volta vero, è quello fatto contro di me.

Chissà, perché?

Domanda retorica, perché gli apparati dello Stato, piduisti e non, proteggono chi ha lavorato per lo Stato, per loro e per altri, ma sempre a favore del regime e del sistema.

Io ho sempre agito contro: ieri e oggi.

Nella Repubblica fondata sulla menzogna, nello Stato delle verità negate e delle libertà calpestate, non sono bastati quarant’anni per far emergere fatti che sono addirittura di pubblico dominio ma di cui nessuno osa parlare.

Troppi hanno interesse a tacere e a mentire, come Giuseppe Parlato, che ha scritto un libro su Democrazia Nazionale e Mario Tedeschi, per dire che sono stati gli antesignani di Alleanza Nazionale, e che con loro Giulio Andreotti non ha avuto a che fare.

Lo ha scritto evitando accuratamente di parlare di quanto abbiamo ora scritto noi.

Non si sono falsificate solo le verità processuali, si pretende di scrivere anche la storia in modo non conforme al vero, magari col metodo dell’omissione.

Oggi parliamo di morti che nessuno ha interesse e voglia di far rivivere, perchè del loro operato in vita sanno di doversene vergognare, e sulla loro memoria preferiscono stendere il velo dell’oblio.

Questo, però, è un problema dei complici e dei servi che temono che il regime crolli sotto il peso della verità.

Non è il nostro, anzi.

Opera, 10 giugno 2020

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...