Lo Scandalo degli Scandali

Massimo Carminati è stato rimesso in libertà per decorrenza dei termini di custodia cautelare in carcere. Dov’è lo scandalo?

La Corte di assise lo aveva condannato a 20 anni di reclusione, quella di appello gli aveva ridotto la pena a 14 anni e 6 mesi, pur riconoscendo la sussistenza dell’associazione mafiosa, la Corte di cassazione ha finito il lavoro assolvendolo dall’associazione di cui al 416 bis e da altri reati e disponendo un nuovo processo di appello per rideterminare pena.

Hanno impiegato otto mesi per scrivere i motivi della sentenza e ,per ovvia conseguenza, sono scaduti i termini di custodia cautelare ed è stato scarcerato.

Ora, Carminati attenderà in libertà il nuovo processo di appello e l’ulteriore giudizio in Cassazione, con buone probabilità di non tornare più in carcere perché, se la pena gli verrà ulteriormente ridotta, potrà usufruire dell’affidamento in prova al servizio sociale che non sarà il Tribunale di Sorveglianza di Roma a negargli.

Fuori lui, tutti gli imputati dell’inchiesta “Mafia capitale” sono a casa propria, compreso ovviamente il suo principale compare in questa squallida vicenda, Salvatore Buzzi.

Nel trattare la vicenda della scarcerazione di Massimo Carminati, la stampa ha riscoperto il suo antifascismo, qualificandolo non come il delinquente che è, ma come “terrorista nero”.

In realtà, nessuno fino ad oggi ha portato un solo elemento probatorio che permetta di qualificare Carminati come militante politico. Al di là di rapine e traffici illeciti per guadagnare soldi che si metteva in tasca, insieme ai suoi complici, non è ascritta a suo carico e a suo merito una sola azione politica, fosse solo la distribuzione di un volantino o l’affissione di un manifesto.

È vero che il Carminati si è proclamato nel corso del processo un ”vecchio fascista degli anni Settanta” e con il suo correo si è salutato romanamente, ma ciò non basta per qualificarlo come “nero”, aggettivo giustificato solo se riferito alla sua fedina penale.

L’antifascismo nostrano, politico e mediatico, è ancora schierato a difesa dei “fascisti” Valerio Fioravanti, Francesca Mambro, Luigi Ciavardini, Gilberto Cavallini, Paolo Bellini di cui proclama l’innocenza per la strage di Bologna del 2 agosto 1980, ed ora prende posizione contro il “fascista” Massimo Carminati ipotizzando che la sua sostanziale impunità derivi dalla sua capacità di ricatto nei confronti di persone ed ambienti non meglio spedificati.

Possiamo convenire che un delinquente di mezza tacca come Massimo Carminati che ha sempre operato nell’embito esclusivamente locale, a Roma, sia in grado, per quanto fatto in passato, di ricattare politici ed istituzioni che con lui condividono il segreto su più di un’“operazione sporca” compiuta a suo tempo e che intendono mantenere tale a tutti costi.

Ma la storia del cosiddetto e quanto mai presunto “terrorismo nero” è costellata di assoluzioni frutto del ricatto, ad esempio quelle di Franco Freda e Giovanni Ventura per la strage di piazza Fontana. E come dimenticare quella degli imputati per il “golpe Borghese” del 7-8 dicembre 1970, concessa perfino ai rei confessi?

Quando è morto Stefano Delle Chiaie, hanno scritto e detto che l’aveva sempre fatta franca, ma hanno preferito non dilungarsi sul perché questo gli era stato concesso.

Stefano Delle Chiaie era a conoscenza di qualche segreto in più – e di maggiore portata – di quelli posseduti dal delinquente Massimo Carminati, e non li ha mai svelati, scegliendo, come altri, di portarseli nella tomba.

Ma sono stati questi segreti a garantirgli di “farla sempre franca” perché non riguardavano “terroristi neri” o “fascisti”, ma si riferivano a persone ed ambienti istituzionali e politici dell’Italia democratica ed antifascista.

Se la scarcerazione, peraltro legittima, di Massimo Carminati ha fatto scandalo c’è da chiedersi come non l’ha fatta la rimessione in libertà di Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, condannati per 95 morti ammazzati, dopo poco più di venti anni su 8-9 ergastoli?

È vero che questi sono i “terroristi neri” tanto cari all’antifascismo politico e mediatico italiano, ma non viene a nessuno il sospetto che i tanti benefici di legge, i tanti privilegi all’interno del carcere, la tanta propaganda televisiva e giornalistica a loro favore sia frutto di quello che sanno di aver fatto e che non vogliono né mai lo vorranno e potranno dire?

Se facciamo l’elenco di tutte le assoluzioni, di tutte le “distrazioni”, di tutti i benefici concessi ai “terroristi neri” ci accorgiamo che esiste un mondo di ricattatori “fascisti” in grado di tenere in scacco il mondo politico, istituzionale e mediatico antifascista, obbligato a proteggerli da sempre e per sempre, da vivi e perfino da morti.

Anche se si continua a blaterare di “destra eversiva”, “terrorismo nero”, “servizi segreti deviati”, la storia ci racconta ben altro: che il “neo- fascismo” incarnatosi nel Movimento Sociale Italiano, nato per volontà e calcolo del governo presieduto da Alcide De Gasperi nel dicembre del 1946, che ha sempre mantenuto il controllo delle organizzazioni extra-parlamentari, è stato lo strumento dell’antifascismo di regime e di governo, quindi anticomunista.

Il segreto dei segreti, il mistero dei misteri, lo scandalo degli scandali risiede proprio nel fatto che il neofascismo è stato da sempre una delle colonne portanti del regime democratico ed antifascista, che per esso ha agito e che, pertanto, è stato in grado di procurarsi la documentazione necessaria per dimostrare questa realtà e quella utile in singoli episodi per evitare processi e condanne.

Ricordiamo, a titolo di esempio, il mitra Mab sottratto da quelli di Avanguardia Nazionale nell’armeria del ministero degli Interni, nella quale erano entrati la notte del 7-8 dicembre l9?0; così come la pistola consegnata a Domenico Magnetta, grande amico di Massimo Carminati. La logica del ricatto, in questi due episodi, è chiara, solare, lampante perché sottintende la minaccia del “muoia Sansone con tutti i filistei”, se cado io vi porto appresso a me.

E con in mano una prova provata di grande rilevanza, in questi casi il mitra e una pistola, anche il più governativo dei magistrati italiani dovrà concedere credibilità alle accuse nei confronti di terzi, per quanto potenti essi siano.

Il regime del ricatto sopravvive in questo modo perché nemmeno oggi, nel 2020, ritiene di poter affermare qualche verità, se non tutta la verità.

A dirla ne resterebbe schiacciato e non lo salverebbero i richiami ai valori dell’antifascismo e della Resistenza che apparirebbero, ovviamente, traditi da quanti al governo di questo Paese fino ad oggi hanno inventato un “neofascismo” che hanno utilizzato come arma per il proprio tornaconto.

La caciara attuale sul “pericolo fascista” è la continuazione dello stesso gioco, solo che al posto degli Almirante, dei Rauti, dei Romualdi, dei Borghese, hanno quattro cialtroni ai quali consentono di esibire nelle piazze il nulla ideologico, politico e umano che sono. Il tempo passa, i burattinai restano e, con essi, anche i burattini.

Opera, 17 giugno 2020

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