Terrorismo Bianco

Tempi duri per il giornalisti della Fiat.

Dopo aver pubblicato un’inchiesta di Miguel Gotor, finalizzata a dimostrare che il mandante della strage di Bologna del 2 agosto 1980 è stato il colonnello libico Muammar Gheddafi, nel numero del 26 luglio, L’Espresso pubblica un articolo, a firma di Paolo Biondani, nel quale, basandosi sui documenti della Procura generale di Bologna (che Gotor conosceva benissimo), afferma che i mandanti della strage stati Umberto Federico D’Amato, Licio Gelli e Umberto Ortolani.

In attesa che i giornalisti de L’Espresso si mettano d’accordo e si rendano conta di essersi coperti di ridicolo nel dire oggi l’esatto opposto di quello che hanno detto ieri, osserviamo che i magistrati della Procura generale hanno individuato i finanziatori del “terrorismo bianco”, quello che agiva in nome e per conto dello Stato democratico ed antifascista e dei suoi alleati internazionali.

Non si è mai fatta luce sui finanziatori del “terrorismo bianco”. Si sono fatti i nomi di Attilio Monti, Eugenio Cefis, Michele Sindona senza mai fornire prove o almeno indizi significativi, ora sembra che i magistrati bolognesi ne hanno individuati almeno due, Gelli e Ortolani, con il concorso di un terzo, D’Amato, che confermano l’esistenza di una pista nazionale per la strage del 2 agosto 1980.

Se proprio vogliono, i fautori della pista internazionale dovranno convenire che, se essa esiste, porta a Washington, visti i rapporti che i Gelli e i D’Amato avevano con politici americani e, soprattutto, con i dirigenti dei loro servizi segreti, Cia e Fbi.

Una pista americana? Se non è probabile, è certamente possibile. Nell’articolo, Biondani richiama alla memoria gli attentati stragisti avvenuti a Roma nella primavera del 1979, in quanto, scrive, che l’operazione inizia nel febbraio del 1979.

Mancano, però, i riferimenti a chi organizzò ed eseguì quegli attentati a Roma i cui nomi si conoscono sul piano giudiziario e storico, se non tutti, quasi.

Non sappiamo se mancano negli atti dei giudici di Bologna, ma nell’articolo sono assenti le indicazioni su chi può aver fatto da tramite fra Gelli, Ortolani, D’Amato e Tedeschi per la strage di Bologna.

È pacifico, con buona pace dei depistatori di centro-destra e di centro-sinistra, che Valerio Fioravanti e la sua banda non erano “spontaneisti” ma subalterni, che prendevano ordini e direttive da personaggi come Massimiliano Fachini, per fare un nome.

È difficile credere che Gelli, Ortolani, D’Amato e Tedeschi abbiano personalmente impartito gli ordini per gli attentati stragisti della primavera del 1979 e, poi, per le stragi di Milano e Bologna del 31 luglio e del 2 agosto 1980.

Hanno usato come agenti di collegamento persone di antica e rodata affidabilità, a Roma come in Veneto.

È un tassello fondamentale, questo dei tramiti, che attendiamo di sapere se i magistrati di Bologna hanno inserito nel mosaico o no.

Biondani non lo fa.

Fa qualcosa altro.

Citando i magistrati di Bologna, insinua, senza dirlo in maniera diretta, chiara e specifica, che la strage di Bologna è stata ideata e progettata ben prima di quando è avvenuta.

L’intento è chiaro, escludere ogni collegamento con l’abbattimento del Dc-9 Itavia ad Ustica, il 27 giugno 1980.

Come sempre quando si parla della strage del 2 agosto 1980, non si fa riferimento ad un movente che sia comprensibile, se non proprio decisamene provato sul piano giudiziario e storico.

Il movente è, a quanto pare, il mistero di questa strage, visto che nessuno fino ad oggi è riuscito ad ipotizzarne uno, uno solo che sia accettabile almeno sul piano logico.

I “fascisti” hanno compiuto la strage del 2 agosto 1980, ma i “fascisti” che l’hanno eseguita sono stati adottati da tutto l’antifascismo di Stato e di regime, che ne ha sostenuto da sempre l’innocenza, operazione laida e squallida che parte da una certezza: la mancanza di un movente valido

È l’assenza di un movente che ha consentito a pelandroni di ogni genere di proporre prima la pista libica, poi quella palestinese per vendetta, poi quella palestinese per un incidente, per tornare, infine, alla pista libica.

La nebbia sul movente non si dirada nell’articolo di Biondani.

Ma, con disappunto di quanti si oppongono al collegamento con Ustica, rileviamo che Licio Gelli, da un appunto trovato nella sua abitazione, annotava di aver consegnato un milione di dollari in contanti «dal 20 al 30 luglio 1980». Era questo il finanziamento per due stragi, una fallita il 30 luglio 1980 e l’altra, riuscita, a Bologna il 2 agosto 1980?

Se così fosse, questo finanziamento giunge dopo la strage di Ustica e si aggiunge ad altri elementi già evidenziati, che segnalano come l’ideazione e l’attuazione di due stragi è maturata dopo l’abbattimento del Dc-9 Itavia ad Ustica. Non prima.

Ce lo dicono le rivelazioni di Luigi Vettore Presilio che, l’8 luglio, scrive al proprio avvocato, Franco Tosello, per informarlo che prima dell’attentato al giudice Giancarlo Stiz, di cui aveva già parlato, si sentirà per televisione e nei quotidiani una notizia che farà molto scalpore.

Il 10 luglio, questa volta direttamente al magistrato di sorveglianza, Luigi Vettore Presilio annuncia un attentato di «eccezionale gravità».

Dal 20 al 30 luglio, Licio Gelli versa a qualcuno un milione di dollari; il 30 luglio, terroristi bianchi di Roma tentano di compiere una strage, a Milano; il 2 agosto, i loro colleghi riescono a farla a Bologna.

Prendiamo atto che a febbraio del 1979 parte un’operazione che Licio Gelli avrebbe intestato a “Bologna”, città simbolo del comunismo italiano, ma l’operazione stragista investe Roma.

Passa più di un anno dalle fallita strage in piazza Indipendenza – del maggio 1979, e lo stragismo bianco si ripropone nel luglio del 1980, a Milano.

Gelli avrà avuto le sue ragioni per intestare quel documento “Bologna”, ma non sappiamo però quando l’ha fatto, ma appare una forzatura pensare che già nel febbraio del 1979 lui ed i suoi complici avessero progettato un massacro a Bologna.

Lo dimostra il fatto che le operazioni stragiste hanno interessato Roma, nella primavera del 1979, e Milano, il 30 luglio 1980.

Bologna appare come una soluzione di ripiego, l’attuazione del piano “B”: fallita la strage di Milano, per la quale fra gli indiziati c’è Gilberto Cavallini, dato che strage dev’essere, si decide Bologna, che è vicina al luogo dove dimorano gli stragisti di Stato, è la città simbolo del comunismo italiano, e colpire la stazione ferroviaria non presenta incognite né necessità di preparazione: basta prendere la valigia con l’esplosivo e portarcela.

C’è un affannoso tentativo di “provare” che la strage del 2 agosto 1980 è stata progettata prima di quella di Ustica, e per farlo si ignorano i fatti cronologicamente esposti.

Ustica faceva paura allora e continua a farla anche oggi.

Non è vero che la tesi del missile che aveva abbattuto il Dc-9 Itavia il 27 giugno 1980 non circolasse negli ambienti politici e militari nel mese di luglio del 1980. È vero il contrario.

Era un segreto che conoscevano in tanti e qualcuno poteva parlare. Il 18 luglio del 1980 hanno dovuto chiedere l’aiuto del colonnello Gheddafi, per nascondere il fatto che il Mig libico era stato abbattuto sulla Sila, non quel giorno ma il 27 giugno.

Sono stati costretti a fare scomparire il referto autoptico che provava he il grado di decomposizione del corpo del pilota era tale da dover far risalire la sua morte ad almeno 15 giorni prima.

La scoperta del Mig libico il 18 luglio accentua l’attenzione su Ustica, e dodici giorni dopo ci sarà la tentata strage di Milano, ancora due giorni e salterà la stazione ferroviaria di Bologna con 85 morti e 200 feriti.

L’attenzione di tutti si concentra su Bologna e di Ustica si riprenderà a parlare solo nel 1986.

Riepilogando: il 27 giugno un aereo militare ancora sconosciuto ma alleato abbatte un nostro aereo civile uccidendo 81 italiani; l’8 luglio, Luigi Vettore Presilio scrive al suo avvocato; il 10 luglio preannuncia al magistrato un attentato di «eccezionale gravità»; il 18 luglio, è fatto ritrovare il Mig libico abbattuto il 27 giugno sulla Sila; il 20 luglio, Licio Gelli inizia a versare la somma di un milione di dollari ad uno sconosciuto destinatario; il 30 luglio è compiuta una tentata strage a Milano; il 30 luglio, Gelli completa il versamento della somma, il 2 agosto c’è la strage di Bologna.

Se i soldi di Gelli dovevano servire per una strage, si comprende perché strage doveva essere per forza e, fallita a Milano, riesce a Bologna. Chi intasca un milione di dollari non può dire “ho sbagliato”.

Parliamo di sicari prezzolati, di mandanti, di finanziatori, parliamo anche del movente.

E, per trovare il movente, è sufficiente chiedersi cosa sarebbe accaduto, in quel luglio 1980, in Italia, se fosse emersa la verità sulla strage di Ustica.

Una verità che per il governo italiano, i vertici della Forze armate, la Nato, gli Stati Uniti, la Francia e quanti hanno hanno partecipato all’operazione aerea sul Tirreno il 27 giugno 1980, non doveva e non dovrà, mai emergere.

Negare il collegamento fra la strage di Ustica e quella di Bologna serve anche a mantenere il segreto, che resterà tale, almeno fino a quando non si riconoscerà che il movente del massacro di Bologna è stato quello di coprire il massacro di Ustica.

Opera, 26 luglio 2020

3 pensieri riguardo “Terrorismo Bianco

  1. Salve signor Vinciguerra.
    La seguo da tempo e la apprezzo per molti motivi.

    Non potrebbe essere anche a causa dell’accordo che era stato firmato proprio il giorno della strage, tra Italia e Malta ? Gli inglesi, insomma.

    P.s.: non so se l’ha conosciuto, ma sono il nipote del camerata Sandro Rampazzo di Padova. Deceduto da una ventina d’anni.

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    1. Malta non rientrava più negli interessi della Gran Bretagna. La strage del 2 agosto 1980 non ha avuto ripercussioni politiche sul piano internazionale perché era un fatto esclusivamente interno, italiano.
      Ho conosciuto Sandro Rampazzo nel carcere di Regina Coeli a Roma, a fine 1975, inizio 1976, ma eravamo ubicati in bracci diversi, e, quindi, non abbiamo potuto approfondire la conoscenza. Mi spiace che sia deceduto.
      Cordialmente,

      Vincenzo Vinciguerra

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