Un Regime Totalitario

La domanda s’impone nel momento in cui registriamo gli eventi di questi giorni di commemorazioni per le stragi di Ustica e di Bologna.

Sappiamo da sempre che il regime, sorto dal sangue innocente di migliaia di italiani nella primavera del 1945, ha nel corso degli anni occupato con i propri uomini tutti gli spazi mettendo via via ai margini coloro, invero pochi, che non erano disposti ad allinearsi alle sue direttive. È scontato che, come in tutti i regimi totalitari, i politici sono di regime,i militari, i servizi segreti, i poliziotti, i secondini, i preti, i giornalisti, i giudici, gli attori, i cantanti e i guitti altrettanto.

In questa disastrata Italia non risuona mai un canto libero, ma solo un uniforme e monotono belato di pecore che recitano a memoria, il copione che gli hanno consegnato e gli serve da vademecum per la carriera e la vita.

Ora, dopo tanti anni di inutile attesa, dobbiamo accettare, a malincuore, la realtà che vuole che in questo Paese esistono anche i familiari di regime.

Un caso unico al mondo: perché i familiari di chi è morto assassinato cercano ovunque verità, tralasciando la giustizia che qui non potranno mai avere.

Invece, qui i familiari delle vittime vogliono una “verità condivisa” con quanti hanno dapprima ucciso e fatto uccidere i loro congiunti, poi, hanno continuato a depistare indagini senza mai fermarsi.

In Cile e in Argentina, i familiari delle vittime dello Stato non chiedevano udienza a Pinochet e a Videla per farsi dire che lo Stato avrebbe dato loro verità e giustizia.

In Italia viceversa, i familiari delle vittime non si sono persi un solo presidente della Repubblica, un solo presidente del Consiglio, ai quali si sono rivolti, con la dovuta deferenza, perché intervenissero per dare pace ai loro morti.

La ragione è semplice: la responsabilità dello Stato e, quindi, del regime che lo dirige nella guerra civile italiana, è provata al di là di ogni ragionevole dubbio, con nomi, cognomi, grado, responsabilità politiche e militari, ma non basta.

Prendiamo il caso di Ustica.

Uno Stato che non conosce la verità indaga, noi magari depista. Invece, lo Stato, guidato all’epoca del governo presieduto da Francesco Cossiga, ha iniziato subito a depistare perché la verità la conosceva nell’immediatezza dell’evento.

È provato: ma ai familiari delle vittime non basta per concludere che sono lo Stato ed i governi a negargli la verità.

La magistratura ha impiegato 27 anni per assolvere tutti gli imputati, ovvero quattro gatti dell’Aeronautica che erano stati al gioco, accettando di fare il capro espiatorio pubblico per coprire le menzogne dei governi e della Nato.

Scandaloso? No, per i familiari delle vittime la magistratura, dopo 19 anni, ha detto che era stato un missile ad abbattere il Dc-9 Itavia ad Ustica, e tanto basta, per esaltarne le gesta.

Ma è stato un missile? Paolo Mieli, il più accanito propagandista del regime, ha recentemente presentato un documentario sulla strage di Ustica, affermando che ancora non si conoscono le cause che hanno determinato la caduta dell’aereo.

Il 30 luglio, nel presentare il servizio sulla visita di Mattarella a Bologna, il TG3 de1le 14.20 ha sottolineato che ancora non si sa se é stato un missile o una collisione con un aereo, bontà sua, militare a provocare l’abbattimento del Dc-9 Itavia.

Questa é l’informazione ufficiale del regime, alla quale i familiari delle vittime rendono omaggio per la vicinanza.

Vediamo Bologna. La strage del 2 agosto 1980, su direttive del Pci guidato da Enrico Berlinguer, lo stesso che aveva favorito le strage di via Fatebenefratelli a Milano il 17 maggio 1973, e aveva sempre taciuto su quanto sapeva sugli organizzatori, è stata subito definita “fascista”.

E “fascista” è rimasta ancora per i familiari delle vittime, che esultano per la condanna e l’incriminazione dei depistatori, che sono tutti uomini dello Stato democratico ed antifascista.

In un Paese normale, se gli esecutori materiali di una strage sono nemici dello Stato ma dallo Stato vengono protetti e difesi, la contraddizione susciterebbe qualche perplessità: qui no.

Per i familiari delle vittime, rimane incrollabile la certezza che sono stati i fascisti e che lo Stato antifascista alla fine darà loro la verità, e sono 40 anni che aspettano.

La strage di Brescia del 28 maggio 1974, come quelle successive dell’Italicus e di Savona, matura nell’ambito di un violentissimo scontro all’interno delle forze di maggioranza per “il controllo di Gladio” dirà Paolo Emilio Taviani, che, da ministro dell’Interno, era bersaglio primo degli avversari della svolta politica imposta da Aldo Moro.

I morti di Brescia ricadono sulla democrazia, ma uno dei familiari non perde occasione per strillare ad ogni intervista che “la democrazia ha vinto”.

Il copione è il medesimo per piazza Fontana (12 dicembre 1969) e Gioia Tauro (22 luglio 1970) sulla quale, ci auguriamo, che ora si possa fare piena luce, rientrando anch’essa fra le stragi di Stato.

Questo è il popolo dei furbi, e sulla furbizia conta il regime che ha inventato di sana pianta il “terrorismo nero” o, essi preferisce, la “destra eversiva”, che ha, fomentato e strumentalizzato il “terrorismo rosso”, che ha fatto apparire dal nulla i “servizi segreti deviati” e trasformato la propria potente organizzazione massonica, nota come loggia P2, in un proprio temibile nemico.

Verba volant dicevano i romani, scripta manent e un giorno,tutte le parole saranno spazzate via e le prove scritte sull’inesistenza dei nemici fascisti e piduisti dello Stato, con il loro carico di “deviati” e “devianti” emergeranno – e sarà la fine del regime.

Per ora non rimane che affermare la verità, contro la volontà dei familiari delle vittime del terrorismo bianco, quello di Stato, per i quali possiamo dire che rimane il rispetto per il loro dolore (per il dolore di tutti i familiari dei morti nella guerra civile, senza distinzione alcuna), ma estenderlo alle persone è qualcosa che non ci sentiamo di fare.

In un regime totalitario, insieme alle colonne che lo sostengono e ne perpetuano la menzogna, dobbiamo,con tristezza, aggiungere alle altre categorie anche quella dei familiari di regime.

Restiamo cioè vicini ai morti ed ai vivi che sono stati travolti dalla guerra civile fomentata dallo Stato.

Ci battiamo per dare verità e giustizia a tutti i caduti, ma da oggi in avanti ben lontani dai familiari di regime.

Vogliamo verità, e loro sono di impaccio, di ostacolo, sono uomini del regime e con questo, volentieri, li lasciamo.

Opera, 31 luglio 2020

2 pensieri riguardo “Un Regime Totalitario

  1. Buongiorno, ho cercato senza successo il suo libro “Ergastolo per la libertà “. Per caso può indicarmi dove posso trovarlo? Grazie , soprattutto grazie ai suoi preziosi articoli, Clara Carandini

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