Gli Abissi della Democrazia

È un luogo comune condiviso da milioni di persone che la democrazia sia un sistema politico trasparente, nel quale nulla è taciuto al popolo “sovrano”, che si autogoverna attraverso i rappresentanti che elegge nei Parlamenti.

Non è vero.

La democrazia, in realtà, governa con poteri palesi che agiscono con metodologia occulta. Una prova rilevante ci viene da un brillante articolo scritto da Gaetano Sinatti e pubblicato sul sito clarissa.it dall’illuminante titolo, “Club di Berna e segreti sulla strategia, della tensione”.

Nel suo articolo, Sinatti descrive la genesi e lo sviluppo di un organismo segretissimo, il Club di Berna, costituito in Svizzera alla fine degli anni Sessanta su impulso del prefetto Umberto Federico D’Amato, all’epoca vice-direttore della divisione Affari riservati del Ministero degli Interni, vale a dire del controspionaggio italiano.

Questo organismo, che avrebbe dovuto coordinare le attività di tutti i servizi segreti occidentali, è ancora oggi operante e, nel tempo, ha costituito altre strutture alle quali è demandata la lotta al terrorismo, inizialmente a quello palestinese e poi ad ogni genere di opposizione che venga qualificata come fenomeno terroristico.

Mentre invitiamo e raccomandiamo ai lettori di leggere attentamente il documentato articolo di Gaetano Sinatti, da essi noi traiamo spunto per osservare che al Club di Berna, dal 1971 in avanti, hanno preso parte anche i servizi segreti israeliani.

Il Mossad e lo Shin Bet non necessitano di presentazione perché è ben conosciuta la spregiudicatezza della loro azione, rivolta all’eliminazione fisica dei nemici di Israele, senza mai curarsi dei “danni collaterali”, ovvero i civili, donne e bambini compresi, provocati dalla loro bombe e dai loro missili nel corso di operazioni spacciate per “omicidi mirati”.

Per quanto riguarda l’Italia, poi, la presenza dei servizi israeliani è segnalata a destra, per prima quella definita “neofascista”, e a sinistra, in particolare nelle Brigate Rosse.

Se analizziamo quanto è accaduto in Italia negli anni Sessanta e Settanta ci dobbiamo chiedere quale ruolo ha avuto il Club di Berna nella politica della destabilizzazione dell’ordine pubblico per stabilizzare l’ordine politico.

Se ritenissimo che Umberto Federico D’Amato, James Jesus Angleton e compari fossero stati veramente decisi a combattere il “terrorismo”, dovremmo convenire che erano dei falliti sul piano professionale, ma sappiamo che viceversa erano abilissimi e astutissimi nel condurre il “gioco degli specchi”.

Di qualche operazione fatta in Italia, ma riguardante tutta l’Europa occidentale, ne siamo a conoscenza, come quella nota come “manifesti cinesi”, che aveva l’intento di favorire la nascita di gruppi di ultra-sinistra in grado di contestare e, pertanto, indebolire il Partito Comunista Italiano.

Operazione brillante, che ha avuto per protagonisti Umberto Federico D’Amato come ideatore, Mario Tedeschi come organizzatore, Stefano Delle Chiaie come manovale.

Se consideriamo che da queste ed altre successive operazioni sono nati i gruppi “maoisti” e “marxisti-leninisti”, dai quali a loro volta, sono scaturite le Brigate Rosse, dobbiamo attribuire a D’Amato, Angleton e compari la paternità del “terrorismo rosso”, e non solo di quello “nero”.

Non c’è traccia di contrasto del “terrorismo” in Italia da parte dei servizi segreti occidentali riuniti nel Club di Berna, eventualmente c’è quella del loro intervento nelle stragi italiane (piazza Fontana e piazza della Loggia, ad esempio), nell’omicidio di Aldo Moro, in quella di Bologna del 2 agosto 1980, per limitarci ad alcuni casi fra i più eclatanti e noti.

C’è un vuoto che non trova ancora spiegazione: il ruolo rivestito in Italia dal Federal Bureau of Investigation (FBI).

L’FBI è il controspionaggio americano e, con i suoi dirigenti ed i suoi agenti, in Italia hanno lavorato gli uomini del controspionaggio italiano civile (Affari riservati) e militare (ufficio D del Sid).

La domanda nel merito fatta da me porre al generale Gianadelio Maletti da un giornalista non ha ottenuto riposta.

Cosa nasconde di tanto inconfessabile la presenza e l’operato dell’FBI in Italia in quegli anni di piombo rovente, da non poterlo rivelare dopo mezzo secolo?

Mentre appare incomprensibile il silenzio sull’FBI in Italia, sono evidenti le ragioni per le quali nessuno – ripeto nessuno – si è mai impegnato per conoscere i nomi degli appartenenti all’organizzazione segreta del ministero degli Interni di cui, il suo promotore, il ministro degli Interni e poi della Difesa, Paolo Emilio Taviani, ha rivelato il solo nome di Mario Tuti, che ha definito una “cellula impazzita”.

La domanda è sempre di attualità, a maggior ragione oggi che si è scoperto che i fasulli “spontaneisti” romani avevano base anche in un appartamento di via Gradoli, dove il Sisde di appartamenti propri ne aveva a sufficienza.

Ma non ci sono solo le ombre di un passato sempre più lontano in Italia, ma anche quelle molto più recenti della costituzione dell’Isis, creato certamente con il concorso dell’Arabia Saudita, in funzione anti-sciita.

I servizi segreti occidentali e israeliani che ruolo hanno avuto nella creazione e nel sostegno all’Isis, chiamata ad abbattere il regime siriano filo-sciita e filo-russo?

La domanda è pertinente. Infatti, di indizi che dimostrano questa collaborazione fra servizi segreti occidentali, americani per primi, e israeliani, per far nascere una formazione che, poi, si è rivelata “terroristica”, venendo a colpire in Europa, ce ne sono parecchi e credibili.

Abbiamo spaziato nel tempo per una ragione semplice, non oziosa, che permette di chiederci se questi organismi segretissimi e longevi come il Club di Berna servono per combattere il “terrorismo”, primo quello palestinese e, via via, tutti gli altri – o se, viceversa, hanno il compito di mettere in atto operazioni prettamente politiche, non poliziesche, che prevedono, come hanno fatto Italia e in Iraq, la creazione di gruppi “terroristici” che fanno, all’insaputa dei loro militanti, il gioco dei poteri che combattono?

Se questo è il loro compito, la segretezza deve essere necessariamente assoluta, totale.

In quante parti del mondo si combatte e si muore per le operazioni studiate e varate da organismi segretissimi di cui le democrazie non vogliono parlare?

La prima organizzazione “terroristica” nell’Europa del dopoguerra é stata l’OAS (Organisation de l’Armée Secrète), l’organizzazione creata in Francia ed utilizzata dagli Stati Uniti e dalla Nato per abbattere il generale Charles De Gaulle, filo-arabo, anti-israeliano e anti-americano.

Era, quello dell’OAS, un “terrorismo bianco”, come quello di Ordine Nuovo, Avanguardia Nazionale, Fronte Nazionale, Nar, ecc., in Italia tutti collegati e dipendenti dai servizi segreti italiani, americani, israeliani per citare i tre principali protagonisti.

Non dimentichiamo poi la costituzione dei Montoneros in Argentina, che portò alla stabilizzazione del sistema politico con il colpo di Stato del marzo 1976, al prezzo di 30 mila morti.

Non diciamo – non abbiamo gli elementi per dirlo – che c’entri il Club di Berna, ma a crearli sono stati i servizi segreti argentini e quelli americani, FBI e non solo CIA.

Nel suo lucidissimo articolo, Gaetano Sinatti lancia un appello perché siano resi pubblici i verbali delle riunioni del Club di Berna relative, almeno, al periodo 1969-2001.

Esprime, Sinatti, la fiducia che ad esso potranno associarsi le associazioni dei familiari delle vittime delle stragi italiane.

Condividiamo l’appello ma non la fiducia che esso venga raccolto in sede governativa e, tantomeno, dai familiari che ormai, tristemente definisco di regime.

Poteri palesi, finanziari, militari, polizieschi si riuniscono nella “neutrale” Svizzera per modificare a loro piacimento i destini di popoli, nazioni, continenti.

Fra le loro armi hanno il controllo pressoché assoluto ormai dei mass media, che costituiscono il mezzo fondamentale per il condizionamento delle masse, irretite con estrema facilità da commentatori “oggettivi”, che spiegano al colto e all’inclita che in democrazia ci possono essere, purtroppo, “deviazioni”, prontamente scoperte e represse, ma mai poteri occulti che dirigono governi democratici.

L’articolo di Gaetano Sinatti, che condividiamo in toto, non ci illustra una “deviazione” ma un potere che dovrebbe garantire la sicurezza dei popoli che vi sono rappresentati, attraverso i dirigenti dei loro servizi segreti e dei loro apparati di polizia.

Quando, al contrario, sappiamo, perché le prove ci sono, che hanno creato insicurezza, disordine, violenza e morte.

Da qui la segretezza totale ed assoluta.

Del fondatore del Club di Berna, Umberto Federico D’Amato, sappiamo il ruolo che ha rivestito in Italia nel “terrorismo” di destra e di sinistra, quello stragista per primo.

Se tanto è riuscito a fare, totalmente impunito in vita, il “padrino” del Club di Berna, ci chiediamo cosa abbiano potuto fare e cosa possano ancora fare compari e picciotti.

Non è cosi? Umberto Federico D’Amato era un “deviante” o un “deviato”, in un mondo di probi? Ci facciano leggere i verbali e ci dicano i nomi.

Non lo faranno mai.

Il segreto dei segreti è che la democrazia è una favola che non alimenta sogni ma solo incubi.

Opera, 7 settembre 2020

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