La Politica della Paura

Sono ormai accertate le responsabilità a livello nazionale e regionale nella diffusione del contagio da Covid 19 in Italia.
Le Conferma una studio del professor Pier Paolo Lunelli di cui ampi stralci sono pubblicati in un articolo di Gaetano Sinatti su clarissa.it dal titolo “Emergono le responsabilità politiche nella emergenza Covid-19 in Italia”.
Si elencano, nello studio del professor Lunelli, tutte le inadempienze della classe dirigente italiana, non solo di quella attualmente al governo, che non ha mai predisposto un piano pandamico nazionale confermando la noncuranza con la quale si occupa del bene e della salute di questo popolo.
Si rimane allibiti nel leggere chef il numero dei morti per contagio Covid19 avrebbe potuto essere contenuto nella cifra dei 6 mila al posto degli olitre 35 mila ufficialmente ammessi se fosse stato fatto il necessario per affrontare l’epidemia.
Ci si rende conto di quanto sia grottesca la propaganda di un governo che diffonde la notizia che avrebbero potuto morire 600 mila italiani se il governo non avesse preso le giuste misure.
La realtà ci dice che, viceversa, il governo nazionale e quelli regionali, in particolare quello lombardo, hanno fatto morire inutilmente 30 o 40 mila italiani in più, per la loro incapcità, incompetenza e disonestà.
Quello che accade oggi ci dice che non c’era alcuna necessità di bloccare tutta l’Italia, di costringere milioni di cittadini a stare in casa, di provocare una gravissima crisi economica e sociale se fossero state predisposte le misure idonee per fronteggiare un’epidemia che ha un basso tasso di letalità.
Che così sia lo dicono le cifre, che indicano 29 milioni di contagiati nel mondo che conta ormai quasi 8 miliardi di individui, e poco più di 900mila decessi.
Cifre irrisorie rispetto a quello che fece l’influenza spagnola cento anni or sono.
Cifre che non devono indurre a negare l’esistenza dell’epidemia ancora in corso e che è in grado di seminare morte fra i soggetti più fragili per i quali è in fondo inutile distinguere se decedono di coronavirus o con il coronavirus.
È evidente, difatti, che questi soggetti sono comunque vittime del virus anche se esso non è la causa prima e sola del decesso, ma agisce come aggravante di patologie pregresse.
Troppi italiani sono morti perchè nulla era stato predisposto per affrontare l’epidemia, dalla quale la stragrande maggioranza dei contagiati guarisce e moltissimi, inoltre, nemmeno ne avvertono i sintomi.
Il fatto che quasi la metà dei morti italiani sia in Lombardia ci suggerisce che la responsabilità ricade sugli esponenti politici, non sul fato avverso e su di un virus mortale.
Non condividiamo le tesi negazioniste perché la realtà non si deve negare ma accettare per quella che essa è, ma tantomeno siamo disposti ad avallare la politica della paura perseguita dalla classe politica.
Appare evidente che la classe dirigente tutta, senza eccezioni, dopo aver condotto la Nazione sull’orlo del baratro economico e sociale, teme ora la reazione avversa di centinaia di migliaia di italiani che si ritrovano disoccupati e rovinati dalla politica dissennata perseguita dall’armata Brancaltone al governo.
Reazione che può travolgere anche un’opposizione che ha favorito, nei fatti, l’azione di governo, fingendo di contrastarla a parole.
Per scongiurare il pericolo di un “autunno caldo”, più volte evocato non a caso dalla ministra degli Interni, si instilla quottidiamente, attraverso i mezzi dà comunicazione di massa, paura negli italiani.
Oggi giorno, difatti, vengono forniti i dati relativi al contagio con il numero dei positivi e quello dei decessi, ora 1, ora 6, ora 10, ora 7 e così via.
Il gioco, però, è truccato perché, per dare l’esatta idea della pericolosità attuale del virus, dovrebbero fornire anche il numero dei decessi in Italia per le altre patologie: tumori, infarti, diabete ecc. ecc.
Non lo fanno, così come non dicono quanti italiani finiscono in terapia intensiva ogni giorno, perché solo in questo modo alimentano la paura che frena, se non addirittura, spegne, ogni volontà di reazione.
Il sospetto che i politici attendano con ansia e speranza il dilagare dell’annuale epidemia d’influenza per trasformare la paura in terrore ed ergersi ancora come i salvatori della salute e della vita degli Italiani, è fondato.
In un Paese normale, la richiesta di dimissioni del governo nazionale e di quelli regionali, come quello della Lombardia, si sarebbe levata pressante e minacciosa, qui, invece, sono tutti al loro posto, soddisfatti, ridanciani e convinti di farla franca, come sempre.
Sarà così?
Forse no, perché i familiari da Covid-19, specialmente in Val Seriana ed in Lombardia non sembrano voler seguire l’esempio dei familiari del regime, quelli delle vittime del terrorismo di Stato, bianco o rosso che sia stato, chiedono conto, vogliono verità e soddisfazione per i loro morti.
Hanno già detto che loro non vogliono fare la fine di Ustica, che pretendono che i colpevoli ammettano le loro responsabilità, senza quindi attendere che intervenga la magistratura.
E fanno bene, perché forse non basteranno venti anni perché la magistratura si esprima in maniera definitiva e, quasi certamente, assolutoria.
Non hanno spazio, perché fose non basteranno venti anni perché la magistratura si esprima in maniera definitiva, e, quasi certamente, assolutoria.
Non hanno spazio, non hanno voce, i familiari dei morti da Covid-19, perché i giornali ne parlano poco, la televisione ancora meno, consapevoli che la loro richista di verità e giustizia non potrà essere strumentalizzata da alcuna forza politica, perché non ne esiste alcuna esente da colpe.
Da soli non potranno vincere questa battaglia. Necessitano della solidarietà e della vicinanza di tutti gli onesti.
E siamo certi che, in questo Paese, di onesti ce ne siano ancora molti.

Opera, 14 settembre 2020

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