Chi non Capisce

Mi capita di leggere sul Venerdì di Repubblica un’intervista a Sergio Romano, a cura di Raffaele Oriani, dal titolo “Non capì il ‘68. Ma immaginò l’Europa unita e il populismo”.

La persona che, secondo Romano, non capì il ‘68 era il generale Charles De Gaulle, all’epoca presidente della Repubblica Francese.

Secondo questo ex ambasciatore, De Gaulle non poteva capire gli studenti.

«Per il Generale – afferma – gli studenti dovevano studiare, ma quelli avevano in mente tutt’altro ed era inevitabile che non rispondessero ai suoi tentativi di riforma».

In realtà, chi non ha capito il ‘68 è proprio Sergio Romano che, pure, visto il suo passato di diplomatico, qualcosa su quel periodo dovrebbe conoscere.

Il mitizzato in Italia – e solo in Italia – Sessantotto fu un’operazione politica che s’inquadrava nel disegno dei servizi segreti occidentali di mettere in difficoltà i Partiti comunisti e, in Francia, per porre fine al potere di Charles De Gaulle.

La “falsa rivoluzione”, come ebbe a definirla l’informatissimo comunista Giorgio Amendola, del 1968 non si proponeva di cambiare la società, che è rimasta quel che era prima, o, forse, è divenuta peggiore di quanto fosse nel passato – ma il raggiungimento di obiettivi specifici, fra i quali la definitiva neutralizzazione di Charles De Gaulle.

Negli anni Sessanta, il nemico del “mondo libero” era incarnato proprio dal presidente francese, che aveva assunto decisioni che contestavano il predominio politico e militare statunitense in Europa, che si opponeva alla politica predatoria e aggressiva di Israele in Medio Oriente, che negava alla radice il postulato della minaccia costituita dal “comunismo internazionale” diretto da Mosca contro il mondo occidentale.

Charles De Gaulle aveva concesso l’indipendenza all’Algeria, aveva cacciato i comandi della Nato dalla Francia, aveva imposto l’embargo delle armi ad Israele, aveva creato un forza militare nucleare francese, aveva ipotizzato un’Europa delle patrie non subalterna agli Stati Uniti.

Eliminare Charles De Gaulle dallo scenario politico francese ed internazionale era prioritario per il potere politico e militare americano e atlantico, che lo accusava di favorire i disegni del “comunismo internazionale”.

Per raggiungere lo scopo, americani e Nato crearono l’Oas, l’Organizzazione dell’esercito segreto, che spezzò l’unità delle Forze armate francesi, paventando scenari apocalittici nel caso che venisse concessa l’indipendenza all’Algeria.

Charles De Gaulle concesse l’indipendenza all’Algeria e non accadde nulla di quanto previsto dai “profeti di sventura”, ma l’Oas non si sciolse. I “soldati perduti” (come li bollò con disprezzo De Gaulle, equiparandoli alle prostitute) proseguirono nella loro battaglia anti-gaullista e anticomunista, cercando più volte di eliminare fisicamente il loro nemico.

I difensori del “mondo libero” riuscirono nell’intento di uccidere il presidente John F. Kennedy, colpevole di voler abbandonare il Vietnam del Sud, ma fallirono in quello di fare lo stesso con Charles De Gaulle che rimase vivo e al potere.

Quando i servizi segreti americani ed occidentali dettero avvio, nel 1967, all’operazione Chaos, che si prefiggeva di indebolire i Partiti comunisti, creando alla loro sinistra forze rivoluzionarie, anche con il concorso della Cina popolare ormai nemica di Mosca, si presentò l’occasione di liquidare, questa volta politicamente, Charles De Gaulle.

L’operazione, che aveva come fine la destabilizzazione dell’ordine pubblico per stabilizzare l’ordine politico, che, in Francia, significava l’eliminazione politica di De Gaulle, inizia a Berlino (parte occidentale, Repubblica Federale Tedesca) nel mese di gennaio del 1968, con una violenta manifestazione studentesca, prosegue con la “battaglia di Valle Giulia” in Italia, a Roma, il 1° marzo 1968, e infine approda in Francia, a Nanterre, il 22 marzo 1968, data d’inizio ufficiale di quello che sarà poi definito il “maggio francese”.

A Nanterre agiscono gli uomini dell’Oas e dell’Aginterpress di Yves Guerin Serac, e il passo successivo è incendiare Parigi portando in piazza migliaia di studenti, scatenando violentissimi incidenti.

A Parigi si crea un clima insurrezionale perché agli studenti minacciano di affiancarsi gli operai, quindi Charles De Gaulle si vede costretto a chiedere il sostegno delle Forze armate.

Per ottenerlo è costretto lui, presidente della Repubblica francese e mito della France Libre, a recarsi in Germania a conferire con il generale Massu, protagonista della guerra d’Algeria.

Cosa si sono detti De Gaulle e Massu non è noto, ma gli effetti dell’accaduto sono immediati perché il primo, rientrato in Francia, concede grazia ed amnistia ai militari che hanno fatto parte dell’Oas, a partire dai primi giorni del mese di giugno e nei mesi successivi.

Il risultato conseguito dal “maggio francese” è stato quello di chiudere una ribellione militare con l’amnistia per tutti coloro che vi hanno preso parte.

Il ‘68 in Francia finisce come d’incanto lì. Non ci sarà seguito alle proteste studentesche, si spengono gli aneliti rivoluzionari, tutti rientrano ai loro posti.

La “falsa rivoluzione” è finita con l’indubbio successo dei nemici interni ed esteri del generale Charles De Gaulle, il cui destino politico è ormai segnato.

Questo, in sintesi, è quanto non dice Sergio Romano, il quale avvalora la menzogna della rivolta studentesca che aveva chissà quali, secondo lui, obiettivi, e che nasce e si spegne nel giro d’un mese, in coincidenza con la rivincita dei “soldati perduti” sul generale Charles De Gaulle.

Quella del ‘68 è un’operazione da manuale della destabilizzazione per stabilizzare, altro che mitico ‘68! – che dimostra la facilità con la quale è possibile manipolare le masse ed utilizzarle per il raggiungimento di obiettivi politici che si pongono perfino all’antitesi di quelli che i manifestanti si proponevano di cogliere.

Rileggere il ‘68 per quello che è stato, consentirebbe a tanti di comprendere come non sia leggenda la presenza di “persuasori” e manipolatori occulti in grado di conquistare i cuori, le menti e le coscienze di popoli ed individui.

Vedere il ‘68 non come un mito bensì come una sconfitta dell’intelligenza di tanti che vi hanno preso parte, incolpevolmente allora, senza diventare poi consapevoli di essere stati utilizzati da quel potere che pretendevano di contestare, se non di abbattere, sarebbe il modo migliore per allertare le giovani generazioni e dare loro gli strumenti conoscitivi per evitare in futuro ulteriori manipolazioni.

Non lo possiamo fare con i Sergio Romano ed i tanti che nemmeno in vecchiaia trovano la forza morale ed il coraggio civile di raccontare la storia per quella che è stata.

Noi sì, noi continueremo a farlo, perché il passato non sia passato invano e perché il futuro sia diverso da questo presente di inganni, di menzogne e falsità.

Opera, 10 ottobre 2020

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