Il Club di Berna

Gaetano Sinatti, su clarissa.it, torna, con un brillante articolo intitolato “Club di Berna e nuova strategia della tensione”, sul tema dell’esistenza di un “super-servizio” segreto che, nel tempo, ha assunto il controllo di quasi tutti i servizi segreti occidentali, condannati ormai a svolgere un ruolo subalterno ad esso.

Un organismo sovranazionale come il Club di Berna rappresenta gli interessi della potenza egemone – gli Stati Uniti – e dei suoi più fedeli alleati, israeliani per primi, che non sono strettamente attinenti alla sicurezza ma sono essenzialmente politici.

Gaetano Sinatti, giustamente, collega il Club di Berna alla strategia della tensione che non è stata applicata solo in Italia ma anche, ad esempio, in Argentina, con le conseguenze che tutti conosciamo.

Sappiamo da tanti anni che, per parafrasare von Clausewitz, che la pace è la continuazione della guerra con altri mezzi, quindi un organismo come il Club di Berna non ha compiti solo difensivi, non è chiamato cioè a tutelare la sicurezza degli Stati Uniti e dei Paesi ad essi subalterni, ma ha compiti offensivi, come dimostra la strategia della tensione, che è stata una strategia di guerra, che ha visto in azione tutti i servizi segreti dei Paesi aderenti alla Nato, quelli americani ed israeliani.

Un organismo sovranazionale a guida americana non può difendere gli interessi delle singole Nazioni, ma solo quelli di chi detiene il comando e si propone di imporre il proprio dominio sul mondo.

La “strategia della tensione” non viene attuata, per la prima volta, in Italia, bensì in Francia, con la creazione dell’OAS (Organisation de l’Armée Secrète) che ha, ufficialmente il solo fine di obbligare il presidente francese, Charles De Gaulle, a fare dell’Algeria un dipartimento francese negandole l’indipendenza come preteso dal potere militare americano e Nato che si contrappone di fatto, in maniera segreta e clandestina, alla posizione politica dei governi americani favorevoli alla concessione dell’indipendenza agli algerini.

Sappiamo che Charles De Gaulle concederà l’indipendenza all’Algeria e assumerà una posizione politica in contrasto con quelle degli Stati Uniti, di Israele e della Nato.

La risposta sarà data dall’OAS, che proseguirà nella sua battaglia contro De Gaulle e cesserà le sua attività solo nell’estate del 1968, dopo essere stata protagonista, non solo in Francia, dei moti studenteschi di quell’anno.

Non sono stati tutelati, allora, gli interessi della Francia bensì quelli degli Stati Uniti, che in Charles De Gaulle vedevano un nemico da abbattere.

Crediamo che nessuno si permetta di affermare che la strategia della tensione attuata nel nostro Paese abbia avuto come fine la difesa degli interessi nazionali.

Ha avuto, come in Francia, come obiettivo la tutela dei patti di Yalta, cioè della riconferma che l’Italia doveva restare, ad ogni costo, nell’ambito della sfera d’influenza americana.

Queste guerre – perché di guerre parliamo – sono state condotte dai servizi segreti occidentali, coordinati da quelli americani, civili e militari.

Nel suo articolo, Gaetano Sinatti rileva come nel campo del contrasto al terrorismo islamico ci siano fatti che inducono a ritenere che questo sia strumentalizzato dai servizi segreti occidentali per finalità occulte.

L’accusa è gravissima, ma i dettagli forniti da Gaetano Sinatti sono tali da indurre ad un seria riflessione.

Il terrorismo islamico è di matrice sunnita ed ha nell’Arabia Saudita, fedelissima alleata degli Stati Uniti, il suo punto di appoggio.

L’Isis nasce e si sviluppa con il concorso dei sauditi e degli Stati Uniti in funzione antisciita, perché è chiamato a creare una Stato islamico sunnita che comprenda parte dell’Iraq e della Siria.

L’Isis non viene creato come formazione terroristica, bensì come strumento per il conseguimenti di obiettivi che coincidono con quelli americani, sauditi ed israeliani.

Sarà una coincidenza ma, quando gli uomini del Califfato iniziano la loro attività terroristica in Europa, compiono solo attentati indiscriminati, massacri di civili che destano sgomento per la loro logica, in apparenza insensata.

Quale utilità, sul piano politico e propagandistico, può trarre il Califfato da eccidi indiscriminati in Europa? È una domanda da porsi.

Colpisce, di converso, che mai, nemmeno una volta, gli uomini dell’Isis abbiano colpito – o almeno tentato di colpire – obiettivi americani ed israeliani – come sedi di ambasciate, consolati, istituzioni finanziarie, culturali ecc. ecc.

Dopo tanti infuocati proclami contro gli Stati Uniti ed Israele, gli uomini dell’Isis vengono in Europa per ammazzare uomini, donne e bambini che, certo, non sono annoverabili fra i loro nemici.

Hanno ottenuto di demonizzare l’Islam e l’islamismo, e di rappresentarsi come il Male assoluto.

Un comportamento, questo dell’Isis, che ricorda quello tenuto in Italia negli anni Settanta da persone e gruppi, tutti collegati ai servizi segreti italiani e stranieri, che compivano stragi e le attribuivano ai fascisti.

Il buonsenso dovrebbe suggerire che le stragi italiane avevano una matrice antifascita, la sola che può giustificare perché eccidi indiscriminati siano stati, addirittura, rivendicati da presunti fascisti, risultati poi tutti regolarmente dipendenti dai servizi segreti dello Stati democratico e antifascista.

Detto questo, osserviamo come la Francia sia stata la Nazione contro la quale si è particolarmente accanito il terrorismo indiscriminato dell’Isis.

La storia che abbiamo vissuto e che conosciamo ci ha forse, resi eccessivamente maliziosi, ma ricordiamo come i governi israeliani abbiano condotto in questi anni una campagna propagandistica che aveva il solo fine di convincere gli Ebrei francesi ad emigrare in Israele per sottrarsi al pericolo del risorgere dell’antisemitismo.

Una propaganda ossessiva, portata avanti in prima persona dagli esponenti governativi israeliani, che ha finito per provocare la dura reazione dei governi francesi, che hanno ritenuto, dal canto loro, inaccettabile la pretesa israeliana di voler difendere la vita degli Ebrei francesi, invitandoli per questa ragione a trasferirsi in Israele.

Non si profilava alcuna persecuzione nei confronti degli Ebrei francesi ma, semplicemente, Israele ha bisogno di aumentare la popolazione per giustificare le sue pretese territoriali a spese dei Palestinesi. C’è da chiedersi se, per una fortunata coincidenza, i massacri compiuti dall’Isis in Francia abbiano dato corpo ai fantasmi del passato e indotto molti Ebrei ad emigrare nella “Terra Promessa”.

Accantoniamo i dubbi, le incertezze ed anche la malizia: rimane la constatazione che, come in passato, il super-servizio segreto a guida americana non è riuscito a garantire sicurezza in Europa e che, forse, ha contribuito ad alimentare insicurezza, in nome e per conto dei superiori interessi della potenza egemone impegnata nel ridisegnare la mappa del Medio Oriente.

I brillanti articoli di Gaetano Sinatti, documentati e non smentibili, ci permettono di avanzare i nostri dubbi sull’operato di un “Club” che è in grado di creare nemici, che poi combatte e,infine, distrugge.

Nemici che hanno tutti in comune la caratteristica di condividere gli stessi obiettivi del “Club”, e di farlo in maniera conforme ai desideri dei suoi componenti.

I burattini li conosciamo.

Sarebbe giunto il momento di dare nomi e volti ai burattinai – con la certezza che, dopo averlo fatto, vivremo in sicurezza.

E non è una battuta.

Opera, 25 ottobre 2020

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