Fesserie

FESSERIE

Ho avuto modo di leggere un’interpellanza parlamentare presentata da tale Federico Mollicone in forza a Fratelli d’Italia, sulle responsabilità di mandanti ed esecutori della strage di Bologna del 2 agosto 1980.

Per il massacro del 2 agosto 1980, alla stazione ferroviaria di Bologna, ci sono stati, fino ad oggi, due processi: uno a carico di Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, ed un secondo a carico di Luigi Ciavardini, giudicato separatamente perché minorenne all’epoca dei fatti.

I due processi si sono risolti con il riconoscimento della loro colpevolezza e le conseguenti condanne, rispettivamente all’ergastolo per i primi due e a 30 anni di reclusione per il terzo.

Un terzo processo è ancora in corso a carico, questa volta, di Gilberto Cavallini che, in primo grado, è stato anch’egli condannato all’ergastolo.

Un quarto processo, forse, si svolgerà a carico di Paolo Bellini per concorso nella strage e, post mortem, a carico del prefetto Umberto Federico D’Amato, Mario Tedeschi, Licio Gelli e Umberto Ortolani come mandanti.

Sono trascorsi quarant’anni di indagini e di processi, fatti e condotti da numerosi magistrati inquirenti e giudicanti, oltre ad una serrata inchiesta sulla “pista palestinese”, indicata nei primi giorni di agosto del 1980 dall’Agenzia ebraica, poi ripresa dagli ambienti che difendono gli stragisti, i quali ultimi sono tutti liberi cittadini da sempre, non avendo scontato un solo giorno di carcere per le 85 persone che hanno ucciso.

In questi quarant’anni, i suddetti stragisti, che godono dell’appoggio di uno schieramento politico trasversale, di tutta la stampa di centro-destra e di parte di quella di sinistra, non hanno trovato un solo elemento nuovo che gli consentisse di chiedere e di ottenere la revisione del processo.

L’elemento nuovo non lo possono trovare per la semplice ragione che sono stati condannati perché non hanno provato – e non potevano farlo – di essere stati in un luogo diverso da Bologna, quel 2 agosto 1980, e per aver taciuto la presenza di Luigi Ciavardini.

Due elementi questi, che insieme ad altri, hanno inchiodato i tre alle loro responsabilità.

Il frenetico attivismo di quanti sostengono la tesi dell’innocenza di Fioravanti, Mambro, Ciavardini, Cavallini, Bellini ecc. ecc., non è giustificato da esigenze umanitarie: perché costoro sono liberi cittadini da anni, tranne Cavallini che, dopo aver ottenuto permessi premiali e semi-libertà nel carcere milanese di Opera, si è fatto sorprendere con una pistola nella borsa. Ciò nonostante, dopo alcuni anni, ha riottenuto permessi e semi-libertà.

I difensori dei condannati e degli imputati per la strage del2 agosto 1980, non hanno nemmeno il fine di restituire a costoro la patente di incensuratezza, perché sono tutti condannati per una pluralità di omicidi.

Colpisce il fatto che i fan degli stragisti non si limitino a proclamare lo loro innocenza adducendo, come unico e solo elemento, che i “ragazzini” dei Nar non avevano alcuna ragione valida per compiere una strage, ma si spingono ad offrire una verità alternativa a quella giudiziaria, indicando come colpevoli i Palestinesi sostenuti dai servizi segreti sovietici.

È sufficiente leggere il testo dell’interpellanza parlamentare del Mollicone per rendersi conto che non hanno un solo indizio a favore delle loro tesi, sia difensive che accusatorie.

Il “fratello d’Italia” in questione indica in Abu Saleh, l’esponente del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, all’epoca in carcere in Italia, la “vera figura chiave” della tragedia, facendo intendere che la strage è stata compiuta per ottenere la sua liberazione.

Non dice, però, il Mollicone che Abu Saleh ha ottenuto la libertà provvisoria solo il 15 agosto 1981, con l’obbligo di soggiornare a Bologna, e che è fuggito dall’Italia nel mese di giugno del 1982.

Fosse vero quanto afferma il Mollicone, palestinesi, libici e sovietici avrebbero ucciso 85 persone in una stazione ferroviaria per niente, perché appunto Saleh è rimasto in carcere per un altro anno ancora e si è fermato nel nostro Paese per quasi un altro anno ancora.

In realtà, la pista palestinese, con il contorno di libici e sovietici, è un parto della fantasia di quanti vivono nel timore che dalla individuazione degli esecutori materiali si giunga al riconoscimento del movente della strage del 2 agosto 1980: far dimenticare la strage di Ustica.

Fratelli d’Italia sè degno erede di Alleanza Nazionale e, prima ancora, del Movimento Sociale Italiano, che, nel panorama politico italiano del dopoguerra, è stato il partito al servizio dei servizi segreti.

Non c’è stragista italiano che non abbia trovato nel Msi, nei suoi parlamentari, nei suoi giornalisti, nei suoi avvocati, i difensori ad oltranza, quelli che li presentavano come innocenti perseguitati dalle “toghe rosse”.

Non a caso, pertanto, il Mollicone scende in campo per difendere il Movimento Sociale Italiano, giacché, scrive, si

«tenta di infangare coinvolgendo anche il senatore missino Tedeschi».

Il povero Mollicone non è preparato sul piano storico perché, dopo aver spacciato il giudice genovese Mario Sossi come “generale”, ignora che fu Mario Tedeschi il protagonista della scissione che nel 1977 spaccò il Msi con la costituzione di Democrazia Nazionale.

Tanto blaterare per dire che lui e Giorgia Meloni chiedono la rimozione del segreto di Stato, su cosa non lo dicono, in modo che si giunga alla verità.

Sono stati al governo per anni insieme – e agli ordini – del pregiudicato Silvio Berlusconi, ricoprendo incarichi governativi rilevanti (Ignazio La Russa è stato ministro della Difesa, ad esempio) e solo ora che sono all’opposizione chiedono la rimozione del segreto di Stato che loro non hanno rimosso prima.

È vero che i Tedeschi chiamano, non a torto, l’Italia la Karneval Nation, ma qui si esagera perché parliamo di una tragedia non di una farsa e le interpellanze di Fratelli d’Italia, nonostante il prodigarsi di un Mollicone, non ci fanno ridere.

Non ci sono segreti sulla strage di Bologna, ma solo accertamenti da fare, per completare il mosaico della verità aggiungendo i tasselli marcanti, come il collegamento della tentata strage di Milano del 30 luglio 1980 con quella del 2 agosto 1980, così da riconoscere l’unicità di un disegno criminoso ideato a Roma ed eseguito dai “ragazzini” del Movimento Sociale Italiano.

Decidersi a riconoscere il movente di una strage riuscita a Bologna, e di una fallita a Milano, che porta agli ambienti atlantici che, fino a prova contraria, con il fascismo e i fascisti nulla hanno mai avuto a che fare, è un passo necessario, fondamentale.

Dispiace per il compagno Paolo Bolognesi e per il “fratello” di Giorgia Meloni – ma la strage di Bologna non è “fascista” e nemmeno palestinese: è di Stato, atlantico, democratico e antifascista.

Opera, 27 ottobre 2020


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