Silenzio, si muore

Il 2020 non è ancora concluso che in Italia si contano già oltre 70 mila morti per Covid-19.

La Corea del Sud, che conta 52 milioni di abitanti e non è uno Stato totalitario, ha contenuto le perdite di vite umane in 600 persone decedute per Covid-19.

Il raffronto fra l’Italia e la Corea del Sud poggia su due cifre: la prima conta poco più di 59 milioni di abitanti, la seconda, come abbiamo detto, 52 milioni. Sette milioni in più non sono una cifra tale da giustificare il divario di morti per Covid-19 fra le due Nazioni.

Si era detto che i primi 35mila morti, in otto mesi, erano stati la conseguenza di una “prima ondata”, di uno “tsunami” che aveva travolto il sistema sanitario italiano indebolito da anni di dissennata politica finalizzata a favorire la sanità privata a scapito di quella pubblica.

I responsabili politici hanno avuto quattro mesi di tempo, da giugno a settembre, per preparare il Paese alla preannunciata “seconda ondata”, prevista per l’autunno: ma il risultato è stato che, in soli tre mesi, altri 35mila italiani sono morti per Covid-19. Possono bastare? No.

Il vice ministro alla Salute, il pentastellato Paolo Sileri, parla di 100mila morti, senza specificare se questa è la cifra reale fino ad oggi o se ne prevedono altri 30 mila da aggiungere ai 70mila deceduti da febbraio ad oggi.

Tante volte abbiamo parlato di una classe dirigente criminale riferendoci alla sua responsabilità nella morte di migliaia di italiani, a partire dall’8 settembre 1943, sacrificati per la difesa degli interessi propri e dei suoi alleati-padroni, nel corso dell’intero dopoguerra.

Una definizione – la nostra – che poggia sulla conoscenza della storia italiana e non motivata dal solo giusto disprezzo verso l’intera classe politica italiana, senza eccezione alcuna.

Oggi che i morti si sommano ai morti e ci chiediamo se c’è ancora qualcuno, in questo Paese, che possa dubitare della fondatezza della definizione.

All’inizio mancava il piano pandemico, predisposto nel 2006 e mai più aggiornato; mancavano tutti gli strumenti di protezione individuale (mascherine, occhiali, tute, guanti ecc.); tranne che nei tre ospedali italiani specializzati nel trattamento delle malattie infettive (Sacco, a Milano; Spallanzani, a Roma; Cotugno, a Napoli) i medici ospedalieri non sapevano come affrontare la pandemia perché mai erano stati coinvolti nelle doverose esercitazioni; i medici di base erano, come e più di loro, allo sbaraglio ed in numero insufficiente.

Nel collaudato gioco dello “scaricabarile” i killer mediatici italiani puntano oggi l’indice accusatorio nei confronti dei direttori generali del Ministero della Salute, in modo da scagionare i ministri che hanno diretto il dicastero.

Ma non sono stati gli alti burocrati a decidere i tagli alla sanità, la chiusura di ospedali pubblici, la progressiva eliminazione dei medici di base pubblicamente vantata dal leghista Giancarlo Giorgetti.

E spettava ancora ai politici prendere tutti i provvedimenti necessari per affrontare la “seconda ondata”, e non lo hanno fatto.

Il ministro della Salute, Roberto Speranza, aveva trovato il tempo per scrivere un libro auto-apologetico per il modo, secondo lui, con il quale era riuscito a debellare la pandemia in Italia.

Non lo aveva trovato per predisporre, mettendo a disposizione i mezzi finanziari necessari, le misure di tracciamento che, sole, permettono di mantenere sotto controllo il diffondersi del contagio.

È riuscita a farlo, con 52 milioni di abitanti, la Corea del sud e non l’Italia con 59 milioni di residenti. La differenza, evidentemente, non sta nel numero dei cittadini dell’una o dell’altra Nazione ma nella coscienza di quanti le governano.

Tutti abbiamo visto la commozione della cancelliera tedesca, Angela Merkel, nell’annunciare i provvedimenti di chiusura totale per le festività natalizie e di fine anno, ricordando i morti tedeschi per Covid-19.

Nulla del genere si è visto in Italia, dove i politici sono impegnati in una sordida lotta per la gestione dei fondi europei, liquidando la responsabilità della morte di decine di migliaia di italiani ad uno “tsunami”, alla vecchiaia, al destino cinico e baro.

Mentre gli italiani muoiono, i politici sono impegnati, come sempre, in una lotta di potere per il potere.

Qualcuno ha scritto che gli italiani preferiscono essere “sudditi che morti”: in realtà, sono già sudditi (non da ora) e si dividono fra morti e morituri (per fame e per Covid-19).

Dopo essere ridiventati una mera “espressione geografica” ora torniamo ad essere una “terra di morti”, dalla quale non si leva un solo grido di ribellione.

Nella serva Italia si vive e si muore in silenzio.

Fino a quando?

 

Opera, 26 dicembre 2020

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