La Minaccia

In un interessante articolo, pubblicato su clarissa.it, col titolo “Rapporto Nato 2030”, Gaetano Sinatti denuncia la progressiva evoluzione della Nato in un organismo di polizia mondiale agli ordini degli Stati Uniti, mi consente di ricordare cosa ha rappresentato la Nato per l’Italia fino ad oggi.

L’organismo politico-militare ideato dagli Stati Uniti negli anni dell’immediato dopoguerra in funzione antisovietica non prevedeva l’adesione dell’Italia, osteggiata personalmente dal presidente americano Harry Truman.

Per i Paesi del Mediterraneo, come l’Italia, gli Stati Uniti avrebbero voluto creare un diverso organismo, che avrebbe funzionato sempre sotto la loro guida, ma il governo italiano presieduto da Alcide De Gasperi s’impegnò allo spasimo sul piano diplomatico per ottenere l’adesione alla costituenda Nato.

Ci riuscì, infine, grazie all’impegno della massoneria internazionale sollecitata dal ministro degli Esteri, Carlo Sforza, che della stessa era un eminente rappresentante, e del sostegno di Pio XII il quale, in preda alla paura quasi fisica del comunismo, aveva rinnegato la politica delle neutralità sostenuta ragionevolmente nei primi anni del dopoguerra.

L’inedita, per quei tempi, alleanza strategica massonico-clericale permise quindi l’ingresso dell’Italia nella Nato, creata dagli Stati Uniti per assumere nel giro di mezzo secolo, come previsto dai suoi piani di guerra nel 1945, il controllo dell’Europa.

Il risultato gli americani lo hanno conseguito in anticipo grazie al crollo dell’Unione Sovietica nell’autunno del 1989, ed oggi l’Europa, meno la Russia, è sotto il loro assoluto ed incondizionato controllo.

Ma i piani a lungo termine degli Stati Uniti prevedevano per gli anni Duemila la conquista dell’Asia, alla quale deve necessariamente partecipare l’asservita Europa – sul piano politico, finanziario e, ovviamente, militare.

L’impero americano richiede, come quello di Roma antica, ai Paesi satelliti sangue e soldi così che la lucida analisi di Gaetano Sinatti trova puntuale riscontro in quello che è avvenuto negli anni Novanta e che accadrà nel primo secolo degli anni Duemila.

Lo strumento più idoneo per sostenere l’aggressione americana all’Asia è proprio la Nato, che è già intervenuta in Iraq ed in Afghanistan, dove gli unici interessi da difendere erano quelli americani e non certo europei, tantomeno italiani.

Strumento di conquista e di dominio, dalla data infausta della sua costituzione (1949), la Nato ha assolto, con estrema spregiudicatezza, il suo ruolo di scudo e di spada degli Stati Uniti nel contrasto all’affermazione politica ed elettorale dei partiti comunisti, fedeli a Mosca, in Europa occidentale, e nella protezione dei Paesi comunisti non ortodossi, come la Jugoslavia di Tito e la Romania.

Alla Nato possiamo pacificamente attribuire il colpo di Stato militare in Grecia del 21 aprile 1967, e la guerra civile in Francia, durata sette anni, dal 1961 al 1968, condotta dai “soldati perduti” dell’Oas, prima per mantenere l’Algeria alla Francia, poi per liquidare il generale Charles De Gaulle, nemico degli Stati Uniti e di Israele.

Non ci sarebbe stata in Italia una guerra civile a bassa intensità, durata quasi venti anni, se non avessimo avuto la sventura, di essere associati all’Alleanza Atlantica.

Anche in Italia, difatti, abbiamo avuto – e ancora oggi abbiamo – i “soldati perduti” che privilegiano la fedeltà alla Nato piuttosto che al loro Paese, che dovrebbero difendere e proteggere: le loro carriere dipendono infatti esclusivamente dalla stessa Nato, la sola organizzazione che concede i riconoscimenti necessari per accedere alle più alte cariche.

Nel corso degli anni, in maniera discreta, silenziosa ed inavvertita dall’opinione pubblica, la Nato ha assunto di fatto il controllo delle Forze Armate italiane e degli apparati di sicurezza, favorita dalla sudditanza incondizionata della nostra classe politica, consapevole che la propria sopravvivenza è garantita dall’obbedienza alle direttive americane in politica estera e militare.

L’ombra funesta dell’Alleanza Atlantica si staglia sulle stragi italiane, da piazza Fontana a Bologna, passando per quella di Ustica.

Non bastava il sangue italiano versato all’interno perché, come Paese “cliente” aderente alla Nato, bisognava anche partecipare alle guerre americane, finanziando con i nostri soldi le “missioni di pace” in Iraq e in Afghanistan.

Gli Stati Uniti – è noto – hanno inventato il pretesto per la guerra di aggressione all’Iraq, conclusasi con l’esecuzione della condanna a morte del loro ex pupillo Saddam Hussein.

Per quella contro l’Afghanistan hanno richiesto – e ovviamente subito ottenuto – l’applicazione dell’articolo 5 del trattato del Patto Atlantico, che prevede l’intervento militare dei Paesi aderenti a fianco di quello aggredito da una nazione nemica.

I francesi ne avevano richiesto, invano, l’applicazione al tempo della guerra d’Algeria, presentata come opera del comunismo internazionale guidato dall’Unione Sovietica: lo mettono in esecuzione gli Stati Uniti, fingendo, con la complicità di tutti i loro alleati, che sia stato l’Afghanistan ad attaccarli militarmente, quando invece la distruzione delle Torri Gemelle è stata, l’11 settembre 2001, opera di un’organizzazione sovranazionale come al Qaeda.

Sono stati gli americani a portare al potere a Kabul i Talebani, ma ora che questi si rifiutano di consegnare Osama bin Laden, decidono di iniziare una guerra il cui costo, in denaro e vite umane, non possono sostenere da soli: da qui l’intervento militare dei Paesi aderenti alla Nato.

Ma, in fondo, anche questo appare un pretesto perché, come abbiamo già scritto, è iniziato per gli Stati Uniti il secolo dell’Asia – con un ostacolo imprevisto ed imprevedibile nel 1945, cioè la nascita di una superpotenza capitalista come la Cina Popolare.

La conquista dell’Asia non è un compito che gli Stati Uniti possono assolvere per proprio conto. Necessitano dell’aiuto europeo, che passa attraverso la Nato.

Si profila all’orizzonte, forse in un futuro non troppo lontano, uno scontro militare con la Cina, che si è posta l’obiettivo di diventare una super-potenza militare, e non solo economica. Un conflitto che, inevitabilmente, comporterà l’uso di armi nucleari, non solo tattiche ma anche strategiche che potranno pacificamente colpire il territorio europeo.

Non è fantapolitica.

La Cina Popolare ha raccolto l’eredità del Giappone imperiale e pretende di acquisire la leadership del mondo asiatico, ponendosi in conflitto con gli Stati Uniti, che aspirano alla leadership mondiale.

Come potranno l’Italia e i Paesi europei non farsi coinvolgere in conflitto da incubo? Come possono sventarne la minaccia? Stracciando il trattato del Patto Atlantico e ritrovando la propria indipendenza economica e militare.

Nel suo articolo, Gaetano Sinatti descrive bene cosa sia e cosa si proponga oggi la Nato, facendo squillare un campanello d’allarme che non deve restare inascoltato perché è davvero tempo di finirla di combattere e morire per Washington.

 

Opera, 5 gennaio 2021

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