“Ustica & Bologna”

Bene avrebbe fatto Paolo Cucchiarelli a scrivere due libri, uno sulla strage di Ustica e l’altro su quella di Bologna, invece ha scelto di farne uno solo dal titolo, appunto Ustica & Bologna, edito dalla Nave di Teseo.

Gli anni passano.Il tempo modifica le opinioni e le percezioni della verità e, spesso, induce ad abbassare la guardia facendo dimenticare di quante menzogne e di quanti inganni è lastricata la strada verso la verità.

È quanto é accaduto a Paolo Cucchiarelli, che ha scelto, questa volta, di accantonare i fatti e di affidarsi alle ipotesi fondate principalmente sui racconti di Marco Affatigato.

Nessuno è mai riuscito a trasformare il piombo in oro e Paolo Cucchiarelli non farà di Affatigato il protagonista di due tragedie nazionali,

Perchè il personaggio è solo un truffatore di professione, per di più di piccolo cabotaggio, che, in quanto tale, è capace di suscitare simpatie e di rendersi perfino credibile come potrebbero testimoniare tutte le vittime dei truffatori.

Cucchiarelli pone l’accento sull’odio nutrito da Mario Tuti e dai suoi amici e colleghi nei confronti di Affatigato ma non ne conosce le motivazioni.

Nella primavera del 1975, Mario Tuti affida all’amico Marco Affatigato un memoriale da vendere ad un settimanale italiano per una cifra ragguardevole. Affatigato riesce a piazzare il memoriale, intasca alcuni milioni e se li tiene, lasciando l’amico a bocca asciutta.

Se consideriamo che Mario Tuti era latitante e che, pertanto, di soldi ne aveva assoluto bisogno, il comportamento truffaldino di Marco Affatigato giustifica le accuse elevate a suo carico di essere un “infame” e un “traditore”.

Impossibile commentare le facezie di Affatigato come quella che Massiliano Fachini era “legato ad Avanguardia Nazionale e non a Ordine Nuovo come credono tutti” (p. 526).

O l’altra, quella che lo “bruciano” con la telefonata del 28 giugno 1980, quando lo collocano sull’aereo caduto ad Ustica perché, racconta, “se la mia ‘permanenza’ in seno al gruppo fosse rimasta attiva mi avrebbe forse portato a conoscenza di complicità indicibili da parte di elementi dello Stato italiano” (p. 590).

Perbacco, a Forte Braschi se la facevano addosso al pensiero che lui, Marco Affatigato, potesse venire a conoscenza di segreti “indicibili”, quindi decidono di “bruciarlo” prima che questo avvenga. Dal che si ricava che Affatigato di segreti non ne conosce e, difatti, basta leggere quello che dice per convincersene.

Non commentabile, poi, la pretesa che il Sismi avrebbe attirato alla stazione di Bologna Fioravanti e compari per attribuire a loro la responsabilità di un massacro che avrebbe potuto, se seguiamo il contorto ragionamento del truffatore, tranquillamente sventare.

Non è nuova anche la “verità” che il Dc 9 Itavia trasportasse un carico di uranio e che, per questa ragione, è stato abbattuto sacrificando la vita di 81 cittadini italiani.

Era già stato scritto, attribuendo la responsabilità del massacro agli israeliani. Ci dovremmo credere ora perché lo dice il truffatore Marco Affatigato?

In realtà, nessuno conosce la verità su quello che è accaduto sui cieli italiani quel 27 giugno 1980, perché lo Stato e i governanti italiani sono riusciti a nasconderla in maniera pressoché totale.

Fra coloro che potevano conoscere la verità, diversi sono morti suicidi, in incidenti di vario tipo, qualcuno ammazzato. C’è stata una battaglia aerea, erano presenti caccia militari americani, francesi, italiani, libici – per quanto se ne sa. Le motivazioni dello scontro sono rimaste ignote.

Il 21 giugno 2008, Francesco Cossiga dichiara che il Dc9 Itavia è stato abbattuto “per sbaglio” da un missile “a risonanza non ad impatto” lanciato da un caccia francese.

Francesco Cossiga è un personaggio discutibile, spergiuro e falso testimone nel corso del processo di Ustica, e le sue dichiarazioni vanno prese con le molle, ma certamente ne sapeva di più di un truffatore gli professione.

Quali sono gli effetti di un “missile a risonanza”? Lo accerteremo, fermo restando che la verità rimane lontana, inaccertabile.

Paolo Cucchiarelli riporta, a proposito di Bologna, le dichiarazioni di Stefano Nicoletti su di un programma, di attentati che dovevano verificarsi a Milano, Bologna e Genova. A Milano, il 30 luglio 1980, ci fu un attentato che avrebbe potuto provocare una strage: a compierlo sono stati elementi dell’estrema destra romana, mentre fra gli indiziati figurava anche Gilberto Cavallini.

Nessuna riflessione su questo episodio? Invece ci dovrebbe essere, cosa che non è mai stata fatta sul piano storico e, per quanto si sappia, su quello giudiziario.

Interessante la testimonianza di Filippo Di Benedetto sulla presenza a Castelsilano, il 28 giugno 1980, di un caccia americano che aveva tentato un atterraggio di fortuna, forse a causa di un’avaria, nel corso del quale era morto il pilota e si era salvato con il paracadute il secondo membro dell’equipaggio.

Giusta l’osservazione di Paolo Cucchiarelli che la fine di Licio Gelli, come Gran Maestro della loggia P2, sia stata provocata dal cambio di amministrazione negli Stati Uniti seguita alla vittoria di Ronald Reagan.

Ci sono elementi di interesse in un libro che, complessivamente, considero un infortunio nella carriera di giornalista e di ricercatore storico di Paolo Cucchiarelli, che si è fidato del racconto privo di riscontri di un truffatore professionista.

Molte sarebbero le osservazioni da fare su quanto scritto da Paolo Cucchiarelli, ma vogliamo concludere con l’augurio che riveda quanto sostiene nel suo libro, per valorizzare quello che c’è di positivo e di valido (ad esempio, il capitolo su Secret team, per citarne uno) e cestini le panzane di un truffatore mitomane che, verso la fine di una vita squallida, senza ideale e senza onore, si cerca un posto nella storia tragica di questo Paese che non può essere ulteriormente sporcata per dare credito a uno che per denaro venderebbe l’anima.

Ed è un augurio sincero.

 

Opera, 28 febbraio 2021

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