L’Ultimo Passo

Sono lontani i tempi in cui per i magistrati italiani, in particolare per quelli di sinistra, esistevano i”nazisti” di Ordine Nuovo, i “fascisti” di Avanguardia Nazionale e del Movimento Sociale Italiano, di Europa Civiltà e, mano a mano, di Terza Posizione, ai quali si erano affiancati gli “spontaneisti” dei Nar, tutti impegnati ad attaccare il regime democratico per sostituirlo con uno fascista.

Nel corso degli anni si è affermata un’altra “verità”, quella della Loggia Propaganda 2 del Grande Oriente d’Italia che, per il raggiungimento dei suoi fini politici, ha utilizzato anche l’estrema destra.

Ma le finalità della Loggia P2 non erano quelle di restaurare un regime fascista, portare al potere i “colonnelli” come in Grecia, creare un regime franchista come in Spagna – perché era una organizzazione di assoluta fedeltà atlantica, la cui stella polare era a Washington, che non ha mai ipotizzato per l’Italia una dittatura fascista, franchista o militare, ma esclusivamente una democrazia autoritaria alla tedesca, capace cioè di mettere fuori legge, se necessario, il Partito Comunista e le organizzazioni collaterali.

Alla loggia P2 – è noto – erano affiliati fior fior di parlamentari di tutti i partiti, escluso il Pci, di alti ufficiali delle Forze Armate, di magistrati, di funzionari dei servizi di sicurezza e della polizia, nessuno dei quali tacciabile di fascismo.

Da strumento del potere, con spiccata vocazione militare, nel corso degli anni la loggia ha ampliato i suoi confini occupando spazi sempre maggiori nel mondo politico e finanziario, fino ad identificarsi con il potere stesso.

Nessun progetto eversivo è attribuibile alla loggia P2 perché il famoso “Piano di rinascita democratica” si prefiggeva di migliorare, rafforzandolo, lo Stato e il regime, non di sovvertirli e distruggerli.

Se ne ricava che l’estrema destra italiana, in tutte le sue componenti, non ha mai nutrito intenti eversivi ma si è attivata per stabilizzare il sistema destabilizzando l’ordine pubblico così come programmato da quella che è stata definita strategia della tensione, che non è cessata nel 1974 ma è proseguita fino al 1980.

Il presidente della Corte di assise di Bologna, Michele Leoni, rappresenta gli “anni di piombo” come uno schema geometrico costituito da tre cerchi, l’ultimo dei quali

«si identifica nella cornice piduista, intimamente integrata in una prospettiva politica atlantista, la quale coltivava e strumentalizzava le attività eversive e terroristiche ai fini di consolidamento e occupazione del potere». (p.130)

Un’affermazione, questa, che potrebbe essere integralmente condivisa, se l’onere di strumentalizzazione dell’estrema destra non fosse attribuita alla Loggia 2 ma al potere stesso, che in questo modo si consolidava e si rafforzava.

La Loggia P2 con il suo Maestro Venerabile, Licio Gelli, appare come una cinghia di trasmissione nei confronti dell’estrema destra, facilitata nella sua opera dal passato fascista dello stesso Gelli, sempre pronto a presentarsi come “camerata” ai “camerati” che durante il periodo della Repubblica Sociale Italiana aveva collaborato con l’Intelligence Service britannico, per ordine personale di Benito Mussolini.

In realtà, è lecito dubitare che Licio Gelli fosse il capo della Loggia P2, perché autorevoli testimonianze lo collocano al quarto posto nella gerarchia della loggia dopo Giulio Andreotti, Francesco Cosentino e Umberto Ortolani.

Del resto è evidente che Licio Gelli aveva il potere massonico di affiliare nella loggia chiunque ritenesse meritevole, ma non aveva quello di nominare ad incarichi direttivi chiunque volesse lui, compito che spettava ai detentori del potere governativo.

A questa conclusione, difatti, giunge il presidente Michele Leoni che, dopo aver elencato i nomi e le carichi ricoperte di alti ufficiali delle Forze armate e dei Servizi di sicurezza, scrive:

«La domanda è d’obbligo: chi, investito del potere di farlo (ministri o altro), nominò queste persone ai vertici di queste fondamentali istituzioni? E perché? Non si potrà certo sostenere – commenta il presidente – che coloro che li nominarono, via via succedutisi nei vari incarichi, per un lungo arco di tempo, e sempre per pura coincidenza, incapparono, regolarmente e senza saperlo, in soggetti iscritti alla P2». (p.128)

Non soltanto, di conseguenza, non poteva essere Licio Gelli a nominare direttori dei Servizi e capi di Stato maggiore (eventualmente poteva solo suggerire i loro nomi), ma ministri e presidenti del Consiglio, che, a loro volta, necessitavano del preventivo assenso degli Stati Uniti e della Nato.

Non si potrà, o vorrà – spero – affermare che un venditore di materassi come Licio Gelli avesse potere a Washington e a Bruxelles.

Serve ora un ultimo passo da compiere: quello di riconoscere che la Loggia P2 era il potere, con il quale s’identificava a tal punto che la grande maggioranza dei suoi affiliati è rimasta coperta e attiva, che uno di essi, Silvio Berlusconi, nel marzo del 1994, è stato nominato Presidente del Consiglio e ancora oggi, benché pregiudicato, continua ad infettare la politica italiana con la sua presenza.

Non era un’organizzazione eversiva la P2, tant’è che, cessati dal servizio gli ufficiali piduisti, i loro successori hanno continuato a depistare, inquinare, proteggere i propri terroristi, proponendosi di conservare per sempre i segreti ignobili di uno Stato, non di una loggia massonica.

Cosa manca per riconoscere ed affermare questa verità? Solo un ultimo passo.

Facciamolo.

 

Opera, 9 marzo 2021

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