Il Depistaggio dei Depistaggi

L’Italia è una repubblica fondata sulla menzogna.

Una verità, questa, incontrovertibile come dimostra il quarantennale tentativo di fare della Loggia Propaganda 2 il capro espiatorio di tutti i mali italiani a partire dagli anni Sessanta.

Dopo aver inventato i “servizi segreti deviati” che, in oltre mezzo secolo, nessuno è mai riuscito ad individuare semplicemente perché non ci sono mai stati “deviati” e “deviazioni”, fin dal 17 marzo 1981, data in cui negli uffici di pertinenza di Licio Gelli sono stati rinvenuti gli elenchi parziali degli affiliati, una loggia massonica regolare, la P2, è stata – e continua ad esserlo – indicata come esempio dell’esistenza di una “massoneria deviata”.

Anche nel caso della P2 non c’è mai stata alcuna deviazione perché la loggia ed i suoi capi hanno costituito un centro di potere che operava nell’interesse del potere democristiano, atlantico, anticomunista, perseguendo l’obiettivo di una strategia, quella della tensione, ideata a Washington, di rendere l’Italia una democrazia autoritaria.

Obiettivo, questo, che non è mai stato abbandonato visto che gli anti-piduisti hanno, nel corso degli anni, applicato quasi alla lettera il Piano di rinascita democratica (separazione delle carriere dei magistrati, intervento dell’Esercito in ordine pubblico, maggiore autorità ai prefetti, ecc.) e hanno portato alla presidenza del Consiglio dei Ministri per ben quattro volte il piduista e pregiudicato Silvio Berlusconi.

Benché ignorata in malafede da tutti, la prova che la loggia P2 agiva in sintonia con i vertici della Democrazia Cristiana che, a loro volta, potevano loro e non Licio Gelli – disporre dei servizi di sicurezza, esiste.

Risiede, infatti, nella riapertura dell’inchiesta sull’attentato di Peteano di Sagrado, e nella sua successiva conduzione da parte di un vicequestore affiliato alla loggia P2 e amico personale di Licio Gelli.

Giulio Andreotti ha sempre negato di aver avuto un ruolo nella scissione all’interno del Msi nel 1977, guidata da Mario Tedeschi, che porta alla costituzione di Democrazia Nazionale, così come Andreotti ha sempre sostenuto di non aver avuto mai rapporti con Licio Gelli.

I fatti lo smentiscono perché, se è vero che si è fatto il nome di Amintore Fanfani, affiancato a quello di Licio Gelli, come promotore della scissione interna al Msi, è altrettanto vero che l’operazione che avrebbe dovuto screditare Giorgio Almirante, e sottrarre migliaia di voti al suo partito, per farli confluire su Democrazia Nazionale di Mario Tedeschi, porta la firma di Giulio Andreotti.

Come è noto, all’attentato di Peteano del 31 maggio 1922 partecipa Carlo Cicuttini, segretario della sezione del Msi di Manzano del Friuli, al quale Giorgio Almirante, dopo l’ottobre del 1972, cercherà di far pervenire 35mila dollari per operarsi alle corde vocali, essendo stato lui a telefonare, senza camuffare la voce, ai carabinieri attirandoli nella tragica trappola.

Questa verità era nota ai vertici del Movimento Sociale Italiano dal mese di ottobre del 1972, e fra costoro spiccava Mario Tedeschi, intimo amico del prefetto Umberto Federico D’Amato.

La partecipazione di Carlo Cicuttini all’attentato di Peteano, il contributo di 35mila dollari a lui destinato da parte di Almirante, divengono strumento di ricatto nei confronti di quest’ultimo da parte di Mario Tedeschi ed amici.

Con la discesa in campo di Democrazia Nazionale, e la sua partecipazione alle elezioni politiche anticipate previste per la primavera del 1979, il ricatto si trasforma in un’operazione di discredito che può avere valore solo se l’accusa trova conferma in un’azione giudiziaria.

L’Arma dei Carabinieri non partecipa perché ha tre ufficiali sotto accusa a Venezia, e non ha alcun interesse a far aprire una seconda inchiesta che potrebbe concludersi con la smentita di quanto fatto fino a quel momento, ovvero con la prova di aver scientemente accusato sette cittadini che sapevano essere innocenti.

Per la prima volta nella sua storia, il servizio segreto militare, il Sismi, agisce come un organo di polizia giudiziaria e trasmette alla magistratura veneziana, nel mese di novembre del 1978, una nota informativa che indica in Carlo Cicuttini il “telefonista” di Peteano e, qualche tempo dopo, chiama in causa Giorgio Almirante, per avergli versato 35mila dollari per farsi operare alle corde vocali, indicando anche i testimoni, che sono tutti appartenenti a Democrazia Nazionale.

Dirige il Sismi il generale Giuseppe Santovito, affiliato alla loggia P2, ma non agli ordini di Licio Gelli bensì a quelli del presidente del Consiglio Giulio Andreotti dal quale, dall’ottobre del 1977, il servizio dipende.

Un generale di Corpo d’Armata non si pone agli ordini di un venditore di materassi come Licio Gelli, benché Maestro Venerabile della loggia di appartenenza: difatti, Giuseppe Santovito era a disposizione, anima e corpo, di Giulio Andreotti.

Scrive Francesco Pazienza, in un suo libro:

«Ogni leader della Dc di alto livello aveva collegamenti con uno o più uomini dei servizi. Aldo Moro si avvaleva della collaborazione di Stefano Giovannone. Giulio Andreotti di quella di Giuseppe Santovito. ln questo modo diventò ovvia e automatica la scelta del generale Santovito al vertice del Sismi nel momento in cui toccava alla Dc andreottiana indicare il capo del servizio segreto militare…».

E ancora:

«Moro, e quindi Giovannone, erano filopalestinesi e filoarabi. Andreotti essenzialmente filolibico. Santovito filoniente perché seguiva ubbidiente i dettami di chi l’aveva nominato (vale a dire Andreotti)…».

L’attacco a Giorgio Almirante e al Movimento Sociale Italiano, che passa attraverso la riapertura dell’inchiesta sull’attentato di Peteano accusando Carlo Cicuttini, è quindi autorizzato personalmente dal presidente del Consiglio Giulio Andreotti, che agisce in sintonia con Licio Gelli e Mario Tedeschi.

Questa verità è talmente scomoda che è stata fino ad oggi cancellata dalla memoria storica, perché prova i rapporti fra Giulio Andreotti, Licio Gelli, Mario Tedeschi e la banda piduista; dimostra, inoltre, che non era Gelli il capo ma, eventualmente, il richiedente favori; prova, infine, che la P2 non aveva ideato l’attentato di Peteano, e poi organizzato il depistaggio delle indagini nell’estate-autunno del 1972, come preteso dall’infelice Felice Casson, ma aveva seguito la vicenda, utilizzandola, al momento opportuno, per un’operazione politica contro Giorgio Almirante ed il Movimento Sociale Italiano.

Una verità troppo scomoda per essere raccontata e riconosciuta perché la giustizia di troppe menzogne e di troppe infamie.

Il depistaggio delle indagini nel 1972 c’è stato, ma non per ordine della P2, bensì per decisione dei vertici politici (presidente del Consiglio Giulio Andreotti) e di sicurezza.

Un secondo depistaggio, finalizzato ad impedire l’emergere di questa verità e a fare di un generale dei Carabinieri, Giovanni Battista Palumbo, morto il 16 agosto 1984, non in grado quindi di difendersi, l’unico responsabile, è stato compiuto da Felice Casson, dalla procura della Repubblica di Venezia e dal vice-questore Giuseppe Impallomeni, affiliato alla loggia P2 e amico personale di Licio Gelli, non agli ordini del Maestro Venerabile, ormai fuori gioco dal 17 marzo 1981.

Di questo secondo depistaggio ne abbiamo già parlato e ne riparleremo, perché in esso una parte fondamentale hanno avuto la sinistra politica e giudiziaria.

Ne riparleremo.

 

Opera, 19 marzo 2021

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