Il Testamento

Il 18 luglio 1980, a Castelsilano, in Calabria, viene ufficialmente ritrovato un Mig 23 libico che, teoricamente, sarebbe caduto lo stesso giorno.

Questa è, almeno, la versione ufficiale alla quale non crede nessuno, sia perché il corpo del pilota era in avanzato stato di decomposizione, sia perché il caccia era crivellato di colpi di cannoncino calibro 20 mm “nella parte di coda sul lato sinistro”.

Appare chiaro che il Mig 23 era stato abbattuto nel corso di un combattimento aereo di cui, alla data del 18 luglio, nessuno ha mai avuto notizia che sia avvenuto.

L’unica battaglia aerea di cui si ha certezza è avvenuta il 27 giugno 1980 sul cielo di Ustica, fra caccia americani, francesi, forse italiani e di altra nazionalità e caccia libici Mig 23 e forse Mig 21.

Anche sulla base di numerose testimonianze è possibile affermare che proprio la sera del 27 giugno 1980 sui cieli della Calabria, due caccia americani inseguivano un aereo militare non identificato, contro il quale aprivano il fuoco.

Tutto, quindi, fa presumere che questo caccia fosse proprio il Mig 23 libico ritrovato il 18 luglio. Il 27 giugno 1980 è il giorno in cui, in serata, sul cielo di Ustica è abbattuto da un missile il Dc-9 Itavia con 81 persone a bordo: pertanto la connessione fra i due episodi è lampante ma, tuttavia, essa è ancora oggi negata, ufficialmente s’intende.

La Libia non ha mai ufficialmente chiarito quanto sia accaduto il 27 giugno 1980 sui nostri cieli. Il colonnello Gheddafi chiamerà in causa gli americani ma senza mai scendere nei dettagli,e dare una propria versione dei fatti, spiegare cioè le ragioni di una battaglia aerea nella quale sono stati coinvolti i suoi caccia.

Per quanto, poi, riguarda il ritrovamento del Mig 23 libico, il 18 luglio 1980, a Castelsilano, fra Italia e Libia è finita a tarallucci e vino: i due governi hanno concordato una versione di comodo e gli Italiani hanno restituito la salma del pilota dopo averle reso gli onori militari.

Per quale ragione la Libia si è prestata ad un gioco delle parti che imponeva di mantenere il segreto sulla morte del suo pilota a bordo di di un Mig 23 crivellato da colpi di cannoncino e, di conseguenza, sulla battaglia aerea del 27 giugno 1980 sul Tirreno?

Una risposta, forse, si trova su di un fatto che è stato praticamente ignorato da tutti e che ora riporta alla luce Paolo Cucchiarelli, nel suo libro Ustica & Bologna.

«Uno dei punti centrali della vicenda di Castelsilano – scrive il giornalista – è sicuramente il testamento ritrovato addosso al pilota del Mig 23. Era scritto in arabo ed è stato tradotto da un ex ufficiale italiano che di cognome faceva Milani. Milani era di nazionalità italiana, ma di madre araba tanto che parlava meglio l’arabo dell’italiano. Così si legge nella carte di Priore:

“Su di esso apparivano segnate a mano delle scritture in arabo, che, con buona approssimazione, recitavano, in una sorte di riconoscimento di colpe, Io sottoscritto pilota Ahalil colpevole dell’abbattimento e della morte di tanti (…) Esso Milani, da parte sua, nulla comunicò al Sismi, aggiungendo altresì che egli immediatamente associò, allorché lesse il testo del biglietto ‘il veivolo civile italiano abbattuto’, al Dc-9 caduto nel mese precedente» (p.188)

Nel prosieguo, Paolo Cucchiarelli ricorda come, fra le carte sequestrate dal giudice Rosario Priore, «presso il gabinetto del Ministero della Difesa veniva rinvenuto un appunto, a grafia dell’allora capo di gabinetto, generale Mario De Paolis» nel quale, fra altro, c’era «la scritta: “Documenti molto interessanti: una specie di testamento/dichiarazione“» (p. 158)

Il contenuto del cosiddetto “testamento” del pilota libico era, pertanto, a conoscenza non solo del Sismi ma del ministro della Difesa e, di conseguenza, del presidente del Consiglio, Francesco Cossiga.

È pacifico che il “testamento”, con l’assunzione di colpa dell’abbattimento del Dc-9 Itavia il 27 giugno 1980 ad Ustica, il pilota non poteva averlo scritto mentre era in volo, inseguito dai caccia americani.

Nessuna perizia grafica è stata fatta per attribuire quel documento al pilota libico deceduto a Castelsilano, cosicché è legittimo ritenere che sia stato scritto da qualcun altro e poi messo nelle sue tasche.

In questa caso, si tratterebbe di un depistaggio in grado di chiudere il capitolo sulla morte toccata al Dc-9 Itavia e alle 81 persone a bordo.

Il governo italiano sarebbe stato legittimato ad usare il “testamento” come prova che il pilota del Mig 23 libico aveva colpito, per sbaglio, come dimostra il suo rimorso, l’aereo civile italiano, provocando un massacro.

Il governo italiano non lo fa. Tace – anzi si accorda con quello libico per una versione di comodo che spieghi la caduta a Castelsilano del Mig 23, uscito di rotta, eccetera.

Non lo fanno per varie ragioni: la Libia avrebbe dovuto spiegare perché un suo caccia militare si trovava sul cielo di Ustica e contro chi aveva lanciato un missile che, per errore, aveva colpito il Dc-9 Itavia; l’Italia avrebbe dovuto chiarire come questo poteva essere accaduto e chi aveva inseguito e abbattuto il Mig 23 in Calabria il 27 giugno 1980.

Anche dando credito alla tesi dell’errore del pilota, la Libia si sarebbe comunque trovata sul banco degli imputati per la morte di 81 cittadini italiani.

L’Italia aveva, in quel momento, con la Libia il contenzioso su Malta, ed accusare la Libia di aver provocato un eccidio, sia pure per un errore del pilota, avrebbe provocato reazioni imprevedibili da parte del colonnello Gheddafi.

Francesco Cossiga ed i suoi colleghi possono aver ritenuto autentico il “testamento” del pilota libico o, con maggiore sagacia, apocrifo, cioè posto sulla sua persona da qualche Servizio, ma scelgono in entrambe i casi di non usarlo, anzi fanno in modo che scompaia letteralmente dalla memoria e dall’attenzione di tutti.

Se ne ricava che, quali che siano state le motivazioni del governo italiano, il silenzio assoluto su quel “testamento” evita al colonnello Gheddafi di ritrovarsi accusato dell’eccidio di 81 cittadini italiani, vanificando le speranze di quanti volevano mettere il regime libico in una condizione che avrebbe giustificato le più dure sanzioni economiche, finanziarie e politiche da parte della comunità internazionale.

L’Italia conferma il suo ruolo di miglior alleato del regime libico del colonnello Gheddafi, scagionandolo dall’accusa di aver massacrato 81 cittadini italiani nel corso di un’operazione militare clandestina sul nostro cielo, lasciando inevasi i quesiti su chi, perché e in che modo ha abbattuto il Dc-9 Itavia quel 27 giugno 1980.

Comunque si voglia leggere questa pagina, resta indubitabile il fatto che il governo italiano ha fatto al colonnello Gheddafi un favore di eccezionale importanza, scegliendo di far calare il silenzio sul “testamento” rinvenuto addosso al pilota del Mig 23 caduto a Castelsilano, non utilizzandolo sul piano politico, giudiziario e giornalistico.

Sorge, pertanto, spontanea la domanda ai fautori della “pista libica” per la strage di Bologna: Gheddafi avrebbe ringraziato il governo italiano per cotanto favore facendo compiere un massacro nella stazione ferroviaria di quella città il 2 agosto 1980?

È vero che la propaganda non fa leva sulla logica e la razionalità ma solo sui sentimenti e le emozioni, però neanche il più accanito sostenitore della responsabilità del colonnello Gheddafi nella strage di Bologna può prescindere dalle considerazioni qui esposte.

I libici collaborano, grati, con gli italiani per chiudere il caso del Mig 23 caduto a Castelsilano il 27 giugno 1980 e, non più tardi di quindici giorni dopo, fanno compiere a Valerio Fioravanti e colleghi un massacro a Bologna? Tesi grottesca.

Facciamola finita.

Opera, 22 marzo 2021

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...