La P2, Ieri Oggi Domani

Anche il quotidiano La Repubblica ha voluto ricordare la scoperta di alcuni elenchi degli affiliati alla loggia massonica Propaganda Due (P2) avvenuta il 17 marzo 1981 a Castiglion Fibocchi, negli uffici di Licio Gelli.

Benedetta Tobagi, nell’articolo “C’era una volta la P2”, pubblicato il 21 marzo, inizia presentando Licio Gelli come «uomo legato all’Internazionale nera e ai regimi militari sudamericani», scegliendo consapevolmente di omettere che, in realtà, il Gran Maestro Venerabile della P2 era legato agli americani.

Non è un caso che Benedetta Tobagi scelga di non dire che Licio Gelli era di casa all’ambasciata americana a Roma e che la P2 era una creatura degli Stati Uniti e della Nato.

L’”Internazionale nera” è un’invenzione giornalistica, perché, eventualmente, è esistita una “internazionale” dei servizi di sicurezza occidentali, e il solo regime militare sudamericano con il quale Licio Gelli ha avuto rapporti solidi e durevoli è stato quello argentino.

La corruzione in Italia non si trasforma in metodo con Licio Gelli, perché, viceversa, è prassi di un regime che sulla corruzione vive fin dal suo sorgere.

Non le ha inventate Licio Galli le tangenti ai partiti politici sulle opere pubbliche, di cui Bettino Craxi era a conoscenza, come ha dichiarato in Tribunale, fin da quando aveva i calzoni corti.

Licio Gelli, eventualmente, è il prodotto di un regime corrotto, che ha avuto una posizione di rilievo in un centro di potere massonico di cui era solo ufficialmente il capo.

Licio Gelli era un subalterno che, quando è caduto in disgrazia, non ha fatto, come nel 1944 (quando tradì per proprio tornaconto personale i suoi camerati), mantenendo invece un totale ed assoluto silenzio su quanto sapeva e sui nomi degli affiliati alla loggia.

Gelli ha rispettato la regola del silenzio e ne ha ricavato i conseguenti benefici, fra i quali ricordiamo la cella costruita al prezzo di un miliardo di lire all’interno della scuola allievi agenti di custodia a Parma per ospitarlo, perché non doveva essere detenuto in un carcere – la stessa in cui successivamente sara ospitato anche Umberto Ortolani, non certo a caso; la scorta che lo proteggeva quando andava in giro come imputato a piede libero; la possibilità di vivere e morire nella sua residenza a Villa Wanda, ad Arezzo benché sequestratagli.

La P2 non c’era più, così raccontavano, ma i piduisti sì, e garantivano a Gelli i privilegi che il suo silenzio e la sua omertà meritavano.

Hanno scritto e detto che la Guardia di Finanza rinvenne a Castiglion Fibocchi gli elenchi della P2 con 962 nomi: ma Licio Gelli si prese il gusto di rivelare che altri elenchi, con tutti i nomi degli affiliati alla loggia, erano custoditi nella sua abitazione a Villa Wanda, facendo intendere esplicitamente che la Guardia di Finanza li ha trovati e li ha nascosti.

Una millanteria? Forse, ma è certo che quasi due terzi negli affiliati alla loggia P2 sono rimasti ignoti, ed hanno continuato ad operare come altri che, pur “scoperti”, sono rimasti al loro posto come ad esempio, il vicequestore Giuseppe Impallomeni.

In pratica, dalla ragnatela hanno tolto qualche filo, lasciandola di fatto intatta, perché chi ha deciso di far “scoprire” la loggia P2 aveva un obiettivo mirato: cambiare quel che c’era da cambiare, lasciando tutto come prima, anzi più solido e segreto di prima.

Ha ragione Paolo Cucchiarelli quando indica nel cambio dell’amministrazione americana, da Carter a Reagan, l’origine della decisione, sempre americana, di liquidare Licio Gelli, personaggio ormai troppo in evidenza sul piano pubblico e forse divenuto troppo ambizioso, comunque superato. Ce lo dicono i fatti.

Il 16 febbraio 1981, la Direzione Generale di PS allega ad una nota un articolo apparso sulla rivista Noi Europa, riconducibile a Ordine Nuovo, che si definisce “Mensile di controinfommazione degli Italiani in Sudafrica”, dal titolo “Fratello, non dirmi chi sei”, delicato alla loggia P2.

Il testo dell’articolo è redatto da una persona che della loggia e di Licio Gelli conosce praticamente tutto, quindi interna alla loggia, come provano i nomi che fa, alcuni dei quali non compariranno negli elenchi ritrovati, l’indicazione del numero degli iscritti, fissato a 2.400, mentre, scrive l’estensore dell’articolo, nel 1972 erano 573.

Lo scritto non rappresenta un favore fatto a Licio Gelli, al contrario è una denuncia ed un attacco che, come si usa in certi ambienti, viene portato sulla stampa di una Nazione estera (in questo caso il Sudafrica) perché venga ripreso in Italia.

Con buona pace di Benedetta Tobagi, Ordine Nuovo è una struttura dei servizi segreti, non solo italiani: quindi non bisogna stupirsi se la pugnalata al “fascista” Licio Gelli venga dai “nazisti” italiani residenti in Sudafrica, nessuno dei quali aveva il bagaglio di conoscenze che dimostra di possedere l’estensore dell’articolo.

Il 16 febbraio 1981, l’articolo è in mano ai funzionari della Direzione Generale di PS: il 17 marzo 1981 scattano le perquisizioni a casa e negli uffici di Licio Gelli ad Arezzo e Castiglion Fibocchi.

L’articolo apparso su Noi Europa rappresenta un indizio significativo, se non una prova, che l’operazione di liquidazione di Licio Gelli e della P2 è guidata da servizi segreti americani, britannici, italiani (non possiamo saperlo con certezza), ma certo atlantici ed alleati.

Non è vero che Licio Gelli fosse una persona sconosciuta ai media, proprio come la sua loggia, perché numerosi sono stati gli articoli pubblicati nel corso degli anni Settanta sul loro conto; quindi si può presumere che la struttura era emersa ed era necessario farla inabissare perché potesse proseguire la sua attività con una ritrovata efficienza e segretezza.

Così è stato.

A ben vedere, ad esempio, sono stati “bruciati” i nomi di alti ufficiali che erano prossimi al congedo per limiti di età, così che nessuna carriera è stata stroncata.

Insomma, c’è stata una regia, per così dire “occulta”, che ha lasciato alla magistratura il merito di aver scoperto la “piovra” piduista che stava asfissiando la democrazia italiana, lasciando al loro posto i “piduisti” che contavano, e che hanno proseguito nelle loro attività, fino a creare un partito politico-mafioso come Forza Italia e a portare Silvio Berlusconi alla presidenza del Consiglio.

Nel corso degli anni hanno attuato tutti i punti del Piano di Rinascita Democratica, elaborato dagli esperti della loggia P2, e ne manca solo uno, quello di fare dell’Italia una Repubblica presidenziale.

Dopo quarant’anni, si finge di processare dinanzi al Tribunale della storia Licio Gelli e la P2, per evitare di processare il regime che li ha espressi.

È un trucco vecchio, stantio, che però funziona sempre, dinanzi ad un’opinione pubblica disinformata, alla quale può raccontarsi tutto ciò che si vuole, nella speranza che le menzogne ripetute per anni alla fine entreranno fare parte dello storia come verità indiscusse ed indiscutibili.

Impediremo che questo avvenga. E non è una promessa, è una certezza.

 

Opera, 24 marzo 2021

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