Stragisti di Stato

La verità sui responsabili delle stragi italiane, da Portella della Ginestra in avanti, è scritta, detta e documentata sul piano storico e giudiziario.

Ed è una verità sconvolgente per tutti coloro che credono nello Stato democratico ed antifascista perché tutti – ripeto tutti – coloro che sono stati individuati come coinvolti, a vario titolo, nella campagna stragista erano tutti – nessuno escluso – legati agli apparati di sicurezza, clandestini ed ufficiali, dello Stato.

Di taluni di costoro si è parlato molto, così che è inutile ripetere quanto è emerso a carico di Franco Freda, Giovanni Ventura, Carlo Maria Maggi, Marcello Soffiati, Carlo Digilio ed altri più o meno noti, mentre di alcuni si è detto sempre molto poco, quasi niente, benché coinvolti in inchieste giudiziarie di grande rilevanza.

È il caso di Giancarlo Rognoni.

Militante del Movimento Sociale Italiano a Milano, Rognoni si era contestualmente legato ad Ordine Nuovo di Pino Rauti ponendosi agli ordini di Carlo Maria Maggi e di Paolo Signorelli.

Come testimonierà Sergio Calore, il gruppo creato a Milano da Giancarlo Rognoni, La Fenice, era legato al gruppo “Drieu La Rochelle” che, a Tivoli, era guidato da Paolo Signorelli, confermando che «la rivista La Fenice ed il bollettino ciclostilato Noi Europa, che pubblicavamo a Tivoli, avevano praticamente il medesimo contenuto».

Il nome di Giancarlo Rognoni è legato alla mancata strage sul treno Torino-Roma del 7 aprile 1973, fallita perché il suo sodale, Nico Azzi, si fece esplodere per imperizia il detonatore fra le gambe, restando ferito.

Il massacro, che doveva essere attribuito a Lotta Continua, era funzionale alla manifestazione nazionale organizzata dal Msi-Dn a Milano per il 12 aprile 1973, nel corso della quale avrebbero parlato Franco Maria Servello e Francesco Franco, detto “Ciccio”.

Il piano reiterava esattamente quello attuato nel mese di dicembre del 1969, con la strage di piazza Fontana a Milano e gli attentati di Roma il 12 dicembre e la manifestazione nazionale organizzata dal Msi nella capitale per il 14 dicembre.

La strage attribuita ai “rossi” e, poi,la manifestazione nazionale del Movimento Sociale Italiano, destinata a degenerare in violentissimi incidenti di piazza, tali da provocare altri morti e feriti cosi da indurre il governo a proclamare lo “stato di emergenza”, dispiegando le Forze Armate in servizio di ordine pubblico.

Giancarlo Rognoni, già coinvolto nella strage di piazza Fontana (per la quale sarà rinviato a giudizio e poi assolto), in quel mese di aprile del 1973 ha un ruolo centrale nell’organizzazione della tentata strage sul treno Torino-Roma, la cui esecuzione affida al proprio sodale Nico Azzi.

Il gruppo La Fenice, inoltre, è attivo nella preparazione degli incidenti di piazza per i quali è previsto l’uso di bombe a mano, che gli saranno fornite da Paolo Signorelli, rinviato a giudizio nel 1995 dal giudice istruttore Guido Salvini ma, successivamente, prosciolto per prescrizione di reato, cioè colpevole ma non punibile per il tempo decorso dall’evento.

Quello di Giancarlo Rognoni è il ritratto di un militante del Movimento Sociale Italiano, che non provvederà mai ad espellerlo dal partito, attivo anche in Ordine Nuovo sul piano operativo, in un gioco delle parti che non è stato ancora valutato sul piano giudiziario e su quello storico.

Un ritratto, questo, che in apparenza coincide con quello che la propaganda di regime presenta come quello del classico “terrorista nero” o “eversore di destra”, come da alcuni anni si preferisce dire.

L’apparenza, però, inganna perché Giancarlo Rognoni è, in realtà, un uomo dello Stato, di questo Stato democratico ed antifascista, con il quale si è schierato giovanissimo in odio al comunismo.

Nell’agenda di Giancarlo Rognoni, scrive il giudice Guido Salvini nel suo libro, La maledizione di Piazza Fontana,

«erano annotate ben quattro utenze della Legione Carabinieri di Milano a fianco del nome del M.llo Chiari. Questi è stato identificato nel maresciallo Enzo Chiarini, che usava il cognome Chiari in alcune attività di servizio». (pag. 302)

Il maresciallo Enzo Chiarini era in forza al Centro di Sontrospionaggio del Sid a Milano dal 1967, aveva quattro fonti informative a destra, due delle quali erano Giancarlo Esposti e, appunto, Giancarlo Rognoni. Le utenze telefoniche del maresciallo dei carabinieri, Enzo Chiarini, erano presenti nell’agenda di Giancarlo Rognoni del 1969, il che prova che era già a quel tempo un confidente del Sid.

Giancarlo Rognoni è stato coinvolto in due stragi: da una (piazza Fontana) è stato assolto; per la seconda è stato condannato con sentenza passata in giudicato non all’ergastolo, perché fallita.

Il Servizio segreto militare non si è accorto mai delle attività, stragiste di un proprio confidente?

Un confidente non di poco conto, viste le attività poste in essere e i collegamenti che aveva Giancarlo Rognoni.

Nessuno ha mai richiesto al Sismi i rapporti informativi redatti da Giancarlo Rognoni e, a farlo ora, il Servizio risponderebbe che sono stati distrutti perché «non strettamente attinenti alla sicurezza nazionale», come ordinato dall’ex comunista Massimo D’Alema nel 1999.

Non si potrà mai sapere, pertanto, cosa riferiva il confidente Giancarlo Rognoni al Centro di controspionaggio di Milano, ma sappiamo con certezza che il Servizio segreto militare lo ha sempre protetto, nulla rivelando di quanto sapeva sul suo conto, anche quando ha finto di collaborare con il giudice istruttore Guido Salvini nell’inchiesta sulla strage di piazza Fontana, prova ne sia che il suo ruolo di informatore è emerso solo nel 2010 per merito dell’ispettore di Ps Michele Cacioppo.

Anche per Giancarlo Rognoni vale quanto ha osservato lo storico Aldo Giannuli in una perizia sul conto di Armando Mortilla, informatore della divisione Affari Riservati del Ministero degli Interni e del Sid, nella sua veste di segretario personale di Pino Rauti, cioè che, come lui costui:

«non era un semplice informatote in senso classico (cioè colui che fornisce notizie in merito ad avvenimenti che avvengono indipendentemente dalla sua volontà), ma piuttosto un “agente”, cioè un soggetto che contribuisce a determinare gli eventi in merito ai quali poi riferirà ai suoi referenti».(Sentenza Corte di assise di Bologna, p. 1036)

Non un “terrorista nero”, non un “eversore di destra”, ma un uomo dello Stato, che agiva di concerto con il Servizio segreto per il quale lavorava, assolvendo compiti informativi ed operativi: questo è Giancarlo Rognoni – al quale è stata garantita una protezione ad oltranza, tanto che la fallita strage di cui è stato organizzatore è stata fatta cadere nell’oblio.

La storia del fantomatico “terrorismo fascista” o della inesistente “eversione di destra” è costellata di personaggi come Giancarlo Rognoni, che si sono consapevolmente posti al servizio dello Stato che volevano “forte”, per lottare contro la “sovversione rossa”, con la certezza di poter fare tutto quello che ritenevano opportuno pur di raggiungere lo scopo.

E sono stati lasciati liberi di agire contro quel popolo che gli apparati di sicurezza avrebbero dovuto proteggere e che, viceversa, hanno lasciato in balia dei loro “agenti” le cui attività destabilizzanti erano funzionali alla “stabilizzazione” del sistema politico.

Questa realtà è quella che devono ancora oggi, e per sempre, negare e coprire con i mezzi più subdoli, codardi e illeciti, i soli che questa Stato democratico ed antifascista conosce ed utilizza.

E questa realtà è quella che noi ci siamo impegnati a far conoscere agli Italiani perché è giusto che sappiano la verità su quanto è accaduto ieri e su quanto accade oggi – perché la battaglia per affermarla contro chi la nega è attuale, è di oggi e sarà di domani e proseguirà fino al giorno in cui si potrà affermare che il passato è passato.

Oggi il passato è ancora presente.

 

Opera, 11 aprile 2021

Un pensiero riguardo “Stragisti di Stato

  1. Non esiste alcuna stima per questi personaggi che mentre si spacciavano per fascisti, erano al soldo dello stato antifascista. Hanno arrecato un danno incommensurabile alla causa della sovranità e indipendenza italiana. Perchè alla fine, nell’immaginario comune, quello che resta impresso della gente è il fatto che fossero fascisti. Questo ha fatto il gioco del comunismo che questi mentecatti intendevano combattere perchè hanno sottovalutato la retorica comunista che ha cavalcato abbondantemente il fatto che fossero quantunque iscritti a gruppi di estrema destra e poco importa, che fossero agenti segreti, collaboratori e informarori infiltrati da quelle stesse istituzioni che dicevano di voler combattere; perchè per la gente comune erano fascisti crudeli e stragisti, capaci dei più efferati e vili atti criminali in quanto “incarnazione del male assoluto”… Non esiste pena o supplizio adeguati per il male che costoro (chi ha pensato stupidamente di fare il rivoluzionario dall’interno di apparati dello stato antifascista) hanno fatto all’area e il discredito che ne hanno provocato a causa dei loro atti efferati.

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