La Guerra Continua

L’attuale ministro della Giustizia, l’ex presidente della Corte Costituzionale, Marta Cartabia, ha scoperto nel mese di aprile del 2021 l’imperiosa necessità di estradare in Italia 11 cosiddetti “terroristi rossi” che, con la complicità dei governo italiano, si sono rifatti una vita in Francia da quarant’anni e passa.

La Cartabia spiega la sua azione con il desiderio di dare giustizia ai familiari di coloro che quattro degli estradandi hanno ucciso: ragion per cui, ormai anziani, dopo quasi mezzo secolo, è giusto, secondo lei, che vengano riportati in manette in Italia – per morire in carcere, dato che sono condannati all’ergastolo e, di conseguenza, prima di aver scontato almeno 21 anni di reclusione non potranno tornare in libertà.

Il sospetto che pretendere giustizia dopo mezzo secolo si rappresenti come un’ingiustizia non sfiora la garantista Cartabia, per la quale costoro sono “criminali” per i quali non ci deve essere clemenza e perdono.

Manco a dirlo, il ministro della Giustizia è motivato dal desiderio vivissimo di giustizia, lo stesso che ha sempre contraddistinto tutti i suoi predecessori e, in generale, tutti i dirigenti politici italiani, dalla data di nascita della Repubblica democratica ed antifascista.

Peccato per la Cartabia, che certamente conosce il diritto costituzionale ma non la storia di questo Paese e di questa classe dirigente, perché la giustizia in Italia è un concetto elastico, che si adatta secondo le esigenze opportunistiche di chi comanda.

Quanti sono, difatti, i familiari delle vittime delle guerra politica che non hanno mai avuto giustizia, ovvero che non conoscono ancora la verità sulla morte dei loro congiunti?

Tanti, troppi che però non godono dell’attenzione della Cartabia perché non fanno notizia, non devono farne; perché parlare dei morti di Ustica, per fare un esempio, non conviene, non è opportuno, come non lo è per tutti coloro sulla cui fine grava l’ombra di uno Stato che uccide, di uno Stato criminale.

La cattolicissima Cartabia ignora che la guerra politica in Italia è stata scatenata dallo Stato e dai suoi governi per bloccare l’avanzata elettorale del Partito Comunista: una guerra a bassa intensità, che è stata condotta dai suoi apparati militari e di sicurezza in nome e per conto degli interessi della potenza egemone dell’Occidente, gli Stati Uniti.

Se la guerra è un crimine, i primi criminali sono quelli che l’hanno dichiarata e condotta, i primi a dover salite sul banco degli imputati.

Parché guerra è stata, non un fenomeno di criminalità, sia pure politica, come ha riconosciuto più volte un Francesco Cossiga, giustamente tormentato dai fantasmi del passato .

Una guerra che ha coinvolto tutto e tutti, come potrebbe affermare il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che si è visto negare la verità sulla morte del fratello dagli apparati dello Stato e da certa magistratura.

La Cartabia non avverte il desiderio di dare giustizia al suo amico ed estimatore Mattarella, anch’egli familiare di una vittima i cui killer godono di un’immeritata impunità, perché al servizio dello Stato.

La Cartabia è indifferente al dolore dei familiari delle vittime, quando queste sono ascrivibili agli apparati, ufficiali e clandestini, dello Stato ed ai loro collaboratori.

Il ministro della Giustizia si scuote solo quando si ricorda delle vittime dei “terroristi” che, come numero, sono di gran lunga inferiori a quelle provocate dallo Stato.

Se la Cartabia avrà voglia di documentarsi seriamente, scoprirà che il numero degli appartenenti alle forze di sicurezza dello Stato uccisi è un quarto o poco più di quelli inquisiti per depistaggi e complicità con i presunti “terroristi neri” e con qualcuno “rosso”.

Un dato che dovrebbe far riflettere lei e quanti altri si ostinano a negare che una guerra c’è stata e che dovrebbe essere dichiarata infine conclusa.

L’Italia è il solo Paese in cui un conflitto civile viene riattualizzato dopo decenni, con il fine di negare che esso sia avvenuto.

Per questa ragione, è il solo Paese a detenere ancora prigionieri politici, e a pretendere di detenerli se ancora liberi, perché latitanti.

L’Italia, negli intendimenti della Cartabia e dei suoi colleghi, non deve avere verità.

Gli Italiani non devono sapere che il “terrorismo nero e rosso” è stato il mezzo che i governi hanno utilizzato per mantenersi al potere e trattenere il Paese nella sfera d’influenza americana.

Per questa ragione devono, periodicamente, scoprire che hanno il dovere di riportare in Italia qualche “terrorista” per dare giustizia ai familiari delle vittime.

Il circo mediatico fa il resto: e l’inganno prosegue.

E la guerra continua.

Non solo la loro, ma anche la nostra.

 

 

Opera, 12 aprile 2021

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