Il Piano

Abbiamo visto, in precedenza, come tutte le strutture preposte alla sicurezza dello Stato, fin dai minuti successivi all’abbattimento del Dc-9 Itavia sul cielo di Ustica il 27 giugno 1980, si sono mossi all’unisono per impedire che si conoscesse la verità su quanto era accaduto, cioè la responsabilità di chi aveva colpito l’aereo con un missile, determinando la morte di 81 cittadini italiani.

Un depistaggio attuato da tutti i servizi di sicurezza, militari e civili, e dai corpi di polizia, primo fra tutti la solita Arma dei Carabinieri, non si era mai visto – perché mai, come in quel frangente, non era in gioco la sola sopravvivenza del governo presieduto da Francesco Cossiga, ma l’insorgere di una gravissima crisi internazionale, tale da mettere a repentaglio i rapporti con gli Stati Uniti e la NATO.

La strage di Ustica avviene in un momento in cui il governo italiano ha deciso di rafforzare l’impegno militare nel Mediterraneo, in particolare quello della Marina, per supportare la VI Flotta americana, e dell’Aviazione, dovendo quest’ultima decidere, contestualmente, sia sull’installazione in Italia dei missili da crociera americani Cruise che sull’apertura della base militare di Comiso.

La verità su quanto era accaduto nel cielo di Ustica, con l’accertata presenza di caccia militari americani, italiani e francesi, avrebbe reso arduo, se non impossibile, per qualsiasi governo italiano proseguire nel suo impegno a favore della politica americana nel Mediterraneo.

Un pericolo così grave che, per sventarlo, ogni mezzo è stato ritenuto utilizzabile.

Quando si potrà definitivamente accettare la verità sull’inesistenza di una “destra eversiva” e di conseguenza sull’esistenza invece di una destra di Stato e di governo, si potrà prendere in considerazione, in modo documentato, che, a mobilitarsi per impedire una gravissima crisi internazionale, suscettibile di incrinare i rapporti fra Italia e Stati Uniti, oltre ai corpi istituzionali, sono stati i gruppi di quell’estrema destra che si sono riconosciuti negli Stati Uniti e nell’atlantismo.

Non è per una coincidenza che solo dal mese di luglio 1980 si configura l’esistenza di un piano di attentati stragisti.

Una traccia si trova nelle dichiarazioni del detenuto comune Stefano Nicoletti che, riferendo quanto gli aveva detto Edgardo Bonazzi nel carcere di Rimini, ha affermato che

«ideatori dell’attentato di Bologna erano stati Paolo Signorelli e Massimiliano Fachini, e che la strage si era risolta, al di là delle previsioni, in un non programmato massacro, per colpa degli esecutori. Il programma originario, che a causa poi delle proporzioni assunte dalla strage di Bologna, non si era più realizzato, aveva infatti previsto l’esecuzione di attentati dinamitardi, di conseguenze assai meno gravi di quello del 2 agosto 1980, nella città di Milano, Bologna e Genova…».

Un piano c’era, quindi, a detta di Edgardo Bonazzi, legatissimo a Mario Tuti.

Un piano che prevedeva di colpire un primo obiettivo nella città di Milano.

Il 30 luglio 1980, infatti, una macchina imbottita di esplosivo viene piazzata nei pressi della sede del Comune di Milano, con l’obiettivo di colpire i consiglieri comunali ed il pubblico che assistono ad una seduta del consiglio comunale, nel momento della loro uscita.

È un tentativo di strage, non certo delle proporzioni di quella del 2 agosto 1980, ma che avrebbe pur sempre provocato una strage, perché il quantitativo di esplosivo impiegato, se fosse detonato tutto, avrebbe falciato quanti si trovavano in strada.

La strage, per vari motivi, fallisce, ma non è rimasto ignoto l’ambiente politico nel quale è stata organizzata.

Il 20 maggio 1981, ai giudici di Roma, Laura Lauricella, compagna di Egidio Giuliani, dichiara:

«Discutendo della strage di Bologna, Egidio espresse con me un apprezzamento negativo. Espresse con me l’opinione che una cosa del genere potesse esser stata fatta solo da quel folle di Valerio Fioravanti. Peraltro, mi riferì di voler chiedere spiegazioni a Benito Allatta e Silvio Pompei, i quali poco tempo prima, nel luglio 1980 (potrebbe anche trattarsi dei primi di giugno, ma sono quasi sicura che fosse a luglio), aveva dato, su loro richiesta, un notevole quantitativo di esplosivo che doveva essere usato a Milano per un “grosso botto”. Benito e Silvio lo tranquillizzarono, dicendogli che l’esplosivo era servito per un attentato al comune di Milano».

Il 12 aprile 1983, i giudici di Milano prosciolgono per insufficienza d’indizi Egidio Giuliani, Benito Allatta e Silvio Pompei per la mancata strage del 30 luglio 1980, in nome di un iper-garantismo che lascia perplessi, ma non possono esimersi dal concludere che questa mancata strage è stata rivendicata dai Gruppi Armati per il Contropotere Rivoluzionario, scrivendo:

«Ha importanza rilevare che l’attentato rivendicato con una sigla di sinistra è certamente stato ideato, organizzato ed eseguito da terroristi di destra (…) L’attentato stesso, compiuto con un’autovettura rubata nella zona di Roma, è stato rivendicato con una sigla simile a quella con cui venne rivendicato un falso attentato compiuto contro Paolo Signorelli, di cui hanno riferito Sergio Calore e Paolo Aleandri».

È una mera coincidenza che gli stragisti mancati di Milano abbiano usato una sconosciuta sigla di sinistra che riecheggiava, guarda caso, quella utilizzata per rivendicare un fasullo attentato a Paolo Signorelli che, secondo i pentiti, si era fatto sparare dal figlio Luca a una gamba?

Appare evidente che i due attentati stragisti, Milano e Bologna, sono connessi: non solo per la coincidenza temporale (30 luglio e 2 agosto 1980), ma perché maturano negli stessi ambienti romani, chiamando in causa personaggi tutti collegati fra di loro, come appunto Egidio Giuliani, collegato con Gilberto Cavallini e, tramite lui, con Massimiliano Fachini, mentre la sigla utilizzata riporta a Paolo Signorelli.

Non è sostenibile che due gruppi romani, all’insaputa l’uno dell’altro, abbiano deciso di compiere una strage politica (in senso lato) a Milano, il 30 luglio 1980, attribuendola a gruppi di sinistra, ed un altro una strage indiscriminata di segno opposto, a Bologna il 2 agosto 1980.

C’è stato un coordinamento, ci sono stati incontri, sono state prese decisioni, è stato tracciato un piano d’azione nel mese di luglio del 1980, dopo la strage di Ustica, e non è un caso che Valerio Fioravanti e Francesca Mambro non siano stati in grado di rivelare dove sono stati, chi hanno incontrato e cosa hanno fatto nei giorni immediatamente precedenti il massacro di Bologna.

È giusto dire che Paolo Signorelli e Massimiliano Fachini sono stati assolti per la strage di Bologna del 2 agosto 1980; che Egidio Giuliani forse non è mai stato ascoltato come testimone; che Benito Allatta e Silvio Pompei sono stati prosciolti per la mancata strage del 30 luglio 1980 – ma ci sono verità processuali e verità storiche, queste ultime ancora tutte da definire.

Un fatto è certo: la cupidigia di stragismo nel mondo di destra rinasce dopo la strage di Ustica, i cui effetti avrebbero potuto essere devastanti, se ne fosse emersa la verità sui responsabili.

Il terrorismo di Stato non poteva restare indifferente, o è stato sollecitato a non esserlo, dinanzi alla prospettiva di una crisi senza precedenti nei rapporti fra Italia e Stati Uniti, di cui si sarebbe avvantaggiato il Pci e, con esso, l’Unione Sovietica, contraria all’installazione dei missili americani in Italia.

Tutta la storia italiana del dopoguerra è stata segnata dai pesantissimi interventi americani per evitare che la sempre crescente influenza del Partito Comunista, braccio politico di Mosca, potesse determinare una scelta neutralistica in politica estera.

La strage di Ustica avrebbe dato ai sostenitori del neutralismo un’arma potentissima, forse decisiva, e, se consideriamo che la strage di Bologna ha offuscato quella di Ustica, ha deviato l’attenzione di tutti sullo “stragismo fascista”, problema attinente alla politica interna e non a quella internazionale, ci accorgiamo che essa è stata un depistaggio che si è aggiunto a quello posto in essere dagli apparati ufficiali dello Stato italiano.

La destra italiana, tutta, senza distinzioni fra quella parlamentare ed extra-parlamentare, ha sempre fatto prevalere gli interessi americani su quelli italiani – ritenendo non a torto che, operando in un Paese subalterno, la sua fortuna politica dipendesse dal volere americano: pertanto, non ha mai esitato a prendere parte a tutte le operazioni più spregiudicate che gli Stati Uniti hanno varato e condotto in Italia, nella speranza di ricevere alfine il premio sperato.

Non è andata come pensavano.

Il “premio” politico è andato a quegli esponenti del Movimento Sociale Italiano che, previa abiura di tutto quanto avevano affermato pubblicamente a partire dal 1946, sono stati cooptati in un governo formato da una forza politico-mafiosa.

Agli altri, comunque, è stata garantita l’impunità di fatto e la possibilità di morire in pace e in silenzio.

La morte non comporta, però, l’oblio, invocato a volte dai loro familiari, e avranno tutti un posto nella storia tragica di questo Paese quando questa potrà essere scritta secondo verità.

E saranno ricordati per come hanno vissuto: senza onore.

 

Opera, 29 aprile 2021

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