Passo a Passo

È così che si giunge alla verità, passo dopo passo, vincendo le resistenze della classe dirigente e dei suoi storici subalterni sulle vicende,tragiche e dolorose, dell’Italia postbellica.

Oggi, Miguel Gotor, esponente dell’ex Partito Comunista Italiano, oggi democratico, che tanto ha fatto per occultare la verità, sulle pagine de L’Espresso conviene che nel mese di dicembre del 1969 l’allora presidente del Consiglio, Mariano Rumor, in accordo con il presidente della Repubblica Giuseppe Saragat, avrebbe dovuto proclamare lo stato di emergenza, obiettivo ultimo di una campagna di attentati e di disordini organizzati e diretti dagli apparati di sicurezza dello Stato.

Gotor questo non lo dice, ma è di una evidenza lapalissiana che la decisione di stabilizzare la situazione con la proclamazione dello stato di emergenza derivava dalla destabilizzazione dell’ordine pubblico affidata ai gruppi dell’estrema destra.

E le organizzazioni dell’estrema destra non erano composte da fascisti che “mettevano le bombe per conto dei padroni” per fermare le lotte operaie, con buona pace di Mario Capanna, se non altro perché in quel mese di dicembre del 1969 l’autunno caldo era praticamente finito.

Non era in corso nemmeno un colpo di Stato, ovviamente fascista, di cui tanto ha cianciato Giovanni Fasanella, ma un’azione destabilizzante che avrebbe dovuto consentire, appunto, la proclamazione dello stato di emergenza da parte del governo.

Quello che Miguel Gotor non osa dire è che la proclamazione dello stato di emergenza non sarebbe avvenuta dopo la strage di piazza Fontana e quella mancata per un soffio alla Banca Nazionale del Lavoro di Roma, il 12 dicembre 1969, ma dopo i sanguinosi incidenti che si sarebbero verificati nella Capitale a seguito dell’adunata nazionale indetta dal Movimento Sociale Italiano per il 14 dicembre 1969.

Una volta sommati i morti e i feriti delle stragi del 12 dicembre a quelli di Roma del 14 dicembre, la proclamazione dello stato di emergenza da parte del presidente del Consiglio, Mariano Rumor, sarebbe stata accolta con sollievo dall’intera popolazione.

Se ne ricava che i gruppi dell’estrema destra (Ordine nuovo, Fronte Nazionale, Avanguardia Nazionale, Costituente Nazional-Rivoluzionaria, ecc., ecc.) agivano in piena sintonia con il Msi di Giorgio Almirante e, tutti insieme, operavano non contro lo Stato ma in sua difesa.

Insomma la “destra eversiva” non esisteva allora e continuerà a non esistere negli anni successivi.

Tornando ai tragici giorni del mese di dicembre del 1969, non è credibile che sia stato Aldo Moro ad indurre Mariano Rumor a non proclamare lo stato di emergenza, già richiesto la sera del 12 dicembre dal presidente della Repubblica Giuseppe Saragat.

Non è credibile perché la decisione venne assunta il 13 dicembre 1969 con il divieto di manifestazioni in tutto il territorio nazionale: prima fra tutte, quella indetta dal Movimento Sociale Italiano, a Roma, per il giorno successivo, 14 dicembre.

Annullata la manifestazione missina, evitati i morti e i feriti nelle strade di Roma, i presupposti per la proclamazione dello stato di emergenza vengono meno, perché la strage di Milano e quella fallita a Roma il 12 dicembre, non giustificano l’adozione di misure eccezionali, come la sospensione delle garanzie costituzionali.

Ci fu un intervento britannico nel far recedere Mariano Rumor dalla decisione di proclamare lo stato di emergenza e di bloccare, necessariamente, la manifestazione del Msi a Roma il 14 dicembre?

Sembra di si, perché il 13 dicembre, il giornale britannico Scotsman, pubblicato a Edimburgo, riporta la notizia raccolta, scrive, negli ambienti politici milanesi, che la strage compiuta a Milano, all’interno della Banca dell’Agricoltura, è da porre in relazione alla manifestazione indetta dal Mai a Roma, per il 14 dicembre.

La notizia, pacificamente attribuibile ai servizi segreti britannici, rivela che questi ultimi sono a conoscenza del piano e, pubblicandola, condizionano la decisione del presidente del Consiglio Mariano Rumor, perché, dopo, non potrà affermare di non essere stato posto a conoscenza, prima, che dietro gli attentati stragisti del 12 dicembre e la ma-manifestazione missina del 14 dicembre c’è un unico regista.

Non esistono certezze, né si può affermare che la decisione di non proclamare lo stato di emergenza da parte di Mariano Rumor sia stata determinata dalla pubblicazione di questa notizia su un giornale di Edimburgo, perché ci saranno state certamente anche altre considerazioni, ma questa vi ha contribuito.

Possiamo aggiungere che Aldo Moro, uno dei responsabili politici della strategia della tensione, ha giocato un ruolo importante nel riconfermare la politica centro-sinistra dopo piazza Fontana, ma non è stato lui a fermare, all’ultimo e decisivo istante, l’operazione che doveva fare dell’Italia una democrazia autoritaria.

Saranno il “tradimento” di Mariano Rumor e la debolezza dei dirigenti democristiani a motivare i successivi tentativi di “colpo di Stato” che, nel 1970, sono mediaticamente attribuiti a Junio Valerio Borghese.

La scelta di Mariano Rumor rompe l’unità del fronte anticomunista e avvia quello scontro fra centri di potere interni e internazionali che segneranno la storia d’Italia negli anni Settanta.

 

Opera, 11 maggio 2021

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