Trame di Potere

Il 9 maggio scorso, Repubblica pubblica un’intervista al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sul tema del cosiddetto “terrorismo” in occasione della celebrazione della Giornata della Memoria, proclamata nell’anniversario dell’uccisione da parte di ignoti del presidente della Democrazia Cristiana, Aldo Moro, nel 1978.
Sergio Mattarella è annoverabile, nonostante la carriera politica e l’alta carica che ricopre, fra le vittime del sistema all’interno del quale qualcuno ha impartito l’ordine di uccidere, il 6 gennaio 1980, suo fratello, Piersanti, e ha disposto il depistaggio delle indagini al quale ha dato uncontributo determinante il vicequestore Giuseppe Impallomeni, capo della Squadra mobile di Palermo, affiliato alla loggia P2 e amico personale di Licio Gelli.
Sarà per questa ragione che, oggi, Sergio Mattarella spazza via le ricostruzioni propagandistiche sulla presenza in Italia di un neofascismo proteso alla restaurazione, con metodi violenti, nel regime fascista per ammettere che, viceversa,
«il terrorismo nero, accanto a suggestioni nostalgiche di improbabili restaurazioni, è stato spesso strumento, più o meno consapevole, di trame oscure che avevano l’obiettivo politico di rovesciare l’asse politico del Paese interrompendo il percorso democratico, provocando una reazione alle stragi che conducesse a un regime autoritario, così come era avvenuto in Grecia».
Da un presidente della Repubblica di questa Italia sarebbe inutile attendersi parole più chiare, ma quelle dette sono già un riconoscimento che il terrorismo cosiddetto “nero” è stato utilizzato da centri di potere nazionali ed internazionali per i loro fini politici.
Solo chi deteneva il potere in tutto o in parte poteva, infatti, fare dell’Italia una democrazia autoritaria sul modello della Germania federale.
Mattarella porta l’esempio della Grecia ma è consapevole che così non era perché il 21 aprile 1967, ad Atene, vi fu un colpo di stato militare che in Italia non è mai stato ipotizzato, tantomeno tentato, perché qui i militari si muovono solo sotto copertura politica, come dimostra il “golpe Borghese” che, se riuscito, avrebbe fatto di Giulio Andreotti il presidente del Consiglio del nuovo governo.
Il modello greco aveva presa su militanti di base dell’estrema destra, che sognavano i “colonnelli” al potere, dimenticando che i generali italiani erano gli stessi dell’8 settembre 1943.
Ai vertici politici, viceversa, il modello era la Germania Federale, nella quale il partito comunista era fuorilegge, così come tutte le organizzazioni di ispirazione marxista-leninista.
Una democrazia parlamentare non avrebbe potuto estromettere il Pci, la “quinta colonna sovietica” in Italia, dal Parlamento e dall’agone politico, ma lo avrebbe potuto fare una democrazia autoritaria, obiettivo ultimo di un terrorismo di Stato, non “nero” o “grigio”, che offriva ai detentori del potere le stragi come mezzo per giustificare la proclamazione dello stato di emergenza, o un colpo di Stato, più o meno istituzionale, ma comunque diretto da settori delle forze politiche dominanti.
Mattarella lo dice, non così chiaramente perché sa bene che le “trame oscure” sono attribuibili a forze nazionali, collegate e dipendenti da quelle internazionali che si riconoscono nel complesso dei Paesi
aderenti alla Nato, Stati Uniti per primi, e di Israele.
Le parole di Sergio Mattarella rappresentano, comunque, un primo, timidissimo passo verso l’affermazione della verità sull’inesistenza di un “terrorismo nero”, cioè di una forza di opposizione ideologicamente definita, che ha agito contro lo Stato democratico ed antifascista.
Tutta l’estrema destra, senza distinzioni strumentali fra parlamentare ed extraparlamentare, ha agito fin dal suo sorgere a protezione di uno Stato anticomunista, di uno Stato che, prono ai voleri della Potenza egemone, si era impegnato lotta al comunismo internazionale, avendo, per sua sfortuna, sul proprio territorio il più forte partito comunista occidentale.
Sergio Mattarella, nella sua intervista, afferma che la giustizia deve prevalere e che tutti i “terroristi” devono essere chiamati a rispondere di ciò che hanno fatto.
Tutti no, perché quelli che hanno ucciso suo fratello, ad esempio, resteranno sempre impuniti grazia alla giustizia italiana ed ai suoi apparati di Stato.
Quanti altri sono rimasti impuniti se collocati, soprattutto, all’estrema destra?
Serve essere coerenti con quanto si pensa, si conosce e si dice: quindi Sergio Mattarella dovrebbe ora ammettere che l’unica decisione che risponda al senso di giustizia è quella di riconoscere le responsabilità dello Stato e della classe dirigente italiana nella dichiarazione di una guerra a bassa intensità; e che è giunto il momento, dopo oltre sessant’anni, di concluderla.
Dovrebbe farlo, ma non lo farà.

 

Opera, 12 maggio 2021

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