Olocausti

Migliaia di anni di storia vengono cancellati per inculcare nelle menti degli Italiani che c’è stato un solo Olocausto, con la “o” maiuscola, quello che gli Ebrei definiscono la Shoah, cioè l’uccisione per mano dei tedeschi di 6 milioni di ebrei nel corso della Seconda Guerra mondiale.

Miguel Gotor, dalle pagine di Repubblica, si scaglia contro coloro che si permettono di dubitare della “unicità” della Shoah, non paragonabile, secondo lui, ad altro evento tragico nella storia dell’umanità.

Ci permettiamo di ricordare che a milioni sono morti gli Indios dell’America latina per mano dei cattolicissimi spagnoli.

A Santiago del Cile c’è un monumento che ricorda l’ultimo capo degli Aracauni, un popolo sterminato fino all’ultimo uomo dagli spagnoli, non lasciando vivo nessuno: oggi, gli rendono un omaggio postumo per riconoscere ii valore con il quale combatterono contro gli invasori.

Non erano certamente sei milioni gli aracauni, ma veramente non dobbiamo permetterci, nel loro caso, di parlare dell’Olocausto di un popolo?

E che dire dei 10 milioni, ripetiamo dieci milioni, di congolesi uccisi dai cattolicissimi Belgi?

Giusto per fare degli esempi, che ci obbligano a contestare l’”unicità” della Shoah, non per polemica e, sia ben chiaro, per antisemitismo, ma per amore di verità.

Non crediamo che si debba fare una gara fra gli olocausti che hanno contrassegnato la tragica storia dell’intera umanità, assegnando il primo premio aquesto o a quello.

Prendiamo, ad esempio, il massacro di un milione di Lituani compiuto dai sovietici nell’estate del 1941.

Un terzo degli abitanti della Lituania venne spazzato via dalla faccia della terra, il che vuol dire che in proporzione l’Olocausto lituano ha avuto più morti ammazzati degli Ebrei.

Erano tre milioni, i lituani, e ne hanno sterminato uno, cioè un terzo della popolazione totale. Non ha torto Jonas Markauskas quando dichiara:

«L’Olocausto degli Ebrei è stato forse più doloroso del massacro di interi popoli soggiogati dai sovietici? Se tagliassero il mio dito e il tuo dito, uno di noi soffrirebbe di più? I crimini contro l’umanità – conclude – non hanno nazionalità».

Giusto.

C’è risentimento nelle parole di Jonas Markauskas, che non comprende perché dell’Olocausto del suo popolo nessuno parli.

«Per noi – dice – non c’è stata una Norimberga. Nessuno è stato chiamato a rendere conto di quello che è stato fatto. Nessuno ha mai chiesto perdono».

E nessuno lo chiederà mai, perché la Lituania è un piccolo Stato baltico che sul piano internazionale non ha alcun peso. I suoi dirigenti non hanno alcune influenza sui mezzi di comunicazione di massa, sull’industria cinematografica, sulle banche, sulle multinazionali – quindi non contano.

E, poi, la storia dell’Olocausto lituano potrebbe gettare un’ombra su quello degli Ebrei, che è divenuto il dogma di cui nessuno deve dubitare, pena la galera, in nome della libertà di opinione e di espressione, che sono poste a fondamento della democrazia.

Nessuno si è mai chiesto quanti milioni di uomini sono stati uccisi dai comunisti sovietici, cinesi, cambogiani e così via – perché non conviene.

Rossana Rossanda ci ha tenuto a precisare che, bontà sua, le purghe staliniane sul finire degli anni Trenta sono costate la vita a “solo” ottocentomila persone; “solo”, ha tenuto a precisare Rossana Rossanda, scegliendo di non ricordare tutte le altre, a milioni, che sono morte prima e dopo le “purghe” di Josip Stalin.

Su queste morti, su queste cifre, nessuno si è mai impegnato a fare delle ricerche storiche approfondite, nessuno per lo meno si è preso la briga di renderle note, di farci dibattiti, film, sceneggiati ecc.

Non sia mai che gli Italiani si rendano conto che non è vero che c’è stato un solo Olocausto nella storia dell’umanità e durante la Seconda Guerra mondiale.

Forse il conteggio degli uccisi nel corso del Novecento, dall’avvento delle guerre ideologiche, che hanno fatto della pace “la continuazione della guerra con altri mezzi” non conviene a nessuno, non ai comunisti, non agli anticomunisti: che, da parte loro, non sono stati da meno nei massacri e nei genocidi.

Il Novecento ha visto due guerre mondiali, con un totale di morti di oltre 90 milioni, per tacere di tutti gli altri, cosicché sarebbe doveroso non imporre, tantomeno per legge e con il codice penale e le manette, una verità che non è vera, e non per una questione di numeri ma perché la gara fra gli Olocausti è penosa e offensiva anche per coloro che ne sono state vittime.

Ricordiamoci ora dell’Olocausto lituano, uno per tutti, rimasto avvolto nell’oscurità della storia per l’altrui interesse.

E un ricordo a tutte le vittime, nessuna esclusa, di un secolo di morte.

 

Opera, 16 giugno 2021

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