Saman

La morte di Saman, la diciottenne pakistana, ha scatenato un dibattito che ha visti impegnati tutti i commentatori politici nell’affermare che la giovane è rimasta vittima di un clan familiare che non le ha perdonato il rifiuto di un “matrimonio forzato”.

No, hanno detto tutti in coro, da destra e da sinistra, compresi gli esponenti delle varie comunità islamiche, l’Islam non c’entra, il Corano e la sua interpretazione nemmeno.

Si è trattato, hanno detto, della mancata integrazione di una famiglia pakistana nella democratica e civilissima Italia, una famiglia che ha ignorato i nostri valori e le nostre leggi perché composta da ignoranti e semi-analfabeti.

Con buona pace dei politici, dei commentatori, degli imam veri o fasulli, che si sono sprecati in questo periodo ad analizzare e commentare la tragica fine di Saman, l’Islam c’entra, eccome!

In Italia ci sono ormai un milione e mezzo di musulmani che, nella stragrande maggioranza, vivono nel rispetto sia delle regole coraniche  che delle leggi italiane.

Se per integrazione s’intende l’adozione dei costumi di vita occidentali, la rinuncia al velo, il mandare in giro le figlie in minigonna e in discoteca, autorizzare i figli ad ubriacarsi e così via – la stragrande maggioranza dei musulmani non si è integrata.

Si sono, viceversa, integrati migliaia di ladri, spacciatori, rapinatori, ubriaconi, drogati e stupratori, che hanno allegramente calpestato il Corano e le sue leggi.

La maggioranza degli onesti non si è integrata, ma convive con i costumi di vita occidentale, senza accettarli e farli propri.

Non si può parlare di integrazione nel loro caso, ma di civile convivenza, resa possibile dal rispetto delle leggi italiane: perché sono credenti e, in quanto tali, non rubano, non si ubriacano, non vendono droga, non si drogano e non stuprano.

È impossibile per il mondo occidentale integrare chi crede in Allah e nel suo profeta, perché sono due concezioni diverse ed opposte della vita e della fede.

In un Occidente ateo e miscredente, nel quale a credere all’esistenza di Dio è rimasto solo il Papa (forse), nel quale tutto è permesso, e si pretende ogni giorno di più che altro ancora sia permesso, in nome della libertà di fare ciò che maggiormente aggrada, i credenti islamici vivono mantenendosi a distanza da un mondo che infanga e imputridisce.

Non vanno avversati, vanno rispettati.

È falsa la rappresentazione, offerta dai politici italiani e dai loro commentatori, di migliaia di ragazze che languono, oppresse dai loro genitori, all’interno delle case, impossibilitate a seguire l’esempio delle loro coetanee italiane nel vestire, nel vivere, nell’amare.

Ci sono casi, certamente, che vanno monitorati e nei quali è necessario anche l’intervento delle forze di polizia e della magistratura, perché sono i casi in cui cultura, tradizioni, religione diverse entrano in conflitto con le nostre leggi.

Sono i casi in cui la civile convivenza viene a mancare perché, da parte degli islamici, si privilegia il rispetto delle regole coraniche valide ovunque (la fede in Dio, in questo caso Allah, non ha confini), coniugandolo con la pretesa di applicare anche le pene previste dalla legge islamica.

Perché muore Saman?

Perché la ragazzina ha abiurato di fatto l’Islam come religione, ha calpestato le regole del Corano, si è vestita all’occidentale, ha denunciato la famiglia, ha avuto rapporti con il suo ragazzo.

Ha fatto, Saman, ciò che fanno tante ragazze italiane di fede cristiana, dimenticando che lei cristiana non era.

Saman voleva integrarsi nella società occidentale, non voleva conviverci. Per questa scelta è stata uccisa, in nome dell’Islam e delle sue leggi.

Si può uccidere una figlia?

Purtroppo sì. Si è visto, perché trasmesso in televisione, il caso di un padre che ha condannato a morte la figlia, per lapidazione, nel territorio controllato dall’Isis in Irak, e solo per questa ragione propagandato e diffuso.

Ma l’Isis non c’entrava, perché i giudici che avevano condannato la ragazza per adulterio hanno addirittura implorato il padre di perdonarla per salvarle la vita. L’uomo, però, è stato irremovibile e, alzando un dito al cielo, ha detto, “sia fatta la volontà di Allah”.

La ferocia non ha confini: ma, in Italia, non ha giustificazioni, perché chi viene qui ha diritto al rispetto della sua fede e delle sue regole – ma deve rispettare, non le regole, ma le leggi.

La verità è che Saman è stata lasciata sola da quello Stato italiano che avrebbe dovuto proteggerla, abbandonata dal ragazzo che amava e che diceva di amarla: perché sarebbe stato, forse, sufficiente che lui avesse chiamato i carabinieri, dopo l’ultima disperata telefonata di lei che gli confidava di aver compreso che volevano ucciderla.

Non cancelliamo la memoria.

L’Italia è stato il Paese che ha riconosciuto il “delitto di onore”, per rispetto del retaggio della cultura araba in Sicilia e nel Meridione.

Conosciamo il problema, e non dimentichiamo quante donne, mogli e figlie, sono state uccise per “onore”.

Non è stata la prima, Saman, e non sarà purtroppo l’ultima – perché rientra nell’ordine naturale delle cose che ci siano figlie ribelli, attratte dal modo di vivere occidentale.

Tocca a noi proteggerle, e non piangerle, rivedendo i loro visi di ragazzine nelle fotografie esibite sui giornali e in televisione.

Proteggerle, non speculare su di loro ormai morte, per montare campagne anti-Islam, lamentando che i credenti non vogliono integrarsi nel nostro marcio mondo occidentale.

Convivenza, non integrazione.

 

Opera, 19 giugno 2021

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...