“Gladio”

Non è il nome della struttura segretissima di cui ho iniziato a parlare dall’estate del 1984, ma quello dell’operazione, perché non si è mai conosciuta la sua reale denominazione.

Su questa struttura, che continueremo per comodità a chiamare “Gladio”, lo Stato italiano e la Nato sono riusciti mantenere il più assoluto segreto.

Le indagini giudiziarie condotte a Roma, Padova, Venezia (in questa sede dal giudice istruttore Carlo Mastelloni, il primo e il solo che ne scoprì l’esistenza), non hanno ottenuto alcun risultato perché, come sempre, si sono concentrate sul servizio segreto militare e non sugli Stati Maggiori dell’Esercito e della Difesa.

I giudici militari di Padova, Benedetto Roberti e Sergio Dini, che più di ogni altro si erano avvicinati alla verità, individuando, ad esempio, negli ex-appartenenti ai reparti speciali delle Forze Armate i “gladiatori” chiamati, in caso di invasione sovietica, a condurre la guerriglia contro gli occupanti, sono stati fermati, lasciando che si diffondesse la menzogna di 620 sprovveduti, che, unici e soli, avevano fatto parte dell’organizzazione segreta dal 1956 in poi.

Tutti hanno finto di non comprendere l’importanza di questa struttura nella storia italiana, scegliendo di ignorare anche quanto affermato da Paolo Emilio Taviani che, fra le motivazioni dei tragici eventi del 1974, indica quella relativa al «controllo di Gladio».

“Gladio”, pertanto, rimane uno dei misteri italiani ed atlantici.

La possibilità di andare oltre la storia ufficiale ancora esiste, perché si potrà approfondire la figura del colonnello Amos Spiazzi, l’ufficiale più inquisito della Forze Armate, fortunosamente uscito assolto dalle inchieste nelle quali è stata coinvolto, compresa quella sulla strage di via Fatebenefratelli, a Milano, il 17 maggio 1973.

Amos Spiazzi ha sempre parlato tanto, anzi troppo, almeno inizialmente (quando venne invitato da un ufficiale superiore a frenarsi), per non confondere le acque, disinformare, mentire, depistare le indagini dalla struttura alla quale quasi certamente apparteneva, e non con un ruolo di secondo piano.

La traccia chiarissima viene fornita dall’incontro avuto il 1° aprile 1980 da Amos Spiazzi con Jacques Susini, uno dei massimi dirigenti dell’OAS, seguito, da quanto appare da un’annotazione nell’agenda dell’ufficiale, da un secondo incontro con alti ufficiali del Comando delle Forze Terrestri Alleate del Sud Europa (FTASE), con sede a Verona.

Jacques Susini, dopo che il generale Charles De Gaulle era stato obbligato, a seguito del “maggio francese” (1968), a concedere la grazia e l’amnistia a tutti i militari che avevano fatta parte appunto dell’Organisation de l’Armée Secrète (OAS), era rimasto nei ranghi di quella che possiamo definire la “Gladio” francese, con un ruoli di primaria importanza.

Per quanto si è saputo con certezza, ad esempio, dirigeva una rete di esfiltrazione nel sud della Francia, che consentiva agli esfiltrati di soggiornare in alberghi, mangiare in ristoranti, e così via senza lasciare traccia del loro passaggio.

Ma, per sottolineare l’importanza del personaggio all’interno delle strutture segrete francesi, è doveroso ricordare che fu il suo intervento nel 1976 a indurre la polizia francese a rimettere in libertà Sandro Saccucci, e farlo espatriare in Spagna.

Saccucci era stato arrestato al confine nord della Francia perché in possesso di un passaporto falso, recante il nome di un pluri-pregiudicato ricercato per reati gravissimi, mentre si apprestava ad entrare in Spagna accompagnato da Mario Ricci, “Avorio”.

Condotto, con le maniere sbrigative della polizia francese (un sacco di botte), al commissariato, Saccucci si presentava per quello che era, un parlamentare italiano.

Avvertito telefonicamente da Mario Ricci, Stefano Delle Chiaie prendeva da Madrid contatto con Jacques Susini, che interveniva, ottenendo la scarcerazione di Sandro Saccucci ed il suo accompagnamento alla frontiera spagnola, il tutto nel giro di poche ore, per evitare che la polizia informasse dell’arresto la magistratura.

La Francia non è il Costa Rica o l’Uganda, è uno Stato europeo: per cui la scarcerazione di Sandro Saccucci, Susini poteva averla ottenuto solo intervenendo ai più alti livelli della polizia francese.

Jacques Susini nelle strutture segrete e clandestine della Francia contava molto ed è giusto chiedersi perché un personaggio di così rilevante importanza sia venuto a Verona, il 1° aprile 1980, per incontrare un ufficiale, apparentemente di mezza tacca, come Amos Spiazzi e con lui, presumibilmente, sia andato allo FTASE per incontrare qualche alto ufficiale, non sappiamo se italiano o americano.

Appare per noi evidente che cotanto mentitore, mai congedato dalle Forze Armate con disonore, abbia ricoperto un ruolo significativo nell’attività svolta da “Gladio”, così come nei depistaggi che sono seguiti alla sua scoperta.

Sarà proprio Spiazzi, infatti, a scodellare la verità sui Nuclei di Difesa dello Stato, che non sono mai stati un’organizzazione ma solo un’operazione gestita dalla struttura segreta, permettendo al generale Paolo Inzerilli di blaterare dell’esistenza di una “Gladio Nera”, cioè fascista ed eversiva, che nulla aveva a che vedere con la “Gladio” ufficiale, democratica ed antifascista, il cui unico scopo era difendere l’Italia da una possibile invasione sovietica.

Non spiega, però, l’ex-comandante di Gladio ed ex capo di Stato Maggiore del Sismi, perché a capo di una organizzazione “eversiva” di stampo fascista ci fosse un ufficiale in servizio nell’Esercito Italiano come Amos Spiazzi.

Un’ufficiale infedele, come ora viene descritto, non si può certo definirlo: perché andrà in congedo con il grado onorifico di generale di brigata, il che vuol dire che gli Stati Maggiori dell’Esercito e della Difesa hanno riconosciuto in Amos Spiazzi un ufficiale che, nel corso della sua carriera, aveva mantenuto fede al giuramento di fedeltà fatto alla Costituzione italiana.

L’incontro fra Jacques Susini e Amos Spiazzi, quello successivo con ufficiali rimasti ignoti presso il Comando FTASE a Verona, non è un indizio – è la prova che si tratta di un appartenente ad una struttura militare clandestina delle Forze Armate italiane, che aveva ai suoi ordini il gruppo di Ordine Nuovo.

Certo, lo Stato, e con esso la magistratura, non vorrà ammettere che il più famigerato gruppo stragista italiano sia stato inserito in una struttura segretissima delle Forze Armate italiane, ma la storia dimostra il contrario.

Prova anche, la storia, che, a prescindere dall’onestà individuale di un discreto numero di magistrati, la magistratura italiana non è stata in grado – né mai lo sarà, di dare verità al Paese perché è chiamata a difendere gli interessi dello Stato, perché essa è Stato: quindi sceglierà sempre di vedere “eversione” e “sovversione”, là dove c’è stata invece la difesa spregiudicata del regime e dello Stato, portata avanti con tutti i mezzi, stragi comprese, da uomini fedeli allo Stato, alle sue istituzioni, alla Nato e agli Stati Uniti.

Prova anche, la storia, che i vertici delle Forze Armate italiane, dall’8 settembre 1943 in avanti, il giuramento di fedeltà lo hanno fatto agli Stati Uniti e non all’Italia, restando intoccati ed intoccabili almeno fino ad oggi.

Domani chissà.

 

Opera, 5 luglio 2021

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...