La Mala Destra

Ancora oggi la destra italiana ostenta di essere il baluardo delle, legalità, sempre a fianco della forze di polizia e della magistratura, ma la storia del passato e del presente ci dice qualcosa di molto diverso.

Diciamo subito che la simpatia della criminalità organizzata e comune con il Movimento Sociale Italiano e i gruppi della destra extra-parlamentare non ha motivazioni ideologiche.

La mafia palermitana avversava il fascismo e i fascisti memore di quanto fatto contro di essa dal prefetto Cesare Mori, inviato a Palermo personalmente da Benito Mussolini per sradicarla.

La n’drangheta si era spinta oltre: dopa le mancate promesse fatte dagli esponenti fascisti nel 1922, aveva imposto come regola il divieto agli affiliati di iscriversi al Partito Nazionale Fascista, pena la morte.

La mafia aveva collaborato entusiasticamente, negli Stati Uniti e in Sicilia, con gli Alleati che si erano rivolti ai loro esponenti per il controllo del territorio conquistato, quindi una posizione ben lontana, da quelle dei fascisti.

È l’esigenza di combattere il comunismo che avvicina due mondi incompatibili per regioni ideologiche e storiche, determinando il sorgere di una “ammucchiata”, favorita dalle scelte della Democrazia Cristiana e dei suoi alleati laici, di fare della criminalità organizzata un argine contro il comunismo.

Il rapporto fra criminalità organizzata ed estrema destra si spiega con il fatto che quest’ultima non è stata mai, giustamente, considerata una forza di opposizione al sistema, al regime, allo Stato.

Mafia, camorra, n’drangheta hanno sempre saputo che i loro interlocutori, spacciati dalla stampe come neofascisti, erano, in realtà, ben inseriti nei gangli vitali dello Stato democratico ed antifascista, erano cioè una forza dello Stato.

L’idea che le criminalità organizzata potesse allearsi e favorire forze nemiche dello Stato e del regime è peregrina, perché le sue organizzazioni ed i loro esponenti vivevano e pree,eere,ano con la complicità ed il sostegno dello Stato, contro il quale, ovviamente, mai si sarebbero opposti, mai sarebbero contro i loro interessi perché si parla di un mondo in cui l’unico ideale, se così vogliano chiamarlo, è il denaro.

Una prova l’ho avuta nel 1990, nel carcere di Parma, dove parlando con Tommaso Cosentino, n’dranghetista di San Giorgio Morgeto, in Aspromonte, si é fatto il nome di Stefano Delle Chiaie.

Cosentino lo aveva conosciuto per aver partecipato a riunioni preparatorie per gli eventi del 1969-1970 insieme a lui. Quindi si è illuminato e mi ha avanzato subito una richiesta: potevo interessare Delle Chiaie per sbloccare una sua pratica ferma da tempo al Ministero del Tesoro, previa ricompensa?

In altre parole, Tommaso Cosentino si ricordava di un Stefano Delle Chiaie ben introdotto negli ambienti ministeriali e nella politica del regime, non di un rivoluzionario anti-sistema che avrebbe voluto distruggere la democrazia e lo Stato.

Un convincimento che nulla aveva modificato – tanto, appunto, da fargli ritenere che Delle Chiaie poteva fargli sbloccare un pratica al ministero del Tesoro nel 1990.

Era missino Pino Mandalari, esponente della mafia palermitana; era a disposizione di amici mafiosi “Lillo” Concutelli, che si vanterà di aver ucciso un uomo, sparandogli a lupara da dietro una siepe, per fargli un favore: solo per fare due nomi sui tanti che si potrebbero fare.

È normale che negli anni caldi della proclamazione dello stato di emergenza e dei tentati “colpi di Stato”, n’drangheta ed estrema destra fossero alleati.

I moti, di Reggio Calabria, nell’estate del 1970, non avevano come unico fine la protesta per la mancata scelta della città come capoluogo, ma erano finalizzati al tentativo di golpe, guidata da Junio Valerio Borghese, fissato per la data del 15 agosto 1970.

Protesta organizzata e diretta dalla n’drangheta, la sola che aveva la forza di mobilitare la piazza, con il coinvolgimento iniziale di Avanguardia Nazionale, rappresentata sul posto da Felice Zerbi, “malandrino di città”, non affiliato per scelta, in modo da favorire tutti senza compromettersi con nessuno e senza restare coinvolto nelle periodiche guerre fra cosche.

Contro i disordini di piazza a Reggio Calabria si erano inizialmente schierati Il Borghese di Mario Tedeschi e Il Secolo d’Italia, organo di stampa del Movimento Sociale Italiano, che, dopo due settimane, modificarono radicalmente la loro posizione perché informati delle loro finalità.

Un’inversione di marcia che spiega bene anche la ragione recondita della strage di Gioia Tauro che, con la protesta per “Reggio capoluogo” nulla aveva a che vedere, con il “golpe” del 15 agosto 1970 sì.

Oggi che mediaticamente la criminalità organizzata è stata trasformata nell’anti-Stato, si spiega il rapporto con l’estrema destra in un’ottica di attacco al regime, ma non si riesce però a cancellare la verità su di un intreccio fra mafie ed estrema destra che erano, entrambi, espressioni dello Stato e del regime.

Del resto, come mi disse con aria soddisfatta Stefano delle Chiaie, Amintore Fanfani aveva espresso parere contrario allo scioglimento di Avanguardia Nazionale: non la considerava, l’esponente democristiano, una organizzazione eversiva. E aveva ragione.

Un parere, il suo, condiviso dagli esponenti della varie mafie, non solo su Avanguardia Nazionale ma anche sul conto di tutte le forze di estrema destra, parlamentari ed extraparlamentari.

Ricordiamo la contiguità del camorrista Giuseppe Misso con il Movimento Sociale Italiano, per il quale ha dichiarato di avere persino ucciso.

Sono state insieme, criminalità organizzata ed estrema destra, una componente fondamentale del regime democratico ed antifascista: se successivamente sono state emarginate, è perché il loro tempo era finito.

Le mafie oggi sono multinazionali finanziarie, essendosi adeguate ai tempi; l’estrema destra sopravvive in Fratelli d’Italia che, come sempre, è al fianco di chi lotta per la legalità: a ciarle però, visto che è sempre, in realtà, al fianco di un pregiudicato dello spessore di Silvio Berlusconi e che, periodicamente, suoi esponenti periferici finiscono in galera proprio per collusioni con mafiosi.

Fare i conti con il passato significava togliere agli eredi dell’estrema destra italiana l’alibi parolaio della difesa dell’ordine, della legalità, delle vicinanza con le forze di polizia e della magistratura, perché ben altro hanno fatto, e peggio ancora possono fare, se gli amici degli amici possono fornire loro soldi e voti.

Vogliamo riportare onestà in questo Paese?

Cominciamo ad emarginare costoro – rendendo noto, per iniziare, il loro passato di disonore e di tradimenti.

 

Opera, 6 luglio 2021

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